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Cristiani perseguitati

I martiri di Spagna: un massacro compiuto dai comunisti

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Dopo le ultime beatificazioni, sono ormai più di 2.400 i martiri riconosciuti dalla Chiesa che persero la vita durante la Guerra civile spagnola. Si trattò di una persecuzione sistematica, in odio alla fede, operata da comunisti, socialisti e anarchici.

Libertà religiosa 18_07_2026

Il 18 giugno 2026 papa Leone ha autorizzato la beatificazione di altri 20 martiri, uccisi in odio alla fede durante la Guerra civile spagnola, portando a 2.404 il numero totale di quelli riconosciuti dalla Chiesa cattolica rispetto alla persecuzione religiosa del XX secolo in Spagna. Sono numeri parziali che però bastano ad attestare che si trattò di un evento storico di dimensioni eccezionali, la più grande persecuzione dei cristiani dai tempi di Diocleziano. Però, nel commemorare le vittime, si tace degli autori, lasciando che la colpa ricada su “la guerra”, quasi si fosse trattato di un’inevitabile catastrofe naturale, anziché una battaglia intenzionale fra militanti ben distinti e contrapposti.

Allora, è opportuno rispondere all’appello accorato dei vescovi spagnoli che l’1 luglio 1937, ad un anno dall’inizio dell’insurrezione militare nota come Alzamiento, scrissero «ai Fratelli di tutto il mondo», chiedendo di aiutarli a diffondere la verità: verità  che si va attestando nei registri del Vaticano ma non nella mente della collettività poiché, come notò lo storico inglese Eric Hobsbawm, la storia della Guerra civile spagnola è stata scritta non dai vincitori, ma dagli sconfitti. «Aiutateci a diffondere la verità – implorarono i vescovi – aiutateci con la diffusione del contenuto di questa lettera, sorvegliando la stampa e la  propaganda cattolica, rettificando gli errori di quella che ci è indifferente o avversaria. Il nemico ha seminato copiosamente la zizzania; aiutateci a seminare con abbondanza il buon seme».

Quali erano gli errori da rettificare? Che i massacri non nacquero nel 1936 dallo scontro fra forze progressiste repubblicane che avevano vinto le elezioni e ribelli fascisti che le contrastavano, ma da una persecuzione religiosa mirata e senza uguali ad opera di comunisti, anarchici e socialisti. Saliti al potere nel 1931, liquidata la monarchia, i partiti e movimenti repubblicani crearono immediatamente un clima di odio anticattolico che già nel 1934, anno dell'insurrezione delle Asturie, in pochissimi giorni portò all'incendio di 58 chiese e all'uccisione di decine fra sacerdoti, seminaristi e religiosi. Intanto i repubblicani operavano per il rilassamento dei vincoli sociali, il dissanguamento dell’economia e l’indebolimento delle forze dell’ordine, provvedendo a riempire il vuoto con le idee che dovevano servire a forgiare l’uomo nuovo, l’uomo che avrebbe appoggiato e perpetuato la rivoluzione.

Scrivevano i vescovi: «Un altro popolo potente, la Russia, d'accordo coi comunisti spagnoli, per mezzo del teatro e del cinematografo, con riti e con costumi esotici, adoperando fascino intellettuale e subornazione materiale, preparava lo spirito popolare allo scoppio della rivoluzione, prevista quasi a data fissa». Così, «il regime politico di libertà democratica si sgretolò per gli arbìtri dell'autorità, dello Stato e per la coazione governativa che deformò la  volontà popolare, fino a prodursi il caso delle ultime elezioni parlamentari del febbraio 1936, quando con una maggioranza di oltre mezzo milione di voti  sulle sinistre, le destre ottennero 118 deputati in meno del Fronte Popolare, perché si annullarono capricciosamente gli scrutini di intere province, viziandosi per tal modo nella sua origine la legittimità del Parlamento».

Nel dettaglio, continuano i vescovi: «Il 27 febbraio 1936, dopo il trionfo del Fronte Popolare, il Komintern russo decretava la rivolta spagnola e la finanziava con enormi somme. Il 1° maggio centinaia di giovani raccoglievano pubblicamente in Madrid "bombe e  pistole, polvere e dinamite per la prossima rivoluzione". Il 16 di quello stesso mese si riunivano nella Casa del Popolo i rappresentanti dell’ U.R.S.S. con i delegati spagnoli della terza Internazionale, determinando nel nono dei loro accordi di incaricare uno dei Comitati detti "Radios" di Madrid, quello designato col n. 25, integrato da agenti di polizia in attività di servizio, dell’eliminazione dei personaggi politici. Frattanto da Madrid ai più remoti villaggi, le milizie rivoluzionarie ricevevano l'istruzione militare ed erano così abbondantemente armate che, allo scoppiare della guerra, contavano 150.000 soldati di assalto, e 100.000 di linea».

A riprova del fatto che «l'ecatombe prodotta nelle persone e nelle cose dalla rivoluzione comunista fu ‘premeditata’», i vescovi sottolineavano che «poco prima della rivolta erano giunti dalla Russia 79 agitatori specializzati. La Commissione Nazionale dell’Unificazione Marxista, in quegli stessi giorni, ordinava la  costituzione delle milizie rivoluzionarie in tutti i Paesi. La distruzione  delle chiese, o per lo meno dei loro arredi, fu sistematica e per serie. Nel  breve spazio di un mese furono resi inservibili al culto tutti i templi». Prova eloquente che tanta devastazione fu cosa premeditata, «sono le cifre spaventose. Benché i calcoli non siano definitivi, si possono contare circa 20.000 chiese distrutte o totalmente saccheggiate. I sacerdoti messi a morte sommano, tenendo conto solo del clero secolare, a circa 6.000. Si diede loro la caccia persino con i cani; furono inseguiti attraverso i monti; furono ricercati selvaggiamente in ogni nascondiglio. Il più delle volte furono uccisi senza giudizio, senza altra accusa che quella della loro missione sociale».

I vescovi aggiungevano: «Molti vennero amputati delle loro membra, oppure mutilati prima di essere uccisi; ebbero gli occhi strappati, la lingua tagliata, o si sparò su di loro dall'alto in basso, altri bruciati  o sotterrati vivi, oppure finiti a colpi di accetta. La maggior ferocia venne esercitata contro i ministri di Dio. Non si è rispettato il pudore della donna, neanche di quella consacrata a Dio per i suoi voti religiosi. Si profanarono le tombe e i cimiteri. L'opera distruttrice si realizzò al grido di "Viva la Russia!", all'ombra della bandiera internazionale comunista […]».

All’osservazione secondo cui bastava che Franco non insorgesse perché migliaia di religiosi non morissero e così continuassero il servizio alla Chiesa, i vescovi rispondono che «la verità è il contrario, il minuzioso progetto della rivoluzione marxista, che sarebbe scoppiata in tutto il mondo, se per gran parte non lo avesse impedito il movimento civico-militare, era diretto allo sterminio del clero cattolico, e degli uomini di destra più qualificati, alla sovietizzazione dell'industria e all'instaurazione del comunismo». Lo ammise anche un dirigente anarchico alla radio nel gennaio di quell’anno: «Bisogna dire le cose tali e quali sono; i militari ci precedettero per evitare che arrivassimo a scatenare la rivoluzione».

Una volta lasciata la Spagna, gli sconfitti restarono in silenzio, per non aiutare i nemici della grande causa, la rivoluzione. L’unica eccezione, com’è noto, fu George Orwell. Per questo, ancora oggi, chi pensa agli anni Trenta in Spagna pensa all’epopea romantica narrata da Ernest Hemingway, giornalista embedded con i repubblicani, e a Gary Cooper, che nel film Per chi suona la campana combatte contro i franchisti. Perché con la classica tattica dell’eversione di sinistra, finanziata direttamente da Mosca, la disinformazione era riuscita a dare la colpa della tragedia alla vittima, mettendo sul banco degli imputati proprio la Chiesa cattolica, per cercare di assestarle, dopo l’annientamento fisico, anche il colpo mortale dell’annientamento morale.



LA MEMORIA

I martiri spagnoli, esempi di eroismo cristiano

06_11_2019 Aurelio Porfiri

Oggi la Chiesa commemora molti dei cristiani martirizzati in odio alla fede durante la guerra civile spagnola (1936-1939). Tra questi testimoni di Cristo - diverse centinaia di sacerdoti, religiosi e laici - ci sono moltissimi esempi di virtù eroica vissuta fino allo stremo. Che ricordano quanto diceva san Paolo sulla sua vita come “buona battaglia”. E sono uno sprone a imitarli.