• ITINERARI DELLA FEDE

Gli eremi della Maiella, dove abita Cristo

Il massiccio abruzzese custodisce un centinaio di antri solitari, ma anche chiese e monasteri rupestri. La loro storia è legata a san Pietro da Morrone, il Celestino V del «gran rifiuto» dantesco, la cui vita ascetica meriterebbe d'essere conosciuta...

Eremo di San Bartolomeo

Colui che a detta di Dante «fece per viltade il gran rifiuto», quel Pietro da Morrone salito al soglio pontificio per soli pochi mesi nel 1294 assumendo il nome di Celestino V, visse qui, sul monte della Maiella, il luogo che un altro grande poeta del Trecento, Francesco Petrarca, definì Domus Christi, casa di Cristo, per la compresenza di numerosi luoghi di culto.

In tutto se ne contano un centinaio, per lo più grotte, antri rocciosi, che solo con il consolidarsi degli ordini monastici assunsero forme più stabili rispetto alle strutture sommarie originali. E proprio a Pietro, ascetico monaco eremita, che la Chiesa venera come santo, si deve la ricostruzione, se non la costruzione ex novo, senza dubbio più antica, di alcuni di questi luoghi, eremi solitari disseminati sulla montagna abruzzese. Sono sparsi un po’ ovunque, nelle valli e sui pascoli, ma si concentrano principalmente sul versante occidentale del rilievo, tra le due vallate di S. Spirito e dell’Orfento.

Non sempre è facile raggiungerli: talvolta è necessario percorrere stradine o mulattiere impervie e scoscese. Tra i più famosi quello di S. Bartolomeo, dove san Pietro Celestino visse tra il 1274 e il 1276, è precedente all’anno Mille. Vi si accede attraverso una scala scavata nella roccia, la Scala Santa, che conduce ad una balconata dove si trova la chiesa, che conserva, in facciata, affreschi dell’epoca del Santo Pontefice.

Da sempre questo luogo è meta di pellegrinaggi e di una processione, molto partecipata, che ricorre ogni anno il 25 agosto. Allo stesso periodo risale l’eremo di Santo Spirito che si affaccia spettacolarmente sull’omonima valle. Attualmente l’eremo, che sempre Petrarca descrisse come uno dei luoghi più adatti all’ascesi spirituale, è costituito dalla chiesa, dalla sagrestia, da una foresteria e dal complesso monastico. Proprio qui, infatti, Celestino V decise di insediare la casa madre della Congregazione da lui fondata, la cui soppressione nell’Ottocento provocò il conseguente decadimento del monastero, solo recentemente restaurato. L’eremo di Sant’Onofrio, infine, incastonato nella roccia a 700 metri di altezza e in una posizione vertiginosa è l’ultimo fatto ricostruire da san Pietro che qui apprese e accolse la notizia della sua elezione pontificale, non prima, dice la leggenda, di avere ottenuto l’assenso dal crocifisso ai piedi del quale pregava. Fra tutti è quello che conserva manufatti artistici più pregiati, affreschi duecenteschi con la Vergine e i Santi.

Segno e testimonianza della vocazione ascetica di questa zona, questi luoghi, di straordinaria bellezza, per il loro isolamento e la sacralità che da essi emana, offrono ancora oggi un’occasione per vivere un’esperienza spirituale davvero unica.