• L'INDAGINE

Il fallimento della fecondazione in vitro

Oltre che moralmente devastante il congelamento di ovuli in vista della fecondazione artificiale di fatto è un vero fallimento. A dirlo sono gli stessi leader del business delle cliniche di fecondazione della Gran Bretagna, suggerendo che tutto ciò che si oppone alla natura è dannoso per l'uomo anche dal punto di vista biologico. "Oltre i 40 anni è dare alle donne una falsa speranza".

Oltre che moralmente devastante anche se le probabilità di successo fossero del 100 per cento, il congelamento di ovuli in vista della fecondazione artificiale di fatto è un vero fallimento. A dirlo sono gli stessi leader del business delle cliniche di fecondazione della Gran Bretagna, suggerendo implicitamente che tutto ciò che si oppone alla natura oltre ad essere eticamente dannoso per tutto il genere umano lo è anche dal punto di vista biologico. Ricordando quindi che le due cose vanno di pari passo.

Gillian Lockwood, medico e direttore della Midland Fertility Services, ha dichiarato al Daily Mail: “Sono deluso dai miei colleghi che congelano ovuli striminziti delle donne quarantenni, dando loro un totale e falso senso di sicurezza sul fatto che avranno una realistica possibilità di avere il loro proprio bambino”. “Their own baby” , ha detto il medico pur condannando i suoi colleghi, dove “own” indica una proprietà e un possesso, come ormai la fecondazione ci ha abituato a pensare ai figli. In ogni caso, ha proseguito Lockwood, resta un dato incontrastato, che “il tasso di successo per il congelamento di ovuli femminili sopra i 40 è del 5 per cento. 

Anche Adam Balen, direttore della British Fertility Society, ha dichiarato che tutto ciò “significa offrire alle donne che hanno superato la quarantina una falsa speranza”. Ma il problema non è solo delle over 40, dato che dal 2001 su 3.700 donne inglesi ricorse al congelamento per la fecondazione solo 60 hanno partorito (circa il 1,6 per cento). Non a caso uno dei pionieri della Fiv, Lord Winston, l’anno scorso aveva parlato di una procedura gravemente sovrastimata. Sarà che di fronte ai profitti i colleghi di Lockwood non riescono a resistere, visto che se le ultime stime di Technavio dicono che il mercato mondiale della fecondazione in vitro cresce a un tasso annuo del 9 per cento (con una stima di 21 miliardi di dollari nel 2020) anche la pratica dell’ “egg freezing” potrebbe diventare miliardaria. 

Infatti, per conoscere i costi di un ciclo basta guardare alla storia straziante (ovviamente presentata come un simbolo di altruismo) raccontata dalla madre di Jenny Hewett lo scorso dicembre sul portale australiano news.com.au. Hewett, 33enne single, ha congelato i suoi ovuli incoraggiata e finanziata dalla donna che ha speso, per due soli ovociti ottenuti e dopo un procedimento lungo e doloroso, 30 mila dollari. “Inizialmente – spiega la madre – ci aspettavamo di ottenere un gruppo di ovuli che sarebbero stati congelati (…) ma più il tempo passava più si faceva chiaro che non sarebbe stato così”. Poi la madre descrive il passaggio della figlia dall’essere “sana, luminosa e positiva a riuscire difficilmente a scendere dal divano (…) c’erano diversi sentimenti uniti, mal di testa e sconforto (…) e alla fine dolore. Ma pensavo tu dovessi essere un genitore e ci ho provato e ti sono stata vicina”. Infine la donna ha chiarito il trauma del congelamento: “Non è un procedimento a cui ti sottoponi così “oh, adesso va tutto bene”, no è qualcosa che rimarrà dentro di te per sempre”.

Eppure il sogno di avere tutto, anche un figlio senza marito, facendo carriera prima e poi pensando di fabbricarsi l’oggetto mancante, è alimentato dalla chimera tecnologica che riesce a illudere grazie al suo potere calmante. Infatti, conclude la donna, “le probabilità di avere un figlio con gli ovuli congelati non sono così alte, ma la tecnologia sta evolvendo di continuo. E sapere che gli ovuli sono lì significa che tu puoi procedere con la tua vita e non avere continuamente questa paura nella tua testa che il tempo sta passando e le tue opportunità scomparendo”.

Dunque il problema non è solo degli esperti e del mercato della provetta, ma di tutti quelli che preferiscono indebitarsi e subire umiliazioni fisiche e mentali pur di autoconvincersi, nonostante la constatazione evidente che la tecnologia non possa tutto, di essere padroni della natura e soprattutto delle proprie vite. Per poi voltarsi indietro e scoprire che non era vero, che un pizzico di timore per il tempo che passa poteva essere un monito amico, ma che ormai è troppo tardi. E che un figlio, per quanto strumentalmente lo si fosse concepito, in fondo non era un oggetto che si sarebbe potuto compare come e quando lo si fosse voluto.