• Grammatica gender e Accademia della Crusca/3

Il dirigismo linguistico

Imporre dall'alto, come sta facendo la Pubblica amministrazione, una nuova grammatica gender per rispettare il politicamente corretto provoca spesso degli effetti effimeri, solo transitori. Questo accade perché l’adozione di certi termini o di certe soluzioni linguistiche si impone per l’uso generale spontaneo, non per decisioni prese a tavolino.

L’Accademia della Crusca sul punto così si esprime: «ogni lingua, a meno che non si tratti di un sistema “costruito a tavolino” come sono le lingue artificiali (un esempio ne è l’esperanto), è un organismo naturale, che evolve in base all’uso della comunità dei parlanti». Ciò detto, però, «la storia ci ha offerto non di rado, anche di recente (in altri Paesi), esempi di riforme ortografiche dovute a interventi dell’autorità pubblica. Ogni tanto, specie nei regimi totalitari, la politica è intervenuta anche ad altri livelli della lingua, ma quasi mai è andata a violare il sistema. E poi il “dirigismo linguistico” (di cui, secondo alcuni, anche il “politicamente corretto” raccomandato alla pubblica amministrazione costituirebbe una manifestazione) assai di rado ha avuto effetti duraturi».

Quanto esplicitato dall’Accademia però merita un’aggiunta: vero è che le imposizioni linguistiche venute dall’alto hanno vita breve, ma la loro vita si allunga se queste imposizioni vengono confortate da un ampio consenso, ossia se tali innovazioni sono volute e quindi accolte da un base culturale preesistente. Caso evidente la parola “genere” – termine inventato a tavolino - che ha sostituito diffusamente la parola “sesso”.