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Emergenze inventate

Il kit di sopravvivenza, figlio della narrazione delle élite Ue

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Il "kit di sopravvivenza" presentato dalla commissaria Lahbib è l'ultimo tentativo della narrazione a senso unico delle élite dell'Ue, che almeno dal 2008 costruiscono "realtà" artificiali di emergenza, censurando con i media ogni discussione sui fatti.

Attualità 01_04_2025
Hadja Lahbib (Ap via LaPresse)

La presentazione del "kit di sopravvivenza" da parte dalla Commissione europea e il video con cui esso è stato promosso dalla commissaria "all'uguaglianza e alla gestione delle crisi" (un titolo che è già tutto un programma) Hadja Lahbib sono stati negli ultimi giorni molto discussi, spesso con ironia. Ma forse troppo poca attenzione è stata dedicata al significato profondo di quella iniziativa per la politica europea e al ruolo che l'Unione e la Commissione sempre più esercitano, soprattutto se messi in relazione con altre recenti prese di posizione di leader continentali come Emmanuel Macron e Keir Starmer.

Il "kit" – presentato dalla Lahbib con stile da influencer e con toni tra il serio e lo scherzoso, generando un effetto grottesco – rappresenta l'aspetto più "pittoresco" di un programma della Commissione intitolato Preparedness Union Strategy (Strategia dell'Unione per la preparazione) strettamento connesso al piano Readiness 2030 presentato dalla presidente Ursula von der Leyen, rinominando il più esplicito Rearm Europe. Si tratta cioè di due momenti di un unico progetto: la asserita, necessaria preparazione per una possibile guerra sul territorio del continente contro un nemico ben preciso, la Russia, di cui viene a gran voce additata una presunta, certa volontà di aggressione nei confronti degli Stati europei schierati con la Nato e a sostegno dell'Ucraina.

Stiamo assistendo, insomma, al tentativo di imposizione di una narrazione a senso unico proveniente dall'alto delle élite dell'Ue, che costruisce una realtà di "emergenza" assoluta, data per assiomaticamente certa, a partire dalla quale tutte le "azioni" (termine centrale nella narrazione dogmatica: non si può discutere di quale sia la realtà effettiva, ma bisogna soltanto eseguire gli ordini) di governi, società civile e individui devono essere ridisegnate per rispondere nel modo più adeguato.

Tale narrazione non si è imposta da un giorno all'altro: essa è stata inaugurata a partire dal 2022, quando della guerra russo-ucraina è stata data dall'amministrazione Biden, dal G7 e dall'Ue una rappresentazione a senso unico come guerra di Putin all'intero Occidente. Ma la drammatizzazione del coinvolgimento degli Stati dell'Ue è stata ora accentuata decisamente dalla Commissione, con una sequenza paradossale, proprio a partire dal momento in cui per la prima volta, grazie all'iniziativa della nuova amministrazione Trump, si è cominciata a intravedere la possibilità di una soluzione pacifica del conflitto. Da allora – per preconcetta avversione a Trump o per specifici interessi strategici di taluni Paesi – per la propaganda Ue, e in parte per quella del governo britannico di Keir Starmer, la prospettiva di un'aggressione russa, di un suo presunto disegno di conquista imperiale dell'Europa, è stata presentata come un'ipotesi non solo realistica ma addirittura incombente, tanto da giustificare un'immediata campagna di "preparazione" a tutti i livelli.

Così, gli attuali vertici di un organo eminentemente intergovernativo come la Commissione si sono arrogati la facoltà, anzi l'urgente dovere, di varare una conversione drammatica delle risorse degli Stati membri verso le spese militari, e di comunicare ai loro cittadini che uno scenario di guerra sul loro territorio potrebbe essere vicino e realistico. Senza minimamente prevedere di prendere in considerazione l'opinione dei popoli e delle loro istituzioni rappresentative attraverso le quali si esercita in democrazia la sovranità popolare. In ciò quell'organo continua coerentemente, in effetti, una strategia ricorrente di narrazioni emergenzialistiche volte ad imporre, con la logica del fatto compiuto, un processo di accentramento nelle proprie mani del potere, senza contrappesi e oltre ogni procedura prevista dai trattati istitutivi delle istituzioni comunitarie, incluso quello di Maastricht. Una strategia cominciata con le politiche adottate per fronteggiare la grande recessione post-2008; proseguita con il catastrofismo climatico e la presunta, indiscutibile necessità di piani come il Green Deal; perfezionata con il catastrofismo pandemico, le misure restrittive e la campagna di massa per i vaccini; ora completata, appunto, con la mobilitazione bellicista.

L'aspetto più importante in tutti questi processi è che, una volta costruita la narrazione dominante, quelle classi dirigenti si propongono, attraverso il controllo mediatico e la censura più o meno esplicita, di bandire ogni discussione sulla realtà dei fatti. Al centro del dibattito devono rimanere, per loro, soltanto le modalità (le "azioni", appunto) attraverso le quali affrontare l'"emergenza" dichiarata apoditticamente reale e preponderante al momento (magari riponendo, con discrezione, in secondo piano quelle in precedenza sbandierate con la stessa urgenza). Modalità che, naturalmente, richiedono ai loro occhi innanzitutto la compattazione di potere in un'unica sede, autoinvestitasi surrettiziamente dell'autorità non soltanto di rappresentare le esigenze di tutti i cittadini dell'Ue, ma addirittura di assicurare la loro sopravvivenza e le loro indispensabili necessità vitali.

In questo senso, proprio il "kit", con tutto il suo effetto apparentemente comico, rappresenta a suo modo esemplarmente quella pretesa salvifica. "La Commissione si preoccupa di te, proprio di te", sembra dire quell'oggetto con la sua nuda presenza. "Vuole salvare la tua vita in una emergenza imminente che tu non vedi ancora, ma noi prevediamo saggiamente". E per questo ti indica l'equipaggiamento necessario, in modo da "rassicurarti", come una madre amorevole.

Quando l'assolutizzazione dogmatica e psicologica della cornice narrativa è stata realizzata, se essa non è stata posta in questione precedentemente alla radice e nelle sedi proprie, diviene sostanzialmente vano porre in rilievo la pur evidente distanza abissale tra i capisaldi della narrazione stessa e la realtà verificabile dei fatti. Ricordare, nella fattispecie, che, per quanto condannabile sia l'aggressione russa all'Ucraina, nessuna minaccia di aggressione a Stati Ue è mai venuta da Mosca; che, se mai per qualche motivo la Russia decidesse malauguratamente di attaccare tali Stati, nessun riarmo continentale né "kit di sopravvivenza" potrebbe efficacemente contrastarla, ma soltanto la deterrenza nucleare della Nato assicurata dagli Stati Uniti; che nulla lascia prevedere che quest'ultima, al di là delle richieste di Trump di una maggiore partecipazione degli alleati alle spese militari, venga meno in futuro.

Tali ragionevoli obiezioni devono essere fatte prima che la narrazione venga monisticamente imposta. È l'auto-imposizione della Commissione, e di talune leadership personali, come incarnazione tout court di una sovranità monistica continentale, di un potere "benevolo", "paterno" e "materno", ormai non più controllabile, limitabile, discutibile, che va rifiutata in quanto tale. In nome dei trattati vigenti, degli equilibri istituzionali, e della democrazia pluralista.



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