• LA CROCE DI ANTONIO / 2

Il bambino crocifisso con Gesù

Continua il triduo pasquale in compagnia del piccolo Antonio Terranova. Entriamo nel Venerdì Santo per mano di un bambino che si è immedesimato così tanto con il Cristo da divenire lui stesso un piccolo grande Crocifisso d'Amore. Un giorno, stremato dai dolori, si mise a piangere in modo inconsolabile e guardando la sua mamma disse: "Piango perché penso a quanto ha sofferto Gesù sulla Croce, io in confronto non ho sofferto nulla".

LA CROCE DI ANTONIO / 1  "UN BAMBINO PREDESTINATO NELL'AMORE"

“AL SIGNORE È PIACIUTO PROSTRARLO CON DOLORI”

La malattia di Antonio fu un vero Calvario: di prove e di umiliazioni Antonio ne ebbe davvero tante, sia nel corpo, sia nello spirito. Anche se piccolo e innocente, non gli fu risparmiato nulla del patire.

Dopo il trapianto di fegato, i medici scoprono che i polmoni del bambino presentano dei piccoli punti in cui il tumore si è sviluppato. Dall’istituto dei trapianti, perciò, viene sposato nel reparto di Oncologia Pediatrica di Palermo, dove comincia a fare i primi cicli di chemioterapia in vena, per un totale di 20 sedute. Antonio ha solo sette anni.

Ci sono momenti in cui il dolore si fa così aspro e insopportabile che il piccolo viene sopraffatto dallo sconforto e mosso alla ribellione. Proprio in quei momenti, ovvero in quelle reazioni così umane e comprensibili, si fa largo però qualcosa di inspiegabile. Mentre è in preda alla sofferenza, Antonio si raccoglie, talvolta chiude gli occhi o chiede di essere lasciato solo, e da questi istanti di profondo raccoglimento “riemerge” con uno spirito nuovo: uno spirito di pace e di speranza. Sembra quasi che Antonio trovi in sé stesso la forza di ricominciare, ma non può essere solo questo… che cosa accade veramente nel cuore del bambino in quei momenti?

«Un giorno – racconta mamma Monica – mi capitò di trovarlo nel letto, con gli occhi chiusi mentre parlava sottovoce. Allora entrai in stanza silenziosamente affinché non si accorgesse della mia presenza e lo sentii dire: “Io vorrei restare, ma se Lui non vuole...”. Mi accorsi subito che mio figlio era impegnato in un dialogo: il suo parlare era interrotto da pause e silenzi, proprio come si fa quando ci si intrattiene con un interlocutore. Gli chiesi allora con chi stesse parlando, ma lui subito tagliò corto: “Con nessuno!”».

Si intuì solo più tardi, dopo la sua partenza per il Cielo, che proprio questo Cielo parlava ad Antonio già da parecchio tempo, svelando al cuore del bambino i suoi progetti d’amore e di salvezza.

Il risultato di questa segreta relazione con Gesù divenne giorno dopo giorno sempre più visibile: Antonio infatti iniziò a vivere la preghiera con una profondità spirituale incredibile per un bimbo così piccolo. “Io e mio marito rimanevamo senza parole e non capivamo cosa stesse accadendo a nostro figlio”.

Fino a che, un pomeriggio, tutto cambiò: “In un momento particolarmente drammatico e doloroso per Antonio venne a casa nostra padre Marco Lupo della Chiesa dell’Acquasanta, dove avevamo iniziato a frequentare un gruppo di preghiera; il sacerdote si sedette accanto ad Antonio, lo fece ridere un po’ cercando di conquistare la sua fiducia e poi cominciarono a pregare insieme, chiedendo il dono dello Spirito Santo. Così accadde il miracolo: da quel momento Antonio non si lamentò mai più, anzi iniziò a incoraggiare noi ad andare avanti sulla via della Croce”. Lo Spirito di Gesù lo portò dritto nella volontà del Padre che lui abbracciò completamente con il suo “Sì” di bambino, umile e semplice.

DIVENTARE CORPO DI CRISTO

A circa sette anni Antonio iniziò ad avere un pressante desiderio: Gesù Eucaristia. I genitori, nel frattempo, non potendo più seguire da soli l’eccezionale spiritualità del figlio, avevano chiesto aiuto ad un sacerdote, padre Nicola, il quale andava ripetendo da tempo: “Fategli fare subito la Prima Comunione!”.

“Ma io non volevo - racconta Monica -. Volevo che Antonio guarisse, che frequentasse il catechismo come tutti i suoi amichetti e che la facesse a suo tempo. Questa corsa alla Prima Comunione per me era come accettare che lui se ne sarebbe andato presto”. Allora quando il sacerdote gli chiedeva: “Antonio, tu vuoi fare la Prima Comunione?”, lui esplodeva in un: “Sììì!!” pieno di entusiasmo, ma poi aggiungeva: “Aspettiamo… mamma non vuole”.

Antonio ricevette Gesù Eucaristia solo negli ultimi tempi: «Un giorno padre Nicola mi guardò e mi disse: “Tra tre giorni ci sono dei bambini che fanno la Prima Comunione”. E io di nuovo mi opposi: “Ma perché così poco tempo?”. A quel punto il sacerdote mi diede un ultimatum: “O adesso o mai più”. Accettai. Più tardi compresi che eravamo stati guidati dallo Spirito Santo, perché dal momento della Prima Comunione, era il mese di settembre del 2012, ci fu un peggioramento drastico e continuo delle sue condizioni di salute che non ci avrebbe più consentito di comunicarlo».

Negli ultimissimi tempi Antonio viene sottoposto alle terapie del dolore, ma per qualche strana ragione queste terapie su di lui non fanno effetto immediato: occorre aspettare ogni volta circa tre giorni di dolori acutissimi, prima che l’effetto inizi. Ad un certo punto il bambino entra in una sorta di coma, dorme sempre e non si riesce a svegliare in alcun modo. «Certe mattine - racconta la mamma -, quando Francesco, il Ministro straordinario dell’Eucaristia, veniva a casa, io quasi angosciata chiedevo a mio marito come potesse Antonio prendere l’Eucaristia visto che sembrava in coma. Ma quando Francesco lo chiamava e pronunciava la formula: “Antonio! Il Corpo di Gesù”, all’improvviso lui spalancava gli occhi e la bocca e diceva: “Amen!”. Poi ritornava subito nella condizione comatosa. Noi restavamo increduli e di fronte a tutto questo ci rendevamo conto che in casa nostra c’era il Cielo, avevamo Gesù!». Durante gli ultimi mesi Antonio si nutrì del solo Corpo di Cristo.

«Una mattina - continua la mamma - venne a portare l’Eucaristia, Padre Antonio d’Anna, il nostro sacerdote della Chiesa di S. Stefano alla Zisa, ma Antonio era in preda a dolori fortissimi. Ad un certo punto il Padre gli chiese: “Antonio, vuoi Gesù?”.
E lui, alzando lo sguardo verso Gesù Eucaristia, cominciò a dire: “Gesù, Gesù, perdonami, perdonami Gesù, voglio a Gesù, dammi a Gesù”. Io e mio marito eravamo in confusione e continuavamo a chiederci cosa mai avesse da farsi perdonare il nostro bimbo. Padre Antonio era sconvolto e ad un certo punto decise di poggiare la teca con dentro Gesù sul suo pancino. In quel momento finalmente Antonio si calmò e cominciò a dire: “Grazie Gesù, che bello, sento di nuovo quel calore, grazie Gesù. Papà, è come quello che ho sentito a Lourdes”».

Giorno dopo giorno la casa di Antonio diventa meta di pellegrinaggio, soprattutto di Sacerdoti: sono moltissimi coloro che sentono parlare di questo bambino e vogliono conoscerlo. Qualcuno chiede di rimanere in stanza solo con lui ed esce poi dalla stanza piangendo.

“MAMMA, PIANGO PERCHÉ PENSO A GESÙ IN CROCE”

Verso gli ultimi tempi, quando ancora non aveva iniziato la terapia del dolore, Antonio accusa dolori fortissimi, insopportabili, che non passano in alcun modo. Dopo giorni e giorni strazianti nei quali il bambino, pur di non cedere a pianti e lamenti, corre per casa nel tentativo di alleviare il male, finalmente lo convincono ad andare in ospedale. 

Arrivati in reparto di Oncologia pediatrica, subito i medici iniziano i trattamenti, sicché dopo poche ore finalmente il dolore diminuisce e Antonio inizia a respirare. È proprio in quel momento che il bambino si reca in corridoio, si mette su una sedia da solo e inizia a piangere a dirotto. «Non credevo ai miei occhi – commenta Monica. Avevo visto mio figlio contorcersi tra i dolori per giorni senza mai emettere nemmeno un flebile lamento e ora che il dolore era passato piangeva. Subito gli domandai: “Antonio, proprio ora che il dolore è passato piangi?”. Lui mi guardò e mi disse: “Mamma. Sto pensando a quanto ha sofferto Gesù sulla Croce, la mia sofferenza in confronto non è nulla”. Di fronte a quella risposta io credetti di impazzire: ero accecata dal suo dolore che ai miei occhi pareva insopportabile: perché mio figlio diceva così? Mi arrabbiai e gli dissi che la sua sofferenza non era meno grande di quella di Gesù. Antonio semplicemente mi guardò e nel suo sguardo io lessi queste parole: “Mamma, lascia stare, tu ora non puoi capire”».

LA CROCE DI ANTONIO / 1  "UN BAMBINO PREDESTINATO NELL'AMORE"

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