• IL RAPPORTO

Giornata del rifugiato, ogni anno aumentano i profughi

Il 20 giugno di ogni anno si celebra la Giornata internazionale del rifugiato e per l’occasione l’Unchr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, pochi giorni prima pubblica un rapporto aggiornato sulla situazione globale. “Ogni anno, nell’ultimo decennio, il numero dei profughi è aumentato" dice l’Alto Commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi.

UNHCR in Moldavia

Il 20 giugno di ogni anno si celebra la Giornata internazionale del rifugiato e per l’occasione l’Unchr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, pochi giorni prima pubblica un rapporto aggiornato sulla situazione globale. I dati dell’ultimo rapporto si riferiscono al 2021. Come succede ormai da molti anni, registrano un aumento delle persone in fuga da guerre, persecuzione e violenze, che hanno raggiunto la cifra di 89,3 milioni, oltre 10 milioni in più rispetto al 2020.  Nel dettaglio, i rifugiati, vale a dire le persone che per mettersi al sicuro hanno lasciato i paesi di origine e hanno ottenuto asilo, sono 21, 3 milioni. I profughi interni, lontano da casa ma entro i confini nazionali (chiamati anche sfollati), sono 53,2 milioni. All’estero, in situazioni e status diversi, ci sono inoltre 4,4 milioni di venezuelani. I richiedenti asilo, in attesa di sapere se otterranno protezione internazionale, sono 4,6 milioni. Infine l’Onu calcola tra i rifugiati 5,8 milioni di palestinesi sotto mandato dell’Unrwa, l’Agenzia per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi del Vicino Oriente, costituita dall’Onu nel 1949.

Più dell’80% dei profughi all’estero, non tutti detentori dello status giuridico di rifugiato, provengono da cinque paesi: Siria (6,8 milioni), Venezuela (4,4 milioni), Afghanistan (2,7 milioni), Sudan del Sud (2,4 milioni) e Myanmar (1,2 milioni). Gran parte dei restanti rifugiati sono africani e asiatici. Complessivamente quasi tre quarti dei rifugiati, il 72% circa, sono ospitati in paesi confinanti con quelli da cui sono fuggiti, otto su dieci vivono in paesi classificati a reddito basso e medio, i paesi meno sviluppati ne accolgono il 27%. Come negli anni scorsi, il Libano ha il maggior numero di rifugiati rispetto alla popolazione (uno ogni otto abitanti) seguito dalla Giordania (uno ogni 14) e dalla Turchia (uno ogni 23). Invece la Turchia ha il maggior numero di rifugiati in termini assoluti (3,8 milioni), seguita da Uganda e Pakistan (entrambi con 1,5 milioni) e dalla Germania (1,3 milioni).  

Per quel che riguarda le richieste di asilo, nel 2021 ne sono state inoltrate 1,4 milioni che si sono aggiunte alle tante già presentate e ancora in attesa di essere giudicate. Gli Stati Uniti sono il paese che ne ha ricevute di più (188.900), seguito dalla Germania con 148.200 nuove richieste, dal Messico (132.700), dal Costa Rica (108.500) e dalla Francia (90.200).

Nel 2021 a causare il maggior numero di nuovi profughi, in gran parte sfollati, è stato il conflitto scatenato in Etiopia dal partito dei Tigrini, l’Fplt, a partire dal novembre del 2020: nel Tigrè ha messo in fuga non meno di 2,5 milioni di persone, finora solo 1,5 milioni delle quali tornate a casa. La conquista del potere da parte dei Talebani in Afghanistan ha prodotto almeno mezzo milione di nuovi sfollati e circa altrettanti rifugiati. In Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Sudan del Sud, Sudan si è avuto un aumento di sfollati che varia da 100mila a 500mila, prevalentemente dovuto a scontri etnici e religiosi e alla presenza di gruppi jihadisti. Numeri inferiori di sfollati e rifugiati si sono registrati in molti altri stati. Secondo la Banca Mondiale, il 2021 è stato caratterizzato dall’escalation di un certo numero di conflitti già esistenti e dallo scoppio di nuovi scontri. In totale in almeno 23 paesi circa 850 milioni di persone si sono trovate esposte a conflitti di media o alta intensità. A peggiorare il quadro, sono sopraggiunti problemi legati a scarsità alimentare, inflazione e fenomeni atmosferici avversi: siccità in Africa orientale, ad esempio, e invece precipitazioni violente in Sudafrica e Mozambico.

“Ogni anno, nell’ultimo decennio, il numero dei profughi è aumentato – ha sottolineato l’Alto Commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi commentando i dati riportati nel rapporto dell’Unhcr – ormai i profughi, siano essi sfollati o rifugiati, sono uno ogni 78 abitanti del pianeta e rispetto a dieci anni fa il loro numero è più che raddoppiato. Nessuno poteva immaginare una simile, rapida escalation”.

Qualche dato positivo non basta a rischiarare un quadro tanto drammatico. Nel 2021 solo 429.300 rifugiati sono rientrati in patria. Più consistente, 5,7 milioni, è stato il ritorno a casa dei profughi interni. “O la comunità internazionale si unisce – ha aggiunto l’Alto Commissario Grandi – fa fronte comune per affrontare questa tragedia umana, per risolvere i conflitti e per trovare delle soluzioni durature, sostenibili oppure questa tendenza terribile è destinata a continuare”.

Allarme e pessimismo sono confermati dai dati relativi ai primi mesi del 2022. Dall’inizio dell’anno al mese di maggio milioni di nuovi profughi si sono aggiunti a quelli registrati nel 2021. Le stime dell’Unhcr portano adesso a 100,2 milioni il numero delle persone messe in fuga in 133 paesi e territori resi insicuri dall’insorgere di emergenze e crisi che nessuno è stato in grado o disposto a prevenire. Da sola, l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa ha indotto fino a 7,7 milioni di cittadini ucraini a rifugiarsi all’estero, prevalentemente nei paesi confinanti. Altri otto milioni hanno cercato scampo in regioni del paese non colpite dalla guerra.

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