Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Liduina a cura di Ermes Dovico
STATI UNITI

Giudice ordina: «Pubblicate i dati sugli effetti avversi»

Dai dati che l'associazione non governativa ICAN è riuscita ad ottenere dal CDC statunitense su ordine del giudice del Texas e sui 10 milioni che hanno usato l'app V-Safe, emergono informazioni sconcertanti: ben 4,2 milioni i sintomi severi segnalati. 

Attualità 10_11_2022

Favorevoli o contrari al vaccino, onestà vuole che si riconosca che la trasparenza pare non essere il principio guida che ha contraddistinto la campagna vaccinale nel mondo. Contratti secretati, scambi di sms spariti, amministratori delegati che declinano di rispondere alle domande. Lo si era capito fin dall’inizio, quando Pfizer si era rifiutata di condividere con il mondo scientifico i dati grezzi della ricerca che aveva portato al miracoloso 95% di efficacia.

E adesso gli sforzi per tenere ben occultati i dati delle reazioni avverse. Dopo quasi un anno di contese legali, l’associazione non governativa statunitense Informed Consent Action Network (ICAN) è riuscita ad ottenere dai Centers for Desease Control and Prevention (CDC) i dati delle segnalazioni di eventi indesiderati in seguito alla vaccinazione per il Covid-19 raccolti tramite V-Safe, un’applicazione per smartphone voluta dai medesimi CDC. Le informazioni raccolte tramite V-Safe vengono custodite dal server protetto Oracle, che ha accesso ai dati resi anonimi. In ragione dell’anonimia dei dati, l’ICAN ha ritenuto che essi dovessero essere resi pubblici in forza di una legge del 1966, la Freedom of Information Act, che autorizza le agenzie federali a trasmettere i dati resi anonimi a chi ne facesse eventualmente richiesta.

La richiesta rivolta dall’ICAN ai CDC di autorizzare la pubblicazione di questi dati ha però ricevuto più volte risposta negativa; l’organismo di controllo della sanità pubblica americano ha motivato il proprio rifiuto appellandosi al fatto che questi dati non sarebbero affatto anonimi; la verità è però che, mentre i CDC hanno accesso ai dati individualizzati, quelli processati da Oracle risultano invece depersonalizzati.

Dopo i rifiuti dei CDC, il 28 dicembre dello scorso anno, l’ICAN, tramite il proprio avvocato Aaron Siri, ha iniziato una serie di azioni legali contro i CDC e il Department of Health and Human Services (HHS), alla ricerca di un tribunale che obbligasse questi enti a pubblicare i dati raccolti. Finalmente, dopo quasi un anno di battaglie giuridiche, il 22 settembre scorso, il giudice di un tribunale del Texas, Robert Pitman, ha obbligato i CDC a rendere pubblici in forma anonima entro il 30 settembre 2022 tutti i dati raccolti dal 14 dicembre 2020 al 31 luglio 2022, periodo nel quale 231 milioni di cittadini statunitensi hanno ricevuto almeno una dose di vaccino.

I dati ora disponibili, dopo il lungo braccio di ferro, sono limitati alle circa 10 milioni di persone che hanno scaricato l’applicazione e riguardano i campi pre-compilati. Non sono invece disponibili le risposte date in campo libero e quelle che contengono dati personali, come data di nascita o numero telefonico. Per ottenere la pubblicazione anche di questi dati, ovviamente anonimizzati, l’ICAN sta proseguendo la sua battaglia.

Che cosa dunque emerge da queste informazioni che si sono volute occultare così ostinatamente? Dalle slide (disponibili qui) emerge che sono oltre 3 milioni gli individui, circa uno su tre di quanti hanno scaricato l’app, ad aver comunicato impatti negativi della vaccinazione sulla propria salute, con più di 143 milioni di ingressi. Un numero di check-in decisamente superiore a quanto anticipato dai CDC, secondo cui il numero di ingressi in V-Safe sarebbe ammontato a soli 119 milioni. Degli oltre 3 milioni di persone che hanno comunicato effetti avversi, 1,3 milioni si sono dovuti assentare dalla scuola o dal lavoro, 1,2 milioni hanno dovuto abbandonare le proprie normali attività ed esattamente oltre 750.000 hanno avuto bisogno di cure mediche. Di questa porzione, al di sopra dei 3 anni di età, il 48,3% ha avuto bisogno di cure urgenti (percentuale che sale al 65% per i bambini con meno di tre anni), il 9,6% di ospedalizzazione e il 15% della rianimazione. Le segnalazioni relative ai bambini sotto i due anni sono state circa 13.000. I vaccini maggiormente incriminati, in numero assoluto, sono Moderna e Pfizer.

Sono stati inoltre segnalati oltre 71 milioni di sintomi, prevalentemente dolore generale (27%), affaticamento (18%) e brividi (14%), ma anche nausea, dolori articolari, tumefazioni, dolori addominali e diarrea. Di questi, ben 4,2 milioni di sintomi segnalati risulta di entità severa.

Secondo l’ICAN (vedi qui), la pubblicazione dei dati di V-Safe «rivela informazioni sconcertanti che avrebbero dovuto indurre i CDC ad interrompere immediatamente il proprio programma di vaccinazione anti Covid-19». I dati sono realmente scioccanti, se si pensa che sono relativi ai soli 10 milioni di utenti dell’app V-Safe, i quali rappresentano meno di un ventesimo delle persone che, nel medesimo lasso di tempo, hanno ricevuto almeno una dose. Inoltre, come ricordato sopra, da questi dati mancano le segnalazioni riportate in modo libero, senza cioè ricorrere alle risposte chiuse predisposte, e altre che contenevano dati sensibili. Occorrerà capire se e quando l’ICAN riuscirà ad ottenere anche questi dati, che permetteranno di avere un quadro un po’ più ampio.