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ELEZIONI USA

I donatori più ricchi puntano su Nikki Haley contro Trump

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A poco meno di due mesi dall'inizio delle primarie repubblicane, Trump resta il candidato favorito. I donatori più ricchi però puntano su Nikki Haley. Scelta sorprendente, ma non troppo. 

Esteri 30_11_2023
Nikki Haley (La Presse)

A poco meno di cinquanta giorni dall’inizio delle elezioni primarie, il Partito Repubblicano ha praticamente un candidato unico: Donald Trump. L’ex presidente, che vuole sfidare ancora Joe Biden, è dato vincente con più del 60% delle preferenze a livello nazionale ed è avanti nei sondaggi dell’Iowa e del New Hampshire (i primi due Stati in cui si vota per le primarie) con oltre il 45% delle preferenze. Quindi in teoria non c’è partita. O no? È di questi giorni la notizia che il network di donatori repubblicani di Americans for Prosperity (Afp), il gruppo fondato dai ricchissimi fratelli Koch (di cui sopravvive Charles, 88 anni), sta puntando tutto su Nikki Haley. E non su Ron DeSantis, il governatore della Florida che fino a ieri era considerato il principale, se non unico, rivale di Trump.

La scelta dell’Afp per Nikki Haley è inspiegabile per un osservatore straniero, ma non per chi ha osservato gli ultimi dibattiti televisivi fra i candidati. Donna, imprenditrice di origine indiana, già governatrice della South Carolina e poi ambasciatrice all’Onu per l’amministrazione Trump sono caratteristiche vincenti in sé, si aggiunga poi che ha dimostrato una grinta senza pari contro i suoi rivali, soprattutto contro l’altro indiano in corsa, Vivek Ramaswamy. Mentre tutti i candidati calano nei sondaggi, lei sale costantemente. Secondo la media dei sondaggi di Real Clear Politics, è terza nell’Iowa, ma tallona da vicino DeSantis. Mentre nel New Hampshire è al secondo posto, dietro Trump, anche se con una trentina di punti di distacco.

I donatori più ricchi e organizzati del Grand Old Party, con il loro esercito di fund raisers e di professionisti delle campagne elettorali, sono convinti che sia lei l’anti-Trump più promettente. Soprattutto perché fra Nikki e “the Donald” c’è una differenza anche ideologica e non solo una rivalità personale. I principi fondamentali non sono in discussione: tutti, nel Partito Repubblicano, difendono la vita del nascituro e la famiglia naturale. Il secolarismo è ormai tutto a sinistra, nel Partito Democratico (di cui paradossalmente il campione è proprio il cattolico Biden). La differenza sostanziale è invece sul ruolo dello Stato. La Haley rappresenta la vecchia anima repubblicana, con una politica estera molto filo-occidentale e in difesa delle democrazie, una politica economica basata sulla responsabilità fiscale (meno spese, meno tasse, pareggio di bilancio), una politica dell’immigrazione basata sul merito. Si contrappone frontalmente al nuovo repubblicano elettore di Trump, che è tutto l’opposto: isolazionista in politica estera, interventista in economia (soprattutto sui dazi da imporre alle importazioni) e totalmente contrario all’immigrazione.

La stessa differenza, al contrario, non c’è fra Trump e DeSantis. Il secondo è quasi una fotocopia del primo, si differenzia solo per la sua giovane età, per la professionalità e per l’assenza di pendenze penali (e i processi a Trump saranno comunque un fattore influente, nel bene e nel male). Non è dunque adatto a fare l’anti-Trump, perché fra la copia e l’originale l’elettore preferisce l’originale. E sarà anche per questo che, dopo un inizio molto promettente, è inesorabilmente in calo nei sondaggi.

La somiglianza delle idee fra DeSantis e Trump è una maledizione per il primo, ma potrebbe risultare fatale per Nikki Haley, in caso di ritiro dalla competizione del governatore della Florida. Infatti, sempre secondo la media dei sondaggi sulle intenzioni di voto, la seconda scelta degli elettori di DeSantis è Trump, mentre la seconda scelta di quelli della Haley è DeSantis. Quindi: se si ritira DeSantis, vince Trump. Se si ritira la Haley, DeSantis resta in gioco (ma comunque dietro Trump). In ogni caso parrebbe un gioco inutile: in ogni scenario prevedibile, vince l’ex presidente.

E allora perché perdere tempo e denaro in queste possibili alternative? Nikki Haley, rappresenta, agli occhi dei vecchi repubblicani (come Charles Koch e il suo gruppo) un’ultima speranza per preservare l’eredità del partito di Reagan: al fianco delle democrazie, per il libero mercato e per la difesa dei principi cristiani. Gli altri candidati, che si parli di Trump, di DeSantis o di Ramaswamy, appartengono invece ad un’altra razza politica, costituirebbero una mutazione radicale, molto più che nel 2016 dove comunque “the Donald” governava circondato da conservatori della vecchia guardia.