• IL RITRATTO

Grabois, un attivista del culto della terra in Vaticano

Al dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale arriva Juan Grabois, attivista dei movimenti sociali legato a Bergoglio. Il classico intellettuale borghese che, secondo Marx, deve guidare la forza rivoluzionaria del proletariato: non c'è nulla che lo leghi alla Chiesa e al cristianesimo, ma mostra di esercitare una specie di spiritualismo eclettico arrivando ad abbracciare la causa ambientalista del “grido” della terra e dei poveri. Le sue bandiere sono le stesse sventolate dal Consiglio per il capitalismo inclusivo della famiglia Rothschild. 

Il dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale ha ufficializzato la nomina dell'attivista politico argentino Juan Grabois come membro dell’organismo considerato il ministero sociale e ambientale della Santa sede.

Grabois è un attivista politico, che ha iniziato la sua militanza organizzando diversi gruppi e movimenti sociali all'inizio del ventunesimo secolo, i cui membri avevano sofferto le conseguenze delle politiche sociali economiche promosse dai governi democratici successivi al nefasto Processo di riorganizzazione nazionale promosso dal 1976 al 1983 dalle Forze armate argentine. Governi democratici che hanno rispettato l'involuzione strutturale istituita in Argentina a partire da quegli anni, che mise il Paese sotto il controllo del potere finanziario internazionale, il quale instaurò un regime economico-sociale di impoverimento crescente della popolazione, concentrazione di stranieri nell'economia produttiva, predominio della speculazione finanziaria, deindustrializzazione e privatizzazione dell'attività produttiva durante gli anni dal 1980 al 1990.

Come conseguenza di questo processo involutivo si è istituzionalizzata una povertà strutturale con una sempre maggior affluenza di disoccupati che hanno potuto trovare lavoro soltanto in un'economia informale e sopravvivere con sussidi statali, chiamati Piani Sociali, come un’elemosina palliativa. Questi sussidi sono stati implementati in forma provvisoria all'inizio del millennio, nel corso di una delle più profonde crisi finanziarie ed economiche che l'Argentina abbia mai conosciuto, solo che successivamente sono diventati cronici e permanenti, trasformando così i disoccupati in scarti del sistema produttivo e dell'economia reale.

In questo contesto di degrado nazionale, compare all'inizio della seconda decade del secolo ventunesimo sulla scena politica nazionale Juan Grabois, figlio di un noto dirigente peronista degli anni ‘70, che poté così godere del prestigio in quel mondo di lavoratori esclusi, nonostante fosse un tipico rappresentante della classe media: laureato in scienze sociali e umane, oltre che avvocato, anche se non si sa se abbia mai esercitato la sua professione in forma continuativa.

Promosse inizialmente un gruppo di disoccupati e lavoratori “informali” chiamato Corriente de trabajadores de la economia popular (CTEP), accompagnando altri movimenti sociali inseriti nelle organizzazioni come Barrios de pie, Movimento Evita etc… etc…

La caratteristica di questi movimenti sociali è quella che sono stati sostenuti fin dalle loro origini da fondi statali ogni volta maggiori e che i loro principali dirigenti, incluso Grabois, non provenivano da quei settori marginalizzati, ma erano quei tipici intellettuali della classe media che si sono posti alla guida di questi gruppi secondo il miglior cliché del modello imposto da Karl Marx nel Manifesto comunista, dove la forza rivoluzionaria è il proletariato, ma la guida di questa forza è degli intellettuali borghesi.

In questo periodo Juan Grabois, ha avuto l’astuzia e l'abilità di mettersi sotto l'ala dell’allora Arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, il quale, in forma chiara, evidente e inequivocabile lo ha trattato come il suo attivista sociale preferito, mettendolo in testa a tutti gli altri referenti. Soprattutto perché il personaggio in questione, non ha mai avuto un’identità politica definita - non è peronista, nemmeno marxista, è antiliberale progressista, termine questo che non significa niente, perché in sostanza non ha nessun elemento che lo definisca come tale.

E nemmeno non c'è nulla che lo leghi alla Chiesa e al cristianesimo. In ogni caso, mostra di esercitare una specie di spiritualismo eclettico, senza alcuna referenza concreta e alcun credo religioso, la qual cosa gli permette di abbracciare la causa ambientalista del “grido” della terra e dei poveri, della povertà strutturale degli esclusi, del culto della Pachamama senza alcun vincolo con, ad esempio, la Dottrina sociale della Chiesa.

In sintesi: le bandiere che sventola Juan Grabois e la sua prassi sociale sono le stesse che sventolate dal Consiglio per il capitalismo inclusivo della famiglia Rothschild, che è l'anima dell’agenda sociale e politica che oggi comanda nelle attività e nella politica estera della Santa Sede.

In questa prospettiva il vescovo di Roma sembrerebbe svolgere le funzioni di cappellano di Casa Rothschild, così come lo ha definito Lynn Forester De Rothschild: «Papa Francesco mette la poesia alla prosa del Consiglio per il capitalismo inclusivo».

In questo senso la promozione di Juan Grabois da parte del Vaticano, calza alla perfezione con lo sforzo che la gerarchia vaticana sta portando avanti per decapitare la Chiesa cattolica, immergendola in quella mondanità spirituale che il Papa Bergoglio segnalava inizialmente come il pericolo che infettava la Chiesa. Solo che, alla luce di ciò che ha realizzato nel suo pontificato, sembra essere uno dei suoi obiettivi fondamentali, se non il principale.  

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