• EDITORIALE

Il "grillismo" pericolo per la democrazia

Populismo, autoritarismo, statalismo e laicismo: sono i quattro ingredienti che riassumono la proposta politica del Movimento 5 Stelle, un concentrato distruttivo delle dinamiche democratiche e delle tradizioni culturali del Paese.

Beppe Grillo

Lo stallo politico che si è creato all’indomani delle elezioni politiche di fine febbraio sta facendo passare in secondo piano i contenuti delle culture che si agitano all’interno delle singole forze in campo. I media si accalorano solo sullo scontro per l’elezione del Presidente della Repubblica e per la formazione del governo, senza addentrarsi nei temi che i singoli partiti intendono portare avanti nella loro azione all’interno delle istituzioni. Se per Pd e Pdl le priorità sono i famosi otto punti, che in alcuni casi sono anche sovrapponibili, il che spingerebbe verso la creazione di un’ampia coalizione che dia vita a un esecutivo, per i grillini il discorso è decisamente più complesso.

Nel grillismo è possibile scorgere i germi di una serie di “ismi”, distruttivi delle dinamiche democratiche e delle tradizioni culturali del Paese. Chi ha votato per il Movimento 5 Stelle probabilmente ignora i risvolti socio-politici-culturali di tale scelta. Nei giorni scorsi su questo sito era già stato pubblicato un articolo assai eloquente sui trascorsi di Casaleggio e i suoi legami con ambienti filo-americani globalisti, mondialisti e miranti alla distruzione delle sovranità nazionali e delle tradizioni storico-culturali dei singoli Stati.

In Italia, le prese di posizione di quel movimento strizzano l’occhio a tale disegno, condensando elementi perniciosi di populismo, autoritarismo, statalismo e laicismo. Il populismo è insito in alcune battaglie anti-casta che nella loro essenza appaiono condivisibili ma che risultano portate avanti con un furore iconoclasta tipico di chi sbraita stando fuori, salvo poi scoprire, una volta entrato nelle “stanze dei bottoni”, che alcuni meccanismi di compromissione (non morale, ma prettamente organizzativa) sono praticamente imprescindibili. La discussione interna al movimento per quanto riguarda la riduzione degli stipendi dei parlamentari la dice lunga su quanto risulti difficile, ai grillini, calarsi nel clima dei palazzi romani senza farsi contaminare da logiche partitocratiche. Solo stando a Roma 5 giorni alla settimana, ci si può rendere conto che le spese di vitto e alloggio per vivere intensamente la vita parlamentare sono assai elevate e un reddito inferiore ai 5.000 euro mensili può risultare insufficiente.

Populismo si evidenzia anche rispetto al tema della trasparenza. Quando i capigruppo grillini hanno incontrato il presidente del consiglio incaricato Bersani, nell’ambito delle consultazioni per la formazione del governo, hanno preteso di mandare in onda l’incontro in streaming. Viceversa, le riunioni dei parlamentari grillini sono state organizzate in luoghi assolutamente vietati alla stampa e senza la possibilità che i giornalisti potessero informare l’opinione pubblica sull’andamento e sull’esito dei lavori. E allora che senso ha tuonare contro l’Ordine dei giornalisti e contro un mondo dell’informazione certamente condizionato da logiche extraeditoriali, come giustamente denuncia Grillo, se poi ci si comporta delegittimando il ruolo che un’informazione pubblica dovrebbe e a volte cerca limpidamente di esercitare raccontando i fatti?

L’autoritarismo grillino si traduce in imposizioni bulgare ai dissidenti e nella pretesa di imporre dall’alto diktat sulle scelte dei singoli parlamentari, contravvenendo all’art.67 della Costituzione italiana (divieto di mandato imperativo).

Il movimento dei grillini asseconda indubbiamente pulsioni stataliste. La proposta del salario minimo garantito per tutti, che evoca la categoria della pianificazione socio-economica di matrice sovietica, è la riprova di quanto scarsa sia, all’interno del Movimento 5 Stelle, la percezione del valore della sussidiarietà e della cooperazione pubblico-privato per la realizzazione di un’economia sociale di mercato.

Infine il laicismo, che emerge dai primi atti ufficiali dell’attività parlamentare dei grillini. La presentazione di tre proposte di legge in materia di diritti civili (unioni omosessuali, omofobia e trans fobia), con la richiesta di riconoscimento del matrimonio “egualitario” (tra persone dello stesso sesso) e dei figli di un “coniuge”, «anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata», la dice lunga sulla visione distorta delle identità di genere e della famiglia naturale descritta nella Costituzione.

Per queste ragioni il fenomeno del grillismo andrà nei prossimi mesi monitorato e analizzato anche nei suoi tratti caratteristici sul piano antropologico e socio-culturale, al di là delle scelte politiche che, insieme o individualmente, i rappresentanti di quel movimento compieranno.

Che il Movimento 5 Stelle catalizzi un’ampia fetta di voto di protesta anti-sistema è certo. Ed per questo che tale forza politica ha comunque un ruolo legittimamente democratico. Quarant’anni fa le proteste anti-sistema si traducevano in movimenti para-eversivi o di matrice terroristica, oggi il dissenso rimane all’interno delle istituzioni. Lo sforzo, però, dovrebbe essere quello di convertirlo in qualcosa di costruttivo per il bene del Paese. Finora i grillini hanno forse agito da pungolo sulle altre forze politiche per costringerle a rinnovarsi e ad entrare maggiormente in sintonia con i bisogni del Paese, ma i metodi e i contenuti del grillismo restano equivoci e potenzialmente pericolosi.

* Docente di Diritto dell'Informazione
   Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano