• EDITORIALE

Il corpo del cristianesimo

Il cristianesimo non termina nella pagina della Bibbia da citare, non si esaurisce nelle parole sacre da ascoltare. Il cristianesimo è Cristo che vive nelle persone, è carne e sangue toccati da un raggio di trasfigurazione.  

Mantegna - Resurrezione

Il pane e il vino, l’acqua e l’olio, il fuoco, l’incenso, il corpo e il sangue. E le voci, i volti, le mani, i piedi, i chiodi, gli sguardi. Camminare, inginocchiarsi, chinarsi, piegarsi. L’abbraccio, il bacio, la carezza, la tenerezza. Gesti, azioni, corpi e anime, racconti e storie, e tutto ciò che nei giorni della Settimana Santa abbiamo visto e udito.

Chi ha detto che il cristianesimo è ‘spirituale’? Chi usa questo aggettivo intende riferirsi a qualcosa di evanescente, impalpabile, invisibile; un elemento inodore e incolore che solo una fede cieca riuscirebbe a intravvedere.

Invece la parola ‘spirituale’ dice quanto di più umano si possa immaginare: carne, sangue, ossa, e l’intero corpo reso vivo e attivo dalla potenza dello Spirito Santo. Come le ossa aride che si ridestano nella visione del profeta Ezechiele. Ancor più come il breve inizio di vita concepita nel grembo di Maria di Nazaret ‘per opera dello Spirito Santo’. O come lo Spirito emesso da Gesù nell’ultimo respiro sulla croce, che segna il compimento della sua esistenza terrena: senza Spirito Santo non esiste nemmeno la semplice dimensione umana. Quando, nel quadro di Caravaggio, vediamo il dito di Tommaso penetrare la ferita del costato di Cristo, intravvediamo nello stesso tempo il realismo della sua morte e la realtà della sua risurrezione. Ma la fisicità del cristianesimo va oltre. Ce lo suggerisce Papa Francesco quando parla del lembo della veste di Gesù toccato dalla donna malata, o quando fa notare che l’olio della consacrazione dei sacerdoti si espande sui fratelli, i poveri, i bimbi.

La realtà sacramentale è il luogo dove Cristo continua ad essere concreto, fino a comprendere tutte le condizioni di vita. I battezzati diventano membra del suo corpo. Gli sposi realizzano l’amore totale, misericordioso, fecondo di Cristo. La ragazza che si consacra, il prete che vive l’amore nel celibato, esprimono fin nella forma del loro modo di essere e di amare la straordinaria ‘sponsalità’ di Cristo. Anche il malato o il sofferente portano nella loro carne la passione di Cristo e le sue ferite; e chi vive il servizio di carità fa risplendere un raggio della risurrezione. Accade di vedere persone, letteralmente, risorgere: gente perduta che rivive per l’accoglienza dei fratelli; malati che ringraziano del bene incontrato; convertiti rinnovati nella scoperta della preghiera; cristiani appassiti che si rinnovano.

Il cristianesimo non termina nella pagina della Bibbia da citare, non si esaurisce nelle parole sacre da ascoltare. Il cristianesimo è Cristo che vive nelle persone, è carne e sangue toccati da un raggio di trasfigurazione.