a cura di Stefano Fontana
  • ECONOMIA e società

I Papi e l’UNESCO: qualcosa non va?

Il 15 ottobre scorso papa Francesco ha inviato un messaggio all’incontro organizzato a Roma dall’Università del Laterano e dalla Congregazione per l’Educazione cattolica.  L’incontro era finalizzato a proporre un “patto educativo globale”. La proposta, assolutamente nuova per i Pontefici, intercettava alcune istanze internazionali, particolarmente quelle dell’UNESCO, l’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura. Infatti Audrey Auzolay, direttrice dell’UNESCO e già ministro francese della cultura del governo Hollande, ha commentato ben positivamente l’iniziativa di Francesco,

I Pontefici da tempo esprimono interesse per questa istituzione internazionale. Aveva iniziato già Pio XII, che in un discorso del 1957 alle Organizzazioni femminili cattoliche aveva indicato un nuovo grande compito missionario consistente nel partecipare a questi organismi internazionali”. Paolo VI scrisse l’omaggio dell’UNESCO nell’enciclica Populorum progressio soprattutto per la sua opera di alfabetizzazione (n. 34) e Giovanni Paolo II pronunciò un famoso discorso all’UNESCO, a Parigi, nel 1980. In questo ampio intervento, il papa parlò della persona e dei diritti umani, di cooperazione internazionale e di trasformazione economica e sociale del mondo. Su simili tematiche c’è sempre il rischio che la Chiesa cattolica venga fraintesa e che le sue affermazioni vengano interpretate secondo la prevalente cultura illuministica delle istituzioni internazionali, di cui l’UNESCO è forse l’esempio più evidente, dato che il suo ambito di intervento è proprio la cultura. Nel discorso di Giovanni Paolo II questo pericolo era bilanciato dal riferimento all’apporto del cristianesimo alla cultura e dall’affermazione che Cristo e la Chiesa rappresentano quanto ci sia di meglio per l’uomo. In altre parole l’intento missionario e non solo umanistico era ancora ben presente.

Anche Benedetto XVI fu chiaro nell’interloquire con l’UNESCO a partire dalla pretesa cristiana e non solo dal punto di vista della dimensione umana della cultura. Nel 2005 egli scrisse una Lettera al cardinale Tauran in occasione di un colloquio tenuto nella sede dell’UNESCO a Parigi sul tema “Cultura, ragione e libertà”. In questo testo egli diceva:  “Annunciare la novità liberatrice del Vangelo a ogni uomo, unirsi a lui in tutto ciò che costituisce la sua esistenza ed esprime la sua umanità, è questa la sfida permanente della Chiesa. Questa missione che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore si ricongiunge fondamentalmente al vostro progetto e giustifica pienamente il fatto che la Santa Sede abbia sempre desiderato, mediante la presenza di un Osservatore permanente, poter prendere parte alla vostra riflessione e al vostro impegno. La Chiesa cattolica continuerà a farlo mobilitando tutte le proprie forze, che sono prima di tutto di natura spirituale, per contribuire al bene dell'uomo in tutte le dimensioni del suo essere”.

Si può dire che sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI abbiano marciato sulle due gambe della natura e della sopra-natura, non trascurando di affermare la fondamentale importanza di questa seconda e più alta dimensione.

A leggere invece l’intervento di papa Francesco non si nota più questa impostazione e la pretesa cristiana non viene esplicitata. Si ha invece l’impressione che il papa parli come se fosse il presidente dell’UNESCO, ossia facendo propri gli obiettivi solo orizzontali e umani – in questo caso educativi – dell’UNESCO, evitando di annunciare le pretese della Chiesa di voler fare da guida con le verità da essa possedute. Una cosa interessante è che nel documento sul “patto educativo mondiale” papa Francesco non faccia alcun riferimento ai suoi predecessori, come invece Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano fatto nei loro interventi citati sopra. Papa Francesco cita solo se stesso, come se i rapporti con l’UNESCO iniziassero con lui da zero. In modo particolare sono citate la Laudato si’, la Dichiarazione di Abu Dhabi e l’enciclica Fratelli tutti. Rispetto agli interventi dei suoi predecessori, gli osservatori notano una maggiore autoreferenzialità, il disinteresse per la cultura europea a matrice cristiana, e la xenolatria, ossia l’opposto della xenofobia.

Ma la novità maggiore di papa Francesco rispetto ai suoi due predecessori sono i suoi inviti – pressoché esclusivi – a “costruire il futuro del pianeta”, “guardando insieme sempre in avanti, verso questa costruzione di una civiltà dell’armonia, dell’unità”, “a proteggere la nostra casa comune” e su questa base e per questo fine aderire “ad una vasta alleanza educativa”. Non ci sono riferimenti alla legge divina né alla pretesa cristiana.