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Gli "pseudogeni" non dimostrano l'evoluzionismo

In biochimica viene chiamato “pseudeogene” una sequenza di quelle molecole semplici. Chiamati volgarmente «DNA spazzatura» sarebbero scarti di geni antichi che però hanno perduto senso, a causa dell'evoluzione. Sono dunque una "prova" dell'evoluzionismo. Ma è così? A quanto pare no. A dirlo, ormai, sono gli stessi evoluzionisti.

Pseudogeni studiati negli anfibi e nei rettili

Lo “pseudogene”, questo sconosciuto. In biochimica viene chiamato così, “pseudeogene”, una sequenza di molecole semplici che costituiscono gli acidi nucleici DNA e RNA, indispensabili per la trasmissione delle informazioni genetiche. Li si chiama in questo modo per analogia e differenza rispetto ai “geni”, che sono le unità ereditarie fondamentali degli organismi viventi. Somigliano loro, cioè, in tutto tranne che nell’aspetto fondamentale: i geni veri hanno una funzione, gli “pseudogeni” no, tanto da esser stati chiamati persino «DNA spazzatura». Sono scarti di che? Di geni antichi che però hanno perduto senso. E chi li ha ridotti così? L’evoluzione. Gli “pseudogeni” sarebbero infatti il materiale di risulta del gran lavoro dello sviluppo trasformista della vita da una specie a un’altra lungo milioni e milioni di anni. Ma non è affatto vero.

A dirlo sono anzitutto gli evoluzionisti stessi, i quali, guardandoci finalmente dentro, hanno scoperto che quelle sequenze di molecole semplici contengono anch’esse informazioni notevoli. Il contrario esatto, cioè, di quanto preteso. Dunque? Dunque gli “pseudogeni” continuano a essere deiezioni dell’evoluzione, ma contengono notizie importanti… sull’evoluzione. Come gli indovini che leggono le interiora degli animali morti. E però non è vero nemmeno questo.

Perché delle due l’una: o gli “pseudogeni” sono spazzatura perché non contengono informazioni oppure contengono informazioni e quindi non sono spazzatura, ma così l’evoluzionismo “provato” subisce un’ennesima demolizione.

Ebbene, gli “pseugdogeni” non sono affatto geni finti. «Sono sequenze sospettate di essere prive di funzione per varie ragioni: a volte perché quelle sequenze non sarebbero trascritte dalla cellula in proteine funzionali (magari per la presenza di quelle che vengono interpretate come terminazioni premature nella loro sequenza), a volte perché vengono trascritte in molecole ‒ tipicamente l’RNA ‒ la cui funzione è ignota». A spiegare il punto a La nuova Bussola Quotidiana è Carlo Alberto Cossano, presidente nel neonato Centro Italiano per l’Intelligent Design (CIID) e membro del Consiglio consultivo scientifico del Zentrum für BioKomplexität & NaturTeleologie di Echsenbach, in Austria, affigliato al prestigioso Discovery Institute di Seattle. Quel che dice Cossano, cioè, è che gli “pseudogeni” sono considerati inutili e vuoti solo perché non sappiamo ancora a cosa servono. Ma è legittimo buttare nel cassonetto quel che (ancora) non si capisce? È così che si comporta la scienza?

«L’evoluzionismo», prosegue il presidente del CIID, «sostiene che la perdita di funzione degli “pseudogeni” sia dovuta a “mutazioni nonsenso”». La natura sarebbe insomma irrazionale e salterebbe qua e là schizofrenicamente. Può darsi, ma chi lo dice? Lo studio serio no: il caso dei bistrattati “pseudogeni” lo dimostra in modo lampante. «Non solo gli “pseudogeni”», continua Cossano, «possono infatti produrre proteine (che hanno quindi per forza di cose una funzione, altrimenti la cellula non sprecherebbe risorse per produrle), ma trascrivono anche l’RNA (che ha funzioni complesse di regolazione di moltissimi processi cellulari), e addirittura svolgono vere e proprie funzioni».

Cossano è un critico dell’evoluzionismo, va bene. Ma non così Nature Reviews Genetics (NRG), il mensile specialistico pubblicato dal gruppo editoriale Nature. Un suo recente paper viene definito «semplicemente incredibile» da Evolution News & Science Today proprio perché documenta che, pur se «il “dogma” oggi vigente in biologia […] impedisce di riconoscerne le funzioni», lo “pseudogene” è tutto fuorché pattumiera. Il testo di NRG, ultraspecialistico, illustra infatti che gli “pseudogeni” vengono definiti tali, e bistrattati, solo in obbedienza a un preconcetto di tipo evoluzionistico che preclude l’indagine vera. L’evoluzionismo postula la necessità che esistano geni falsi di scarto privi di funzione e quindi così deve essere: fa niente se dirlo è falso.

Ora, NRG offre «prove schiaccianti» di funzioni di “pseudogeni”, ma il riduzionismo non si spaventa. Come nota Evolution News & Science Today, «probabilmente la tendenza a considerare gli pseudogeni un “resto dell’evoluzione” non muterà fino a che si presupporrà che l’intero genoma altro non sia se non il prodotto di un’evoluzione cieca». La stessa NRG conclude così, ma questo rende il tutto ancora più agghiacciante. Un approccio non scientifico difende una pretesa infondata, la quale si rivela poi apertamente falsa davanti all’indagine scientifica autentica, ma si continuerà a preferire la bugia alla verità per obbedire a un apriorismo ideologico. E mentre tutti si rendono allora conto che la scienza vera compie progressi quotidiani di cui il grande pubblico sa poco e niente, progressi che smentiscono costantemente la presunzione evoluzionistica, l’unica certezza che resta è il socratico più so e più so di non sapere. Un mistero grande, quello della vita, costantemente boicottato.