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Giovanni Paolo II e il Pride

Nel 2000 Giovanni Paolo II espresse amarezza per il Pride romano appena concluso per l'affronto al Giubileo di quell'anno e per l'offesa ai valori cristiani di Roma.

Gender Watch 22_05_2026

A maggio e giugno si svolgono in tutto il mondo i Pride. Qual era il giudizio di Giovanni Paolo II su queste manifestazioni? Ne parlò nell’Angelus del 9 luglio 2000. Si era da poco concluso il Gay Pride a Roma e così il Santo Padre lo criticò duramente: «Un accenno ritengo, poi, doveroso fare alle ben note manifestazioni che a Roma si sono svolte nei giorni scorsi.

A nome della Chiesa di Roma non posso non esprimere amarezza per l'affronto recato al Grande Giubileo dell'Anno Duemila e per l'offesa ai valori cristiani di una Città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo.

La Chiesa non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio Creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene da ciò che è male.

Vorrei, a tale riguardo, limitarmi a leggere quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale, dopo avere rilevato che gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale, così si esprime: "Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione" (CCC 2358).

La Madre celeste ci assista con la sua protezione».