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LA LETTERA

I cattolici resistano a uno Stato sempre più totalitario

Come avvertiva don Giussani, l’uomo di oggi crede spesso di essere libero, anche se, in effetti, persegue desideri che non sono propri, ma che gli sono stati insufflati dal potere stesso, il quale sta diventando molto abile nel censurare certi desideri e nell’inventare altri desideri. “Il panorama della vita sociale diventa sempre più uniforme, grigio".

Politica 26_06_2017
Il Leviatano

Caro direttore,

i punti 3 e 4 dell’intervento tenuto ad Assago nel 1987 dal Servo di Dio don Giussani sono drammaticamente veri ed attuali, perché descrivono il meccanismo con il quale il potere statale sta diventando sempre più totalitario. Sarebbe bene che tanti “cattolici adulti” li leggessero, almeno per constatare fino a che punto la loro cultura stia diventando complice del rafforzamento unilaterale del potere statale. Nel punto 3 si sottolinea come lo Stato, per mantenere il suo potere, sia costretto ad interessarsi dei desideri dell’uomo. “I mass media e la secolarizzazione diventano strumenti per l’induzione accanita di determinati desideri e per l’obliterazione o l’estromissione di altri”.

Ciò significa che l’uomo di oggi crede spesso di essere libero, anche se, in effetti, persegue desideri che non sono propri, ma che gli sono stati insufflati dal potere stesso, il quale sta diventando molto abile nel censurare certi desideri (per esempio, quello religioso) e nell’inventare altri desideri (per esempio, quello attinente alle unioni civili). Soprattutto i cattolici, mi sembra, stanno cadendo in questa trappola, che li porta ad indebolire sempre di più  i loro più autentici desideri derivanti dall’esperienza della comunità cristiana, il che produce il drammatico (e demoniaco) abbandono della propria identità e quindi della loro vera utilità per l’umanità.

Ma non basta. Scrive don Giussani: “Il panorama della vita sociale diventa sempre più uniforme, grigio (pensiamo alla ‘grande omologazione’ di cui parlava Pasolini)”, per poi citare lo scrittore Beylohradsky che scriveva: “l’irriducibilità della coscienza alle istituzioni è minacciata nell’epoca dei mezzi di comunicazione di massa, degli Stati totalitari e della generale computerizzazione della società….Tutta la società, un po’ alla volta, diviene qualcosa che lo Stato si produce”. Così si origina “lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti, e nella generale astenia generale l’alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro…e un moralismo d’appoggio allo Stato come ultima fonte di consistenza per il flusso umano”.

Mi impressiona il coraggio di don Giussani, che, inerme, proclamava queste cose ad un partito che era al potere da quarant’anni e che non riusciva più a capire la sua alta lezione (ed infatti, poco più di 5 anni dopo si sarebbe liquefatto). Ma mi impressiona anche quanto sia difficile far capire  oggi che le cose stanno veramente come sono state descritte dal grande prete ambrosiano. Mi impressiona come il tema della libertà sia il grande assente nelle preoccupazioni di gran parte del mondo cattolico e di tutto il mondo laicista. Proprio in questo periodo, tante istituzioni anche diverse tra di loro stanno sottoponendo a giudizi disciplinari o addirittura penali psicologi, avvocati, medici, farmacisti, giornalisti per il solo fatto che essi hanno osato esprimere opinioni diverse da quelle che l’attuale corrente del potere dominante permette di proclamare (non ci sono processi contro i cattolici in quanto tali per il solo fatto che essi non osano dire più nulla circa l’autentica umanità). Il nostro Parlamento non osa neppure più introdurre l’obiezione di coscienza a proposito dell’eutanasia: bruttissimo segno. Diceva don Giussani sempre in quell’occasione: allo Stato “basta disporre di un’efficace organizzazione per legittimare qualunque cosa”.

Caro direttore, dovrebbero essere preoccupati per l’attuale situazione antilibertaria soprattutto coloro che hanno avuto l’ordine di annunciare, opportunamente e inopportunamente, che nel mondo è venuto Qualcuno proprio per rendere l’uomo libero. Ma molti di loro mi sembrano in tutt’altre faccende affaccendati.