• LA RICERCA

Il divorzio genera mostri

Uno studio appena pubblicato smentisce il detto per cui "meglio divorziare che far soffrire i figli".

Divorzio

E’ l’obiezione più trita e comune che ci si sente ripetere in tema di divorzio: “Meglio divorziare che far soffrire i figli”. Purtroppo la realtà dei fatti documentata da abbondante letteratura scientifica ci dimostra l’opposto.


Partiamo da un recente studio del gennaio 2012 redatto dal Marriage and Religion Research Institute e condotto dai ricercatori Patrick F. Fagan e Aaron Churchill dal titolo The Effects of Divorce on Children (Le conseguenze del divorzio sui figli) che ha avuto il merito di raccogliere i risultati di moltissime indagini su questo argomento.

Negli Usa 1 milione di bambini all’anno subiscono il divorzio dei propri genitori. Quali effetti negativi questi bambini subiscono sul piano psicologico, sociale, affettivo ed economico? Ecco le risposte. Nel 40% dei casi la relazione affettiva tra la madre e i figli si è notevolmente deteriorata. Questo si riflette anche sul piano dell’aiuto finanziario ed emotivo per i figli i quali si sentiranno in genere più insicuri. Meno giochi e più sberle poi per i figli di genitori divorziati.

Il 90% dei figli vive con la madre divorziata: quasi la metà dei bambini intervistati ha dichiarato che non ha visto il padre nell’ultimo anno.

In merito alla religione i ricercatori sostengono: “Dopo il divorzio [i bambini] sono più propensi a smettere di praticare la loro fede”.


Sul versante dell’apprendimento le cose non vanno meglio. Ad esempio all’età di 13 anni i figli dei divorziati sono indietro nella capacità di leggere di circa mezzo anno rispetto ai figli di genitori sposati. I primi poi rispetto a questi ultimi corrono un più elevato rischio (26%) di abbandonare la scuola (questo anche nel caso di seconde nozze). Infine solo il 33% dei figli di genitori divorziati arriva alla laurea, contro il 40% dei figli di famiglie stabili.

Sul piano psicologico i danni forse sono ancor maggiori: il divorzio dei genitori è il terzo evento più stressante in un elenco di 125 eventi drammatici. Solo la morte di un genitore o di un parente stretto è vissuto in modo più tragico dal bambino. E il trauma persiste per tutta l’età adulta, almeno per tre decenni.


Le seconde nozze poi sono per i figli una soluzione peggiore del male: ad esempio uno studio brasiliano ha dimostrato che i bambini che hanno un nuovo papà hanno 2,7 volte più probabilità di essere vittime di abusi rispetto alle famiglie di coppie non divorziate.


La conclusione dei ricercatori è la seguente: “Il divorzio genera effetti che indeboliscono i bambini e tutte le cinque principali istituzioni della società, cioè la famiglia, la chiesa, la scuola, il mercato, e il governo stesso”.

I risultati di questa ricerca trovano poi conferma in altri studi sempre condotti con metodo scientifico (oltre ai testi che citeremo rimandiamo anche ad alcuni articoli di Giacomo Samek Lodovici apparsi sui nn. 63 e 108 de il Timone e al contributo Matrimonio & Divorzio in T. Scandroglio (ed.), Questioni di vita & di morte, Ares, 2009).


La ricercatrice Rebecca O’Neill ci illustra i risultati di un’indagine condotta sul suolo inglese (Experiments in Living: The Fatherless Family, in «Civitas», September 2002) che anche in questo caso mostrano come il divorzio generi disagi di varia natura a danno dei bambini. Innanzitutto i figli di genitori separati sono più poveri. Le famiglie monogenitoriali nel 75% dei casi hanno un reddito molto basso, contro il 40% delle famiglie con due genitori. Questi bambini rispetto a quelli di genitori sposati avranno una possibilità tre volte superiore di andare male a scuola (cattivi voti, bocciature, abbandoni scolastici, minore probabilità di laurearsi), di soffrire di malattie psicosomatiche e di depressione, di assumere condotte antisociali e di avere problemi nei rapporti di amicizia.


Ad analoga conclusione è arrivata anche la ricercatrice Jane Mauldon: i bambini tra i 5 e i 15 anni con un solo genitore nel 16% dei casi soffrono di disturbi psichici. La media tra i bambini di genitori sposati è invece dell’8%, cioè la metà (J. Mauldon, The effects of marital disruption on children’s health, in “Demography”, 27 (1990)).

Tre casi di suicidio di adolescenti su quattro interessano ragazzi con un solo genitore (Ricerca di Bethke Elshtain del 1993 citata in L. Pesenti, Appello laico per la famiglia, «Il Domenicale», 6 marzo 2004).

Le bambine con un solo genitore hanno la probabilità di subire abusi pari al 3,7% dei casi, contro lo 0,2% di coloro che vivono con entrambi i genitori. Quindi una probabilità 18,5 volte superiore rispetto alle bambine con famiglie stabili (J. Bartholomew, The welfare state we're in, Politico's, London).


Diventando adulti il 50% soffrirà di depressione e sul posto di lavoro non saranno così bravi e competenti come i figli di genitori non divorziati (J. Wallerstein – S. Blakeslee, Second chances: Men, women & children a decade after divorce, who wins, who loses and why, Ticnor & Fields).

Riportiamo altre ricerche sullo stesso tema, ma purtroppo la musica non cambia: secondo i ricercatori Fagan, Johnson e Butcher (A Portrait of Family adn Religion in America, The Heritage Foundation, 2006) negli USA il 28,8% dei ragazzi che vivono con entrambi i genitori sono stati coinvolti almeno in una rissa in vita loro, contro il 39,5% dei figli di genitori divorziati. Il 19% dei figli di divorziati ha commesso un furto del valore di 50 dollari o più (13% per i figli di non divorziati) e il 37% è stato sospeso a scuola (20,3% per i figli di sposati). Nei quartieri con alto tasso di criminalità il 90% dei bambini con genitori divorziati prima o poi diventerà un delinquente contro il 10% di figli di genitori non divorziati (Fagan, The Real Root Causes of Violent Crime: The Breakdown of Marriage, Family, and Community, The Heritage Foundation Backgrounder, 1995).

Il tasso di alcolismo dei figli di genitori divorziati è del 40% superiore rispetto ai figli di famiglie stabili e hanno un rischio doppio di assumere sostanze psicotrope (H. Sweeting – P. West – M. Richards, Teenage Family life, lifestyles and life chances, «International Journal of Law, Policy and the Family», 12 (1998)).


Solo dove la convivenza è diventata intollerabile – casi che oggettivamente sono rari – è  bene cessare l’obbligo della coabitazione sotto lo stesso tetto – così come permette anche il Codice di Diritto Canonico – altrimenti è meglio per i figli vivere in un ambiente con qualche tensione emotiva piuttosto che vedere papà e mamma che non vivono più assieme (M. Cockett – J. Tripp, The Exeter Family Study. Family Breakdown and its Impact on Children, University of Exeter Press, 1994).

La conclusione è d’obbligo: contra facta non valet argumentum.

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