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L'ANTIDOTO

Gli osservanti

Dai tipici copricapi agli smartphone vietati. Usi e (rigidi) costumi degli ebrei ortodossi d'Israele.

Cultura 21_04_2012
Ebrei osservanti
Su «D» (il settimanale femminile di «Repubblica») del 24 marzo 2012 un ampio servizio sugli ebrei ortodossi che vivono in Israele chiariva un aspetto meno noto circa i loro caratteristici copricapi. Gli uomini devono stare a capo coperto e c’è chi indossa la kippah (cuffietta), chi il feltro nero e chi lo streimel (colbacco di pelliccia) in ogni stagione. Oltre alla barba e ai lunghi riccioli sulle tempie. Ma ogni gruppo di haredim (devoti), a seconda della yeshiva (scuola talmudica) ha il suo modello: ne esistono più di cento, distinguibili solo a un occhio allenato. Gli haredim, che tra loro parlano solo yiddish e non l’ebraico moderno ufficiale, non riconoscono lo stato di Israele pur facendone parte (e una parte sempre più cospicua: ogni donna degli haredim ha in media 7,7 figli).

A Gerusalemme
vivono in una specie di auto-ghetto, il quartiere Mea Shearim («delle cento porte», sottinteso della Torah), per preservarsi dal “contagio” con i non religiosi. Hanno un’altissima percentuale di disoccupati che vivono del sussidio statale, in quanto la quasi totalità del loro tempo è dedicato allo studio. Spesso si scontrano con la polizia, «perché molti haredim si considerano al di sopra della legge dello Stato»). Per loro esistono bus in cui le donne salgono e siedono dietro, e gli uomini davanti. Gli smartphone sono vietati, in quanto la navigazione su internet potrebbe essere pericolosa per la purezza dei giovani («il negozio che li vendeva a Mea Shearim è andato misteriosamente bruciato»). Per venire loro incontro, tutti gli alberghi di Israele hanno installato l’ascensore «dello shabbat»: dal tramonto del venerdì a quello del sabato si ferma a ogni piano senza che sia necessario premere pulsanti. E’ in vendita anche il frigorifero che, se si apre di sabato, non accende la luce interna.

All’inizio
di marzo a Gerusalemme è nevicato di venerdì e i rabbini hanno proibito i pupazzi di neve (in base al divieto biblico di raffigurare uomini e animali). Alcuni di loro hanno consentito di tirare palle di neve purché confezionate prima del tramonto del venerdì, ma non si è raggiunta l’unanimità sulla questione. Se aggiungiamo la circoncisione e i divieti alimentari, a volte penso con gratitudine a tutto quel che Gesù ci ha risparmiato.