• PENA DI MORTE/RIFLESSIONI

Il confine tra evoluzione e rivoluzione della dottrina

Il tema della rinnovata comprensione della dignità umana, se non ben chiarito, potrebbe, infatti, portare un domani ad altri cambiamenti di articoli del Catechismo. L’impressione dei critici è che la novità proposta per l’inammissibilità della pena capitale nasconda una evoluzione più rivoluzionaria circa la comprensione della dignità umana. E che questa, se non ben definita, possa portare ad altre novità difficilmente inseribili in un omogeneo sviluppo della dottrina.

Gli scritti dei Padri della Chiesa, san Tommaso d’Aquino, i documenti di diversi papi, in particolare san Pio X e Pio XII: insomma per circa 2000 anni la Chiesa ha considerato legittima la pena capitale, ma Papa Francesco giovedì ha cambiato il Catechismo e ciò che era prima non è più. Come hanno giustamente notato molti commentatori, non si tratta soltanto di un semplice cambiamento di prassi, ma c’è una variazione nella dottrina che ora considera la pena di morte sempre «inammissibile».

Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo per accompagnare la novità, il cardinale Ladaria Ferrer, capo dell’ex Sant’Ufficio, ha scritto che questo intervento del Papa è «uno sviluppo coerente della dottrina cattolica», soprattutto mettendo in rilievo alcuni interventi di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i quali hanno più volte auspicato una riduzione pressoché totale dell’applicazione di questa pena. Celebre il richiamo di papa Ratzinger ai «responsabili della società sulla necessità di fare tutto il possibile per giungere all’eliminazione della pena capitale», anche se ciò, è bene sottolinearlo, non significa affatto considerarla sempre «inammissibile» all’interno del sistema dottrinale cattolico. Per fare questo bisogna effettivamente fare un salto, come ha fatto Francesco.

Sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI, pur esprimendo il forte richiamo alle autorità civili per l’eliminazione della pena di morte, hanno sempre mantenuto fermo il principio che ad essa si può ricorrere «quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani». Ma «oggi», recitava il paragrafo del Catechismo abolito da Francesco, «a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”».

Ma se dovessero cambiare le condizioni storiche? Se dovesse avvenire una guerra apocalittica? Ipotesi strampalate forse, ma se «per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani» si dovesse di nuovo rendere necessario il ricorso all’extrema ratio? La vecchia formulazione, pur auspicando la riduzione a zero, teneva fermo il principio della pena capitale come remota frontiera di legittima difesa. Oggi questo è stato cancellato.

Il presupposto evolutivo, se così si può dire, si può desumere dal nuovo testo dell’articolo 2267 del Catechismo. Infatti, la motivazione dell’inammissibilità della pena capitale sembra risiedere in prima istanza, in una «più viva consapevolezza», che sarebbe maturata nella Chiesa, circa la dignità umana. Qui sarebbe il vero novus dottrinale, che solleva l’immediata domanda circa il passato della Chiesa e la sua comprensione di questa dignità.

Il reo, effettivamente colpevole e condannato, anche in passato non perdeva certo la sua dignità ontologica; semmai perdeva la dignità morale a causa di libere scelte da lui poste in essere. Il condannato innocente poi non perdeva nessuna dignità: anzi, sappiamo quale valore abbiano i martiri agli occhi di Dio. Allora, posto che la pena di morte non è strumento auspicabile “a cuor leggero”, da dove origina questa nuova comprensione della dignità umana? Se essa si radicasse in una semplice sensibilità sociale, stile Amnesty international tanto per intendersi, si tratterebbe di una fonte teologica ben strana per la Chiesa cattolica, la quale certamente può approfondire e sviluppare il proprio insegnamento, ma attingendo alle proprie fonti, oltre che svolgendolo in modo omogeneo.

Il tema della rinnovata comprensione della dignità umana, se non ben chiarito, potrebbe, infatti, portare un domani ad altri cambiamenti di articoli del Catechismo. Facciamo un esempio. Padre James Martin sj, autore di un libro sull’accoglienza delle persone Lgbt nella Chiesa cattolica, ha accusato il Catechismo di contribuire al suicidio dei giovani Lgbt per il fatto di ritenere peccaminosi e intrinsecamente disordinati gli atti omosessuali. Quindi, padre Martin potrebbe richiamare una «più viva consapevolezza» circa la dignità delle persone omosessuali, e chiedere così di rinnovare l’articolo del Catechismo, eliminando il riferimento all’intrinseco disordine degli atti omosessuali.

È solo un esempio; però l’impressione dei critici è che la novità proposta per l’inammissibilità della pena capitale nasconda una evoluzione più rivoluzionaria circa la comprensione della dignità umana. E che questa, se non ben definita, possa portare ad altre novità difficilmente inseribili in un omogeneo sviluppo della dottrina.