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Libertà religiosa

I divieti di espressione religiosa adottati dal Qebec

La legge proibisce espressioni, segni e manifestazioni religiosi nelle istituzioni pubbliche e in generale in luoghi pubblici

 

Il Qebec, la seconda provincia del Canada per numero di abitanti, ha adottato nuove norme che limitano drasticamente le pratiche religiose. Con 76 voti a favore e 28 contrari, il 9 aprile l’Assemblea nazionale ha adottato il disegno di legge 21 che elimina pratiche ed espressioni di fede nelle istituzioni pubbliche e impone che ogni evento religioso in pubblico debba d’ora in poi essere autorizzato dalle autorità. Le implicazioni della nuova legge sono state spiegate da Massimo Introvigne in un articolo pubblicato il 17 aprile sulla rivista “Bitter winter”. La legge “definisce ‘pratica religiosa’ in modo così ampio – spiega l’autore – che quasi ogni espressione visibile di fede potrebbe rientrare nei suoi divieti. La preghiera manifesta è esplicitamente inclusa, ma la definizione si estende a qualsiasi azione che ‘possa ragionevolmente costituire’ una manifestazione di fede. Questa ambiguità non è casuale. La legge concede ad amministratori, ispettori e comuni un’ampia discrezionalità nel determinare cosa costituisca un comportamento religioso e quando debba essere limitato. Si tratta di un sistema in cui le minoranze religiose devono costantemente dimostrare che le loro pratiche siano ‘ragionevoli’, ‘sincere’ e ‘compatibili con i diritti di uguaglianza’. Allo stesso tempo, lo Stato si riserva il potere di decidere il significato di questi termini. La portata della legge si estende oltre le istituzioni, fino alla sfera pubblica. La preghiera collettiva in strade e parchi è ora vietata, a meno che i comuni non concedano un’autorizzazione preventiva. Il governo insiste sulla necessità di prevenire ‘l'appropriazione dello spazio pubblico’, ma l’'effetto è quello di trasformare una libertà fondamentale in un privilegio regolamentato. I comuni sono lasciati liberi di decidere quali raduni siano accettabili e quali no, senza criteri chiari. Persino pratiche tradizionali, come processioni funebri, preghiere commemorative o eventi di beneficenza religiosa, potrebbero, in teoria, rientrare nell’ambito del divieto. La minaccia di multe superiori a 1.000 dollari sottolinea la natura punitiva del nuovo regime”. Già esisteva una legge, la 21 che proibisce di mostrare simboli religiosi nei luoghi pubblici, in seguito alla quale sono stati tolti i crocifissi nelle scuole, negli ospedali, nei tribunali e in altri edifici aperti al pubblico. La stessa legge proibisce ai dipendenti pubblici di indossare simboli di appartenenza religiosa. La nuova legge va oltre estendendo il divieto di espressione religiosa a tutti. “Trasforma la laicità – spiega ancora Introvigne – da principio di neutralità statale a programma di invisibilità della religione. Il presupposto che la libertà religiosa da diritto costituzione diventa un problema da gestire con il rischio di trasformare la sfera pubblica in uno spazio in cui la diversità è tollerata solo quando rimane invisibile”. “Quando si vuole pregare – aveva dichiarato nei mesi scorsi il premier François Legault – si va in una chiesa o in una moschea, non in un luogo pubblico”.