• UE E POTERE

Guerra sui commissari, è l'europeismo dell'incoerenza

Dopo le audizioni del 14 novembre approvati come commissari il francese Breton (Mercato interno), su cui Macron aveva puntato tutto, e la rumena Valean (Trasporti). Bloccata invece, per ora, la nomina dell’ungherese Várhelyi (Partenariato), che pure è apparso il più competente, ma che sconta il pregiudizio della sinistra contro il governo Orban e la voglia di ‘rivincita’ contro l’esito delle varie elezioni.

Fatica a decollare la nuova Commissione Europea, presieduta da Ursula von der Leyen. Per farla breve, nelle audizioni del 14 novembre, tre dei nuovi commissari non hanno pienamente convinto: l’ex ambasciatore ungherese Oliver Várhelyi (Partenariato e Allargamento) ha dimostrato competenze eccellenti ma alcuni gruppi - Sinistra, Liberali e Verdi - temevano la sua poca indipendenza dal governo Orban; l’ex parlamentare europea, la romena Adina Valean (Trasporti), ha dimostrato competenze generiche nelle risposte ad alcune domande di Socialisti, Sinistra e Verdi; il francese Thierry Breton (Mercato interno) non è riuscito a convincere sulla sua indipendenza e mancanza di conflitti di interessi.

Eppure, proprio per evitare polemiche e problemi, a seguito della prima audizione di tutti e tre i candidati alla Commissione Giuridica per la valutazione dei conflitti di interesse, la von der Leyen aveva avuto un incontro martedì sera, 12 novembre, con tutti i capigruppo dei partiti del Parlamento Europeo. In quella sede, la von der Leyen aveva fatto enormi ed eccessive concessioni alle forze di sinistra del Parlamento: cambiato il nome del ‘portafoglio’ sulla protezione dello stile di vita europeo, diventato «promozione dello stile di vita europeo»; maggiori competenze per Paolo Gentiloni (SOC) agli Affari Economici, che includeranno anche l’«integrazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite» in tutti i dipartimenti della Commissione; inclusione dei “diritti sociali” nel portafoglio del commissario al Lavoro, Nicolas Schmit (SOC); le competenze del commissario Virginijus Sinkeciçius (Verdi) riguarderanno non solo l’ambiente e gli oceani ma anche la pesca, un settore di grande peso.

Nonostante questi cedimenti, alcuni simbolici, altri di sostanza (soprattutto pesca e diritti sociali), forse necessari per l’approvazione da parte dei tre partiti maggioritari di tutti e tre i candidati, la slealtà non è mancata. Le audizioni di giovedì non sono state facili per i tre nuovi commissari designati da Ungheria, Romania e Francia. Due approvati, nonostante i dubbi, e uno rimandato, nonostante le competenze mostrate. L’ennesima riprova dello sfaldamento politico europeo.

Adina-Ioana Valean, nominata solo otto giorni fa dalla Romania, ha ammesso con umiltà le proprie competenze generiche e  non ha saputo entrare nei dettagli sugli argomenti e le complesse domande postele. I Verdi avevano chiesto ulteriori risposte scritte su molte questioni per esprimere la loro completa valutazione della candidatura, ma la maggioranza dei parlamentari ha comunque approvato con i 2/3 necessari la nomina. A favore sia i Socialisti che i Liberali.

Thierry Breton, candidato di Macron e sul quale lo stesso presidente francese e i Liberali al Parlamento Europeo avevano puntato tutto (addirittura minacciando gravi conseguenze politiche in caso di ‘bocciatura’), è stato anch’egli approvato giovedì. Liberali, Socialisti, Popolari e Conservatori a favore, nonostante i dubbi di molti sul conflitto di interesse; altri gruppi contrari.

Oliver Várhelyi (nella foto) ha raccolto applausi per le sue risposte precise e competenti: il pregiudizio della sinistra nei suoi confronti è in realtà conseguenza dell’odio che colpisce Orban e il governo ungherese, colpevole di essere ancora apprezzato, dopo un decennio, dal 52% della propria popolazione. Várhelyi ha dichiarato chiaramente che si adopererà per proseguire il processo di integrazione e allargamento europeo con i Paesi dei Balcani e per una partnership forte con i Paesi dell’Est e del Sud Europa, una posizione chiaramente sostenuta da quasi tutti i Paesi europei ma non da Macron, né dall’Olanda.

Alla fine la decisione della Commissione Esteri del Parlamento Europeo è stata a favore del pregiudizio politico e quindi Várhelyi dovrà rispondere a nuove domande scritte entro il prossimo lunedì per una valutazione finale. I traditori? Socialisti e Liberali, che avevano assicurato il via libera e invece hanno bloccato la nomina (per ora), mentre Verdi e Sinistra si sono opposti all’approvazione. Popolari, Conservatori e Identitari a favore.

Siamo chiari, il voto che blocca la nomina del commissario ungherese è una vittoria di tanti e diversi interessi: rivincita dei socialisti perdenti contro i sovranisti vincenti in quasi tutti i Paesi; liberali e Macron che non vogliono nessun allargamento verso Est e i Balcani, contro il volere della maggioranza dei governi europei; Soros e la sua sostituzione etnica mascherata da società aperta, contro Orban e il blocco dei governi che prediligono politiche famigliari all’invasione. Il presidente von der Leyen e la sua Commissione sono nelle mani di bande incontrollabili, politici sleali e incoerenti.

Probabilmente la prossima settimana anche l’ultimo commissario, il più competente e il meno sospetto di conflitti di interessi, l’ungherese Várhelyi, appunto, verrà approvato. E la Commissione sarà formalmente al completo.

In realtà, questi mesi hanno dimostrato una debolezza e un’incoerenza politica europea inimmaginabili. Ci chiediamo perché la maggioranza del popolo inglese e Boris Johnson vogliano uscire dalle istituzioni europee o perché i sovranisti mietano successi a pressoché ogni tornata elettorale e in ogni Paese? Le vicende recenti ci rispondono chiaramente: i soloni della politica europea, i promotori dell’europeismo dei “valori comuni”, ancora una volta si sono dimostrati i primi promotori della sua dissoluzione.