• DOPO LA CIRINNA'

I politici cattolici, la Chiesa e il grande lavoro da fare

Lo scempio compiuto dalla approvazione in Senato, della legge Cirinnà che regola le “unioni civili” pone tante questioni. Vorrei vederne alcune, a partire dall’imposizione del voto di fiducia da parte di Renzi. Fino al tradimento di alcuni parlamentari cattolici e il rifiuto di molti altri a votare la legge.

Angelino Alfano, ministro degli Interni

Caro direttore,

lo scempio compiuto dalla approvazione in Senato, con voto sottoposto al vincolo della fiducia, della legge che regola le “unioni civili” pone tante questioni. Vorrei vederne con te alcune. Quella molto inquietante riguarda l’ostinazione e la fretta con le quali il premier scout ha voluto far votare a tutti i costi la legge, anche a costo di rompere ogni regola procedurale e di mettere in pericolo addirittura l’esistenza del suo governo. Perché tutto questo? A quale disegno sta obbedendo oppure, meglio, a chi sta obbedendo? 

Mi si rafforza sempre più un sospetto, confermato anche da quanto ha detto dopo il voto: «ha vinto l’amore», le stesse parole pronunciate da Obama dopo la sentenza della Corte Suprema circa la liberalizzazione in tutti gli States del matrimonio tra persone omosessuali. É un caso che Renzi, la sera stessa della decisione del Senato, abbia telefonato al presidente degli Usa? La fretta non può che essere dettata da un ordine “superiore”, attuando il quale aumenta il credito internazionale del nostro rottamatore. Qualunque sia la risposta che possiamo dare al quesito qui posto, la questione rimane.

Come rimane la questione Alfano, che canta vittoria dopo aver subito una cocente sconfitta, visto che il tema dell’adozione sarà riproposto molto presto e che, nei fatti, il Senato ha dato una legge ad unioni in tutto simili alla famiglia attuale. Se fosse una vittoria, sarebbe comunque una vittoria di Pirro, ma in effetti si tratta di una sconfitta del centrodestra ed una vittoria addirittura della Cirinnà, che, non a caso, esulta.  Tra l’altro, mi sembra che Alfano sia distaccato anche dal suo partito, visto che non tutti hanno votato, difendendo fino in fondo le idee espresse durante  tutta la battaglia: in questo senso, onore a Formigoni ed agli altri cinque che non si sono piegati. E onore a quelli che hanno votato contro come Giovanardi, Quagliariello ed altri.

Così come approvata dal Senato, la legge appare essere clamorosamente incostituzionale, perché viola in modo esplicito l’articolo 29 della Costituzione, come ha avuto modo di dire molto chiaramente il presidente emerito della Corte Costituzionale, professor Cesare Mirabelli. Una lettura completa del testo mette in luce che per le unioni civili sono richieste tutte le condizioni previste per il matrimonio, dalle condizioni personali a quelle patrimoniali a quelle procedurali, ereditarie e così via. Del resto, la stessa senatrice Cirinnà ha detto, al Tg di venerdì 26, che le unioni civili costituiscono un «istituto di diritto pubblico». Esattamente come la famiglia, aggiungo io. Penso che il presidente Mattarella e la Corte Costituzionale non potranno non tenerne conto.

C’è, poi, un questione che potrei definire “cattolica”. I parlamentari che si definiscono “cattolici” sono molti e, insieme, avrebbero potuto impedire l’approvazione di una legge, che ciascuno di loro, ascoltato singolarmente, giudica deleteria. Ma ciascuno, da solo, ha votato per arrendersi a una valutazione meramente partitica. E pensare che un limpidissimo documento del 2003, predisposto dall’allora cardinale Ratzinger e approvato da San Giovanni Paolo II e mai revocato da nessuna autorità cattolica, aveva chiesto ai politici cattolici di non votare leggi che prevedessero unioni tipo quelle di cui si parla e, comunque, di testimoniare sempre e pubblicamente la propria contrarietà anche in caso che si dovesse arrivare a dei compromessi. Pochissimi cattolici hanno obbedito a questa indicazione. Del resto, non è solo colpa di questi senatori. 

La responsabilità di quanto accaduto deve essere fatta risalire alla mancanza di una vera e completa formazione da parte della Chiesa italiana da qualche decennio a questa parte. Molti laici cattolici si sentono talmente “adulti” da credere di potersi infischiare degli insegnamenti della Chiesa. Qui si pone uno dei problemi più gravi della Chiesa italiana, a cui hanno invitato a porre rimedio sia il discorso di papa Francesco a Firenze, sia la lettera pastorale “educarsi al pensiero di Cristo” del cardinale di Milano Angelo Scola.

Ma tutto non finisce qui. A partire dal giugno 2015, abbiamo visto in azione un bellissimo e inatteso popolo, che non può essere abbandonato e lasciato solo. E allora, penso che le persone responsabili debbano unirsi per rilanciare una poderosa azione culturale, educativa, sociale e pastorale per dare a questo popolo gli strumenti più idonei per costituire una presenza nel nostro Paese, capace di testimoniare il “centuplo” che deriva dal seguire l’esperienza di Cristo, abbandonando gli idoli illusori, che non mantengono mai ciò che promettono. Tutti al lavoro, dunque. Ora et labora.