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Il gioco del Colle: Renzi punta sulla carta Prodi

Lo scenario che potrebbe profilarsi sul dopo Napolitano è più o meno il seguente. Renzi in prima battuta avanza una candidatura gradita anche a Forza Italia, ma l'ala antirenziana la boccia. Dalla quarta votazione, quando bastano 505 voti per eleggere il nuovo inquilino del Quirinale, la "carta Prodi" potrebbe far uscire allo scoperto un disegno di cui si vocifera tanto in queste ore.

Romano Prodi

Chi entra Papa in conclave ne esce cardinale. Parafrasando questo detto, coniato a proposito delle successioni tra Pontefici, potremmo dire che chi viene incoronato Presidente della Repubblica sui giornali e nei rumors di Palazzo finisce per essere impallinato. Ci sono tanti precedenti illustri che hanno riguardato personaggi di spicco della storia repubblicana, da Giulio Andreotti ad Amintore Fanfani, tanto per fare due nomi. È accaduto anche venti mesi fa a Franco Marini e a Romano Prodi e potrebbe ripetersi anche a gennaio, quando il Parlamento dovrà riunirsi in seduta comune (con l'aggiunta dei delegati regionali) per eleggere il successore di Giorgio Napolitano.

Il "novennato" di quest'ultimo è agli sgoccioli, come annunciato dal diretto interessato, e quindi, al di là del galateo istituzionale che impone riservatezza e rispetto fino all'ultimo giorno di permanenza al Colle di "re Giorgio", le manovre per la sua successione sono in corso già da settimane e si intrecciano con il calendario delle riforme. Il premier, si sa, vuole mettere in cassaforte l'Italicum prima che si voti per il nuovo Presidente. Non vuole farsi ricattare da Berlusconi sull'elezione del Capo dello Stato e vuole usare la minaccia delle urne anche nei confronti dei riottosi del suo partito. Ce la farà? In occasione delle votazioni notturne al Senato sulla legge di Stabilità, il governo è apparso spaesato e non sempre compatto, tanto che su alcuni passaggi solo il rientro in aula di 18 senatori forzisti ha garantito il numero legale. 

Renzi non può dunque dormire sonni tranquilli e dovrà guardare a vista i parlamentari dem, pronti a vendicarsi con lui boicottando il suo candidato al Quirinale. Ecco perché il nome che il premier proporrà per il dopo-Napolitano dovrà anzitutto ricompattare il Pd e restituire al premier una piena sintonia con i suoi gruppi parlamentari. Lo scenario che potrebbe dunque profilarsi è più o meno il seguente. Renzi in prima battuta avanza una candidatura gradita anche a Forza Italia (Padoan o Franceschini o Severino o Pinotti), ma l'ala antirenziana boccia questa scelta nel segreto dell'urna. Peraltro nelle prime tre votazioni occorre una maggioranza dei due terzi, difficilissima da raggiungere in un quadro politico così frammentato come quello attuale. Dalla quarta votazione in poi, quando bastano 505 voti per eleggere il nuovo inquilino del Quirinale, la "carta Prodi" potrebbe far uscire allo scoperto un disegno di cui si vocifera tanto in queste ore, in Parlamento e nei salotti: estromettere Berlusconi dai giochi, saldare un'alleanza tra l'attuale maggioranza di governo (alfaniani compresi) e i fittiani (circa una quarantina, ma potrebbero aumentare), con la complicità di frange grilline da sempre favorevoli all'elezione di Romano Prodi. 

Si spiegherebbe in questa chiave la pressione esercitata nei giorni scorsi dal "mediatore" Denis Verdini su Raffaele Fitto affinché garantisca lealtà alle scelte che Forza Italia compirà nelle prossime settimane. Berlusconi teme, infatti, un asse Renzi-Alfano-Fitto per spianare la strada a Prodi e disintegrare definitivamente il centrodestra, con l'appiattimento dell'ex Cavaliere sulle posizioni antieuropeiste di Salvini. Prodi gode di un forte prestigio in Europa,essendo stato uno dei "padri" dell'euro e potrebbe dunque risultare assai gradito ai mercati, sempre più nervosi negli ultimi giorni, anche perché preoccupati per le incognite del dopo-Napolitano.Con l'eventuale ascesa di Prodi al Colle si aprirebbe una nuova fase politica, tramonterebbe il "Patto del Nazareno" e la sinistra potrebbe ritrovare compattezza. 

Unica incognita per Renzi la statura internazionale di Prodi, che potrebbe metterlo nell'ombra e far emergere alcune sue leggerezze in materia di politica economica ed estera. Il "professore" sa che su di lui potrebbero convergere anche parlamentari di opposizione e, almeno per ora, ostenta distacco e disinteresse. Ma se la situazione dovesse incartarsi, il suo nome potrebbe essere quello più spendibile per uscire dalla palude. Con buona pace di Pierferdinando Casini, che negli ultimi mesi si è molto avvicinato a Renzi, ha ricucito con Berlusconi e ha preso le distanze dal suo partito proprio per presentarsi come "super partes" e quindi con le carte in regola per la corsa al Quirinale. Anche lui,come Romano Prodi,fa gli scongiuri.