Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Martino I a cura di Ermes Dovico
guerra in Ucraina

I russi vincono e offrono negoziati alle loro condizioni

Ascolta la versione audio dell'articolo

Dopo la vittoria su Avdiivka il Cremlino si dice pronto a negoziare e  attribuisce all'Occidente il prolungarsi del conflitto. Duro colpo per Kiev, mentre la Russia si gioca il successo in vista delle elezioni presidenziali.

Esteri 20_02_2024
AP Photo/Libkos

Dopo la vittoria nella regione di Donetsk e la conquista della più importante rete di fortificazioni ucraine nell’area di Adviivka le forze russe continuano ad attaccare sui questo fronte dove secondo gli ucraini sono stati concentrati 50mila militari, ma anche a sud, sul fronte di Zaporizhia, dove sempre secondo Kiev sono ben 70mila i militari russi ammassati e che da 48 ore sono passati all’offensiva nel settore di Rabotino-Orekhov, che l’anno scorso fu teatro dei vani assalti ucraini alla Linea Surovikin eretta dai russi.

Il successo sul campo di battaglia sembra offrire al Cremlino l’opportunità di negoziare la pace, ovviamente dettandone le condizioni.
«La situazione in Ucraina è una questione di vita o di morte per noi», ma la Russia, «è pronta al dialogo, se non fosse stato per la posizione dell'Occidente i combattimenti sarebbero cessati un anno e mezzo fa». La vittoria di Avdiivka è significativa per molte ragioni. Non si tratta solo della piazzaforte ucraina più munita dell’intero Donbass ma da questa fortezza le forze di Kiev bombardano da dieci anni la città di Donetsk, capoluogo dei secessionisti e oggi parte della regione annessa alla Russia con i referendum del settembre 2022.

Inoltre le truppe ucraine sono evidentemente sbandate dopo l’attacco russo che il 15 febbraio, “protetto” dalla fitta nebbia che impediva agli ucraini l’impiego di droni, ha permesso di rompere le linee nemiche, conquistare il centro della città contesa tagliando in due lo schieramento nemico e interrompendo l’unica strada asfaltata utilizzabile dagli ucraini per rifornire la guarnigione da mesi ormai quasi circondata dalle truppe russe. Le nuove linee ucraine, arretrate più a ovest non sono certo munite come quelle di Avdiivka e le truppe di Kiev sono state costrette a fuggire attraverso i campi abbandonando armi e munizioni per sottrarsi all’accerchiamento. Persino la 3a Brigata Azov, inviata ad Avdiivka per contrattaccare e ristabilire linee difendibili, si è rifiutata di lanciarsi in un assalto suicida e si è ritirata pur lasciando indietro alcuni reparti barricatisi nello stabilimento per il trattamento del carbone nella zona industriale.

I russi sostengono di aver eliminato oltre 1.500 soldati nemici e di essere impegnati a “ripulire” le ultime sacche di resistenza in città mentre fonti militari ucraine ammettono che un numero rilevante di militari è stato catturato o si trova ancora dietro le linee russe. La rotta delle truppe ucraine sarebbe iniziata spontaneamente ben prima che il comando del generale Oleksander Syrsky (che dall’8 febbraio ha sostituito Valery Zaluzhny) annunciasse pubblicamente di aver ordinato il ritiro dalla città «su posizioni prestabilite» con l’obiettivo di «salvare vite».

Concetto ripetuto dal generale Oleksandr Tarnavsky, comandante del settore del fronte che include anche Avdiivka, che ha confermato l’ordine di ritirata: «L’accerchiamento nemico non è stato consentito, il personale è stato ritirato, i nostri soldati hanno preso posizioni difensive su linee predeterminate».

Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, ha difeso la decisione di ritirare l’esercito dalla città «per salvare vite. Questo non significa che le persone si siano ritirate di qualche chilometro e che la Russia abbia catturato qualcosa. Non ha catturato nulla».

Una narrazione che da un lato punta a negare o sminuire il successo russo mentre sul fronte interno mostra un rispetto e un’attenzione alla tutela della vita dei militari che finora i vertici ucraini non avevano mai evidenziato come dimostrano le ingenti perdite subite e le difficoltà di reclutamento che deve affrontare Kiev. Inoltre tale atteggiamento dei vertici ucraini sembra voler influenzare l’Occidente dimostrando che senza urgenti aiuti militari le truppe ucraine sono costrette ad arretrare.

Per i russi è stato il più grande successo bellico conseguito dopo aver espugnato Marynka nel dicembre scorso, aver respinto la controffensiva ucraina dello scorso anno e dopo aver conquistato Bakhmut nel maggio 2023. Per gli ucraini la caduta di Avdiivka complica sensibilmente la difesa delle ultime aree della regione di Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev e infligge un altro duro colpo al morale delle truppe reduci da un anno di sconfitte ininterrotte e che combattono oggi a corto di truppe, mezzi, armi e munizioni.

Per la BBC la caduta di Avdiivka segna il più grande cambiamento sulla linea del fronte che si estende per oltre mille chilometri dopo la conquista di Bakhmut ad opera dei contractors del Gruppo Wagner nel maggio 2023.
La TV americana Fox News ha definito la ritirata ucraina da Avdiivka una «vittoria chiave per il presidente russo Vladimir Putin e la Russia», che «segna una svolta» nel conflitto ucraino davanti al mondo intero. «Il successo offre alla Russia una spinta morale in vista del secondo anniversario del conflitto e delle elezioni presidenziali russe».

Se Zelensky e Syrsky avessero davvero voluto risparmiare vite, avrebbero ordinato il ritiro da Avdiivka già da qualche settimana, poiché la situazione era da tempo senza speranze: l’ipotesi di alcuni osservatori è invece che Zelensky volesse mantenere il controllo della città almeno fino al suo intervento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco in cui ha nuovamente chiesto armi e denaro agli alleati occidentali per continuare la lotta.

La perdita di Avdiivka potrebbe avere effetti gravi sia sulla tenuta operativa che sul morale delle truppe ucraine tenuto conto che i russi stanno avanzando anche verso Chasov Yar, a ovest di Bakhmut la cui caduta comprometterebbe tutto il fronte ucraino nella regione di Donetsk costringendo probabilmente le forze di Kiev a ripiegare su un’ultima linea difensiva in questa regione sull’asse Konstantinovka-Kramatorsk-Slavyansk.
In tal caso anche le posizioni ucraine a Siversk e Lyman si troverebbero in gravi difficoltà mettendo i comandi di fronte alla necessità di attuare un ritiro generale di alcune decine di chilometri per riorganizzare le difese su linee più corte e meglio difensibili.

Sul fronte di Zaporizhia, nel settore di Raboltino-Orekhov nel pomeriggio del 17 febbraio i russi hanno scatenato una nuova offensiva che ha preso il via in concomitanza con l’annuncio della vittoria ad Avdiivka forse per sfruttare al meglio le difficoltà degli ucraini.