a cura di Riccardo Cascioli
  • Covid-19

Haiti, il paese americano più vulnerabile alla pandemia

Ad Haiti il primo caso di Covid-19 è stato individuato il 19 marzo. Da allora stando ai bollettini informativi diramati dal Ministero della sanità l’epidemia si è diffusa lentamente, posto che i dati ufficiali corrispondano al vero. Al 30 aprile risultano solo 76 casi confermati e sei decessi. Ma si teme ugualmente il peggio. Con solo 64 ventilatori polmonari, 20 dei quali molto probabilmente mal funzionanti, su 11 milioni di abitanti e sette posti letto ogni 10.000 abitanti, è il paese dell’America Latina più vulnerabile al virus, del tutto impreparato. Non resterebbe che puntare sulla prevenzione. Ma mancano i dispositivi di sicurezza e i kit per effettuare i test e il rispetto della distanza fisica è limitatissimo anche perché molte persone non credono all’esistenza del virus e non prendono precauzioni. I missionari redentoristi hanno descritto all’agenzia Fides la situazione: “il comportamento non è realmente cambiato, i commercianti hanno manifestato per le strade, le persone giocano a calcio per le strade, alcune chiese stanno celebrando normalmente i servizi di culto”. Molti haitiani semplicemente non hanno accesso a mezzi di comunicazione e non hanno idea di che cosa stia succedendo. Circa il 60 per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Anche con le migliori intenzioni la gente non è comunque in grado di seguire le raccomandazioni del governo, ad esempio quella di lavare spesso le mani, e non si può permettere di rimanere a casa perché deve procurarsi da mangiare. Nelle bidonvilles inoltre rispettare le distanze è impossibile. Il governo sta organizzando distribuzioni di cibo, ma lo fa se criterio. Nei punti di distribuzione si verificano scene caotiche e umilianti perché tutti si accalcano e si spintonano temendo di restare a mani vuote. Un altro grave problema – spiegano i missionari redentoristi – è che, con la riduzione delle attività economiche in gran parte del mondo, molti haitiani emigrati all’estero hanno perso il lavoro o comunque guadagnano meno e quindi sono diminuite drasticamente le rimesse dalle quali dipendono molti haitiani.