a cura di Benedetta Frigerio
  • Comunismo

I monaci di Thien An di nuovo sotto attacco in Vietnam

A Hué, provincia del Vietnam centrale, i monaci del monastero di Thien An e i fedeli che lo frequentano continuano a subire attacchi e intimidazioni da parte di teppisti e rappresentanti del governo locale che agiscono allo scopo di cacciarli dalla proprietà e dai 110 ettari di foresta che la circondano. Più volte nel corso degli anni sono stati appiccati degli incendi che in alcuni casi hanno lambito il monastero. Altre volte si è trattato di aggressioni vere e proprie, a mano armata, e di atti vandalici compiuti anche da poliziotti in borghese e picchiatori assoldati dalle autorità di Hué. Uno degli episodi più gravi si è verificato nel giugno del 2017. Un centinaio di persone hanno fatto irruzione nei terreni del monastero armati di seghe metalliche, sbarre e bastoni e, gridando frasi blasfeme, hanno abbattuto una grande croce. Hanno quindi malmenato i monaci e i fedeli sopraggiunti per rimettere la croce al suo posto e per proteggere una statua di Gesù che si trovava poco lontano. La croce e la statua erano state distrutte nel 2015 e nel 2016, ma monaci e fedeli ogni volta le avevano ricostruite. Si tratta non solo di intolleranza religiosa alimentata dall’ideologia comunista, ma anche di interessi economici e speculazioni edilizie. Le aree incendiate vengono requisite dal governo e vendute. Dal 7 agosto decine di persone hanno invaso una parte della proprietà nota come “collina della Croce” gridando slogan e lanciando volantini con frasi sprezzanti nei confronti dei monaci e dello spirito cristiano del monastero. Il 13 agosto hanno raggiunto un’area, l’hanno recintata con filo spinato e se ne sono impossessate. Padre André Trông Nguyễn Văn Tâm, superiore della comunità – riferisce l’agenzia AsiaNews – ha chiesto al governo locale “di comportarsi in modo civile e di rispettare il diritto alla libertà religiosa, difeso anche dalle leggi del Vietnam”. I fedeli delle parrocchie servite dai monaci di Thien An sostengono che sono le stesse autorità provinciali a istigare polizia e teppisti contro il monastero.