Il gender nega scienza ed evidenza, lo dicono gli ormoni
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Sono proprio le sbandierate conoscenze scientifiche a smentire chi considera maschile e femminile frutto di mere "costruzioni sociali". Al contrario è assodato che la biologia influenza anche i differenti comportamenti. Chi non crede più al buon senso creda almeno al testosterone.
Recentemente ho tenuto una conferenza sul tema del maschile e del femminile che, ovviamente, ho trattato dal punto di vista aristotelico-tomista. Durante il momento di confronto con il pubblico, un giovane astante mi ha rivolto questo appunto: «Gli atteggiamenti e i comportamenti sono certamente influenzati dalla cultura, dall’educazione e dallo stile di vita; non credo sia possibile che siano in qualche modo influenzati dalla biologia». Lo confesso: ho faticato a credere alle mie orecchie.
Questa affermazione contrasta, innanzitutto, con l’esperienza comune, almeno degli esseri umani delle classi sociali meno giovani. Io avevo una cagnolina che faceva la pipì accovacciata. Inoltre, la pipì solo quando ne aveva bisogno, tranne quando era in calore; in quel periodo, lasciava tracce di pipì qua e là, per segnalare la sua disponibilità alla riproduzione. Il suo amico Edo, invece, faceva la pipì alzando la zampina; e usava la pipì per "marcare il territorio", lasciando tracce del suo passaggio nei luoghi dove altri maschi avevano fatto la stessa cosa in precedenza. Posso assicurare al gentile lettore che non ho insegnato io, alla mia cagnolina, a fare pipì accovacciata; e – ho verificato – nessuno ha insegnato a Edo quel modo di liberarsi la vescica.
Esclusa l’ipotesi "costruzione sociale" (società cinofila patriarcale e maschilista), resta evidentemente l’ipotesi biologica e istintuale (che fa, cioè, riferimento ad una anima).
Comportamenti e atteggiamenti diversi tra i sessi – il lettore mi creda o no – li ho riscontrati personalmente in altre specie animali: gatti, pollame, pesci… Maschi e femmine hanno, in diverse circostanze della loro vita, atteggiamenti e comportamenti diversi; e non ho mai visto nessuno educare al predominio maschile polli o avannotti.
Tuttavia, se i moderni si limitavano a deridere le verità metafisiche, i contemporanei faticano a credere anche ai propri occhi: l’unica fonte di conoscenza certa sembra essere la scienza, che si esprime principalmente attraverso social media e fonti di informazione mainstream; ma anche, marginalmente, mediante ricerche e paper peer reviewed.
Facciamo una verifica rapida e semplice, tramite il secondo strumento (paper scientifici): la biologia – in particolare gli ormoni – ha un influenza su atteggiamenti e comportamenti? Non prendiamo una sola ricerca ma una rassegna (qui). Leggiamo: «Con questa rassegna illustriamo il ruolo cruciale che gli ormoni svolgono nel comportamento e nella cognizione umana, dall'interazione immediata tra fisiologia e situazioni ai processi di sviluppo a lungo termine che si estendono per tutto l'arco della vita. Il primo ormone, la secretina, fu scoperto nel 1902, ma anche a più di 120 anni di distanza la nostra comprensione dell'endocrinologia sociale e comportamentale è tutt'altro che completa. Tuttavia, è ormai evidente che esistono interazioni tra fattori ormonali e sociali, aprendo una moltitudine di quesiti di ricerca rilevanti per le scienze sociali».
In sostanza: non ci si pone più la domanda se gli ormoni (cioè la biologia) influenzino comportamenti e atteggiamenti, lo lo diamo ormai per accertato; la domanda è come questo avvenga. Apprendiamo anche che questo tipo di ricerca non è recente o recentissimo; cosa che ne giustificherebbe l’ignoranza: risale a più di centoventi anni fa.
Esiste addirittura una scienza (una scienza che, stranamente, merita ancora il nome di scienza; non junk-science) dedita esclusivamente a questo tema e che si chiama neuro-endocrinologia, definita come branca multidisciplinare della medicina che studia le complesse interazioni reciproche tra il sistema nervoso e il sistema endocrino.
Prendiamo come esempio (facile, abbiamo detto) il testosterone, un ormone steroideo appartenente alla famiglia degli androgeni. Esso viene prodotto soprattutto nei testicoli nell’uomo, in quantità minori nelle ovaie nella donna e, in entrambi i sessi, anche dalle ghiandole surrenali; è, quindi, un ormone prevalentemente (ma non esclusivamente) maschile.
Bene, il testosterone non influenza solo lo sviluppo corporeo (crescita dei genitali; comparsa della barba e dei peli; abbassamento della voce; aumento della massa muscolare; incremento della densità ossea; distribuzione tipicamente maschile del grasso corporeo, conformazione cerebrale "maschile"…). Esso influenza anche il comportamento, come è ampiamente dimostrato dalla ricerca (appunto) endocrinologica. E non nel senso che «aumenta l’aggressività», come sostiene la vulgata ufficiale: nel senso che riduce la tendenza a mentire; contrasta il conformismo e le strategie di reputazione ingannevoli; favorisce la perseveranza; è correlato con l’intelligenza «fluida».
In sostanza: il testosterone influenza eccome atteggiamenti e comportamenti; soprattutto aumentando la vita "virtuosa". Non a caso, la parola virtù, così come virilità, ha la sua radice nella parola latina vir, che indicava l’uomo adulto pienamente realizzato…
Per concludere: l'ideologia gender, essendo una ideologia, nega l'esperienza comune; ma, in questo caso, nega persino la scienza, quella con la S maiuscola. È, per usare il linguaggio contemporaneo, negazionista e antiscientifica. Il che richiede, evidentemente, un lungo percorso di indottrinamento e di lavaggio (con tanto di risciacquo e centrifuga) del cervello; da effettuarsi nelle più rinomate istituzioni scolastiche.
La biologia, nel frattempo, continua imperterrita a fare il suo lavoro.
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