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Il cattolico veste "Sine timore"

"Perchè non vestirsi di bellezza?" E' la domanda del giovane Francesco Bernardi, che ha risposto coraggiosamente lanciando una linea di maglie: "Sine timore - Abbigliamento cattolico", per testimoniare anche così la fede. 

ragazzi con maglie sine timore

Una strada originalissima per testimoniare la propria fede e la bellezza di essere cristiani... anche attraverso la moda giovane. Questa la proposta di un gruppo di giovanissimi veronesi, lanciata in occasione della Marcia nazionale per la Vita dell'anno scorso. In quei giorni, infatti, è nata l'idea di inaugurare la linea “Sine timore - Abbigliamento cattolico”, una produzione di maglie di ottima qualità, dirette soprattutto a un pubblico giovanile e con contenuti ispirati alle radici della storia della Chiesa cattolica.

Francesco Bernardi, ingegnere di 26 anni, ha poi deciso di abbandonare definitivamente la professione cominciata con uno stage per aprire partita IVA, dedicandosi completamente e coraggiosamente all'impresa individuale di abbigliamento. Incontrato in occasione del Convegno che ha preceduto la Marcia per la vita del 12 maggio, a Roma, ci ha raccontato come ha sentito questa vocazione: «Ho sentito la chiamata a testimoniare la mia fede con verità e chiarezza, ma soprattutto con molta originalità. Ho capito che potevo far conoscere la bellezza di Cristo ai miei fratelli con uno strumento di comunicazione semplice, ma efficace, come quello di un vestito.»

Francesco spiega che, quella di stampare maglie, è solo uno dei tanti strumenti di evangelizzazione, una delle molteplici vie che lo Spirito mette nel cuore per mostrarci come portare Cristo a tutte le genti: «Quante brutte magliette si vedono addosso ai ragazzi di oggi! Penso a certe stampe quasi sataniche e macabre di qualche gruppo musicale e alle immagini di teschi e scheletri che sembrano andare, poi, davvero di moda adesso! Perché, invece, non vestirsi di bellezza?». L'intuizione di riproporre testi, personaggi o simboli della tradizione religiosa cristiana su dei vestiti è davvero acuta perché - se è vero che l'abito non fa il monaco - il messaggio che si veicola con il vestiario scelto da ciascuno è spesso inequivocabile. Persino il modo di “svestirsi” di alcune ragazze è un calibrato lancio di messaggi verso il pubblico maschile; si può trasmettere una appartenenza (sfoggiando la divisa della squadra del cuore), un'esperienza vissuta (con le maglie celebrative dei concerti della propria band preferita) o dimostrare l'idolo cui ci si ispira (come fa chi indossa sul petto il volto del Che) anche quando, alle volte, non se ne è consapevoli. Lo sanno bene le grandi firme della moda – per le quali basta apporre un preciso simbolo sul più comune degli indumenti per comunicarne il valore, anche economico – e lo hanno sperimentato, direttamente, anche quei parigini che sono stati, di recente, arrestati e multati perché indossavano i simboli di un'associazione contraria al matrimonio omosessuale.

L'abbigliamento ha certamente un alto potenziale comunicativo poiché rimanda un'immagine di ciò che si ritiene avere un valore, che si reputa bello e importante così da desiderare che anche altri lo vedano. «Quante volte – continua Francesco – sembra che non pensiamo nemmeno a cosa stiamo indossando, o ci vestiamo in un certo modo solo perché “è di moda così”? Basta con questa banalità! Noi cristiani abbiamo ricevuto la verità, abbiamo la fortuna di aver sperimentato la bellezza della fede: perché non usare anche il nostro corpo in maniera giusta, come Dio vuole che facciamo, annunciando al mondo questa verità e questa bellezza?» Sine timore ci sta provando mediante la riscoperta delle testimonianze di cristiani che ci hanno preceduto – come Santa Giovanna d'Arco –, il recupero di frasi di Salmi più o meno conosciuti o l'omaggio a figure care alla letteratura e al cinema internazionale, come il grande Don Camillo di Guareschi.

Proprio guardando esposta una delle loro maglie, vien voglia di chiedere a questi ragazzi da dove nascono tante idee: Francesco sceglie di raccontarci come si è arrivati a realizzare l'immagine di una statua di Giovanna D'arco, ritratta in posa riflessiva e accompagnata da una scritta. «Questa frase “occorre dare battaglia affinché Dio conceda vittoria” è stata pronunciata dalla giovanissima Giovanna mentre era sotto processo. Gli inglesi le chiesero come mai Dio – nella sua magnificenza ed onnipotenza – si sarebbe dovuto servire della spada di una fanciulletta come lei. Giovanna rispose così, perché la battaglia della fede – quella interiore contro il demonio – deve essere combattuta sempre! Cristo ha già vinto la morte, ma ci chiede di fare la nostra parte.» Si tratta di messaggi forti e profondi, ma soprattutto veri e carichi di un significato storico che non può essere dimenticato, come quello ricordato dalla maglia con l'emblema della legione romana con cui Costantino vinse Massenzio e la scritta latina in hoc signo vinces. Indossare queste maglie significa davvero “metterci la faccia”: l'importante è sapere che «non vanno portate per fare polemica contro nessuno» ma per mostrare che si può riempire il vuoto della banalità mondana e moderna con parole di vita vera. 

Chiediamo, infine, come mai la scelta del nome Sine timore e Francesco ci risponde che nella Bibbia queste parole di conforto sono ripetute per ben 365 volte: «E' come se Dio ci ricordasse di non avere paura e di fidarci di Lui ogni giorno dell'anno! Ma il significato del nostro marchio deve essere cercato nel Cantico di Zaccaria, in cui si loda Dio per averci concesso di servirlo senza paura, in santità e giustizia. Questo, noi crediamo, è il nostro modo di servirlo, testimoniando sine timore la nostra fede in Lui.»

Sito di riferimento: www.sinetimore.it

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