• LONDRA

Il collasso morale la vera causa degli scontri

Aldilà del multiculturalismo, i disordini in Gran Bretagna sono il frutto del vuoto esistenziale che abita tanti giovani, lasciati senza guide.

Disordini Londra

I disordini di Londra non possono esser spiegati esclusivamente con la crisi del modello multietnico. Forse il tutto è partito da un innesco di questo tipo, ma ora le immagini ci mostrano adolescenti e giovani bianchi che arraffano tutto quello che possono dalle vetrine infrante.

La sinistra (ovviamente) rifiuta questa spiegazione, e legge l'accaduto come una “rivolta della classe operaia”  contro il sistema capitalistico. Ma allora: che ci fa una miliardaria tra i facinorosi? La diciannovenne Laura Johnson, figlia di un miliardario, studentessa di letteratura inglese e italiana presso l'università di Exeter, ha rubato con alcuni amici  l'equivalente di 5.000 sterline in apparecchiature elettroniche, e più di 500 sterline in alcoolici e sigarette.

Alcoolici e sigarette. I rivoltosi non rubano cibo, non rubano il necessario. Rubano il superfluo: indumenti griffati, status symbol tecnologici, alcol e sigarette.

La BBC ha trasmesso un filmato nel quale due ragazze spiegano la loro partecipazione ai disordini. Erano le 9,30 del mattino e avevano in mano una bottiglia di vino. Rubata. Ecco il loro manifesto politico: “Tutti erano nella sommossa... sono impazziti... rubavano le cose... rubavano le bottiglie... Entrare nei negozi... era folle, era divertente... Abbiamo bevuto tutta la notte... È colpa del governo... i conservatori, chiunque siano... non so... Sono i ricchi che hanno le aziende. Stiamo mostrando ai ricchi che facciamo ciò che vogliamo”.

Beh, credo che questo impressionante discorso, impressionante per il vuoto pneumatico che esprime, sia illuminante. Questi ragazzi – alcuni di essi sono solo dei bambini – non hanno la più pallida idea del vivere civile, del rispetto dell'altro, del fatto che tutto ciò che desiderano, e di cui si impossessano (scarpe da ginnastica, tute, cellulari...) esiste grazie alla fatica e al lavoro di qualcuno. Non sanno – evidentemente nessuno glielo ha spiegato – che snickers e Blackberry non crescono spontaneamente sugli alberi, ma sono il frutto di fatica, studio, intraprendenza, lavoro. Tutto il contrario di quello che mostrano questi ragazzi, che si comportano come se il soddisfacimento dei loro bisogni immediati fosse l'unica cosa che conta; che si comportano come barbari, incapaci di coltivare, di costruire, ma solo di razziare e saccheggiare. Barbari verticali, li avrebbe definiti il filosofo spagnolo Ortega y Gasset, ai quali è mancata la tradizione, ossia il sapere accumulato dalle generazioni precedenti; signorini soddisfatti, bambini viziati, uomini-massa.

Espone questo punto di vista la giornalista Melanie Phillips : “Ciò che ha alimentato tutto ciò non è la povertà, come è stato affermato in modo prevedibile, ma il collasso morale. Quello che abbiamo sperimentato è un crollo completo del comportamento civile tra i bambini e i giovani che come descritto nel romanzo di William Golding sulla violenza dell'infanzia, Il signore delle mosche. Si è parlato molto con sconcerto dei bambini selvaggi, e si è chiesto disperatamente ai loro genitori di tenerli in casa la notte, e di chiedere loro di ogni cosa rubata che portano in casa. Come se ci fossero dei genitori responsabili, in quelle case! Noi non abbiamo contro dei bambini selvaggi, ma dei genitori selvaggi. [...] Le cause di questo problema sono molte e complesse. Ma tre cose si possono dire con certezza: ognuna di esse è colpa dell'intelligentsia liberal [di sinistra], ognuna di esse è stata istituita o aggravata dai governi laburisti, e al cuore di questi problemi c'è la disgregazione della famiglia. [...] diverse generazioni sono state cresciute solo dalla madre. [...] Il risultato è che sono orfani di padre consumati da una rabbia esistenziale e da un disperato bisogno emotivo, e che si liberano del danno fatto loro scagliandosi fin da bambini contro tutti quelli che gli stanno intorno. Questi bambini vivono effettivamente in un mondo diverso dal resto della società. E un mondo senza confini o regole. Un mondo di caos emotivo e fisico. Un mondo dove un bambino risponde al minimo contrattempo o disaccordo con il ricorso alla violenza. Un mondo dove il genitore non vuole o è incapace di fornire un contesto d'amore e disciplina del quale un bambino ha bisogno per crescere. Eppure, invece di considerare le famiglie monogenitoriali come una tragedia per le persone e una catastrofe per la società, esse sono state definite un diritto. Quando i laburisti sono saluti al potere nel 1997, si sono messi a distruggere sistematicamente non solo la famiglia tradizionale, ma persino l'idea stessa che due genitori sposati fossero meglio, per i bambini, di qualsiasi altro tipo di unione. Piuttosto, hanno introdotto la massima libertà e la scelta dello stile di vita sessuale, hanno affermato l'idea che il capofamiglia maschio era un anacronismo sessista, e hanno detto che le ragazze avrebbero potuto, anzi, dovuto diventare madri sole. [...] E questa rottura della famiglia è stata ulteriormente condonata, premiata ed incoraggiata dal welfare state, che concepisce la necessità in termini di assenza di denaro, e che sovvenziona soltanto i genitori soli, e il comportamento distruttivo che il crescere senza padre porta con sé. La dipendenza dal welfare ha poi portato come conseguenza una cultura del diritto che i saccheggiatori ci hanno mostrato così egregiamente. È stato insegnato loro che il mondo doveva mantenerli. È stato insegnato loro che le loro azioni non hanno conseguenze. Ed è stato insegnato loro che il mondo ruota intorno a se stessi. [...] Tutto questo è stato aggravato ulteriormente dal disastro del multiculturalismo, la dottrina che ritiene che nessuna cultura può essere considerata superiore a qualsiasi altra perché sarebbe razzista”.

In effetti, anche in Italia noi adulti abbiamo trascurato, superficialmente ma colpevolmente, di trasmettere, tramandare il patrimonio di civiltà che il nostro popolo ha costruito in secoli; anche noi abbiamo pensato che alcuni concetti, come quello di autorità, di rispetto, di differenza sessuale, di famiglia, di pudore, di umiltà potessero essere gettati via come inutili orpelli o palle al piede; neppure noi ci siamo accorti che il deposito morale e civile di un popolo non è qualcosa che si può cambiare a piacimento, ma un sistema delicato e fragile, che necessita di cure ed attenzioni.

Molti temono, alcuni auspicano simili eventi anche in Italia. Anche qui, come spiega la Phillips, sarebbe l'esito tragico ed irrimediabile di una superficialità e di una incoscienza politica che non si potrebbe definire in altro modo se non colpevole.