Gli estremi si toccano. La leader del Kuomintang di Taiwan a Pechino da Xi
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La leader del partito nazionalista di Taiwan (il Kuomintang), Cheng Li-wun, è andata in visita nella Repubblica Popolare Cinese. Prima volta in dieci anni per un esponente del partito. L'unità della Cina è l'obiettivo, ma la Cheng parla di "Taiwan".
Dopo le manovre militari cinesi per intimidire Taiwan, arrivano le manovre politiche, per dividerla al suo interno. Pechino ha ricevuto in pompa magna la leader dell’opposizione nazionalista, Cheng Li-wu, a capo del Kuomintang. Il partito di Chiang Kai-shek, il “generalissimo” sconfitto da Mao Zedong e costretto a riparare a Taiwan nel 1949, da sempre mira alla riunificazione della Cina. Sotto i nazionalisti, si intende. Ma nonostante l’incompatibilità ideologica, il successore di Mao, Xi Jinping, trova ormai del tutto funzionale avere come alleato Cheng, successore di Chiang Kai-shek, nel nome dell’unità. Perché quel che Pechino teme maggiormente non è un’invasione nazionalista, ma una proclamazione ufficiale di indipendenza dell’altra Cina, Taiwan, già di fatto indipendente, democratica, l’opposto della Cina continentale comunista.
Il viaggio in Cina di Cheng Li-wun è il primo da dieci anni per un esponente di alto profilo del Kuomintang. Cheng ha dichiarato che il suo è un “viaggio storico per la pace”. il partito di governo, il Partito Democratico Progressista, la vede diversamente. Il primo ministro taiwanese Cho Jung-tai ha chiesto un rafforzamento dei controlli legali sugli scambi tra politici taiwanesi e Pechino, proponendo modifiche legislative che obbligherebbero i funzionari a dichiarare contatti e informazioni relativi a interlocutori politici e militari cinesi, con l’obiettivo di “tutelare la sicurezza nazionale”.
Il timore è che il regime di Xi Jinping usi la leader dell’opposizione come uno strumento della sua politica annessionista. «La pace è una cosa rara e bella» ha dichiarato Xi, che si dice fiducioso nelle persone di entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan «che si avvicinano e alla fine camminano insieme».
Cheng suggerisce che il Partito Comunista cinese e il Kuomintang possano elaborare un "progetto per la pace" basato sulla loro opposizione condivisa all'indipendenza di Taiwan. «Si spera che, grazie agli instancabili sforzi delle nostre due parti, lo Stretto di Taiwan non sia più un fulcro di potenziali conflitti, né diventi una scacchiera per interventi esterni» ha dichiarato da Pechino.
Mentre, però, Cheng sostiene un dialogo senza limiti, Pechino esclude ogni contatto con il presidente di Taiwan Lai Ching-te, il cui Partito Democratico Progressista al governo vuole l’indipendenza dalla Cina.
Tuttavia, anche la stessa leader del Kuomintang si sta rivelando un’interlocutrice difficile per Pechino. Anche solo per i gesti simbolici e le parole del suo viaggio in Cina. Ad esempio ha fatto tappa a Nanchino, dove sorge il mausoleo di Sun Yat-sen, il fondatore della Repubblica di Cina, ritenuto un maestro sia dai nazionalisti che dai comunisti. Proprio parlando di Sun, ha collegato il suo pensiero al movimento indipendentista di Taiwan contro i dominatori giapponesi, come Chiang Wei-shui che nel 1927 fondò il Partito del Popolo Taiwanese per la liberazione della “nazione taiwanese”.
Questa è una novità perché i precedenti esponenti del Kuomintang che si erano recati a Nanchino parlavano di unità della “nazione cinese”. Anche Cheng deve rispondere all’elettorato taiwanese, d’altra parte. Che ha fatto capire, da dieci anni a questa parte, votando il Partito Democratico Progressista, che vuol rompere con la Cina continentale. Sarà anche un riflesso del passato. Cheng, che ora ha 56 anni, è entrata in politica da attivista studentesca contro il Kuomintang, che allora governava in modo autoritario. In un comizio degli anni 80, si presentò davanti a uno striscione per una Taiwan indipendente.
Xi Jinping fa però buon viso a cattivo gioco e vuole dimostrare che c’è una parte importante della politica di Taiwan che predica ancora la riunificazione della Cina, nel nome della pace e della stabilità. Un biglietto da visita da presentare a Donald Trump, quando si recherà in visita a Pechino, se non ci sono altri imprevisti, il prossimo 15 maggio.

