• ITINERARI DELLA FEDE

Gesù Bambino nel Mitreo

A Sutri, nel viterbese, si trova un monumento che unisce la celebrazione del Natale, le origini del cristianesimo e il cammino di fede medievale. È la chiesa della Madonna del Parto, ricavata da un antico luogo di culto pagano.

mitreo Sutri

L’antichissima città di Sutri, che con questa denominazione è già ricordata nei documenti medievali, è una piccola città in provincia di Viterbo, costruita su di uno sperone di roccia tufacea. Le origini si perdono nella notte dei tempi, ma la città storica è di epoca etrusca, e di quest’epoca resta un’importante necropoli. Al tempo della dominazione romana si arricchisce di un anfiteatro e dopo la caduta dell’impero diventa luogo di scorrerie barbariche e di contesa tra longobardi e bizantini. Da questi ultimi viene ceduta a papa Gregorio II e questo atto segna di fatto l’autentico inizio del potere temporale della chiesa e la nascita del patrimonio di San Pietro.

Ubicata lungo la Via Cassia, a poca distanza da Roma, Sutri è anche una delle ultime tappe della Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico. Proprio il riferimento ai pellegrini ci porta alla scoperta di uno straordinario monumento, che unisce la celebrazione del Natale, le origini del cristianesimo e il cammino di fede medievale. 

Nell’area archeologica cittadina si incontra una chiesa assolutamente unica: la Chiesa della Madonna del Parto, scavata interamente nel tufo. In questa chiesa rustica e quasi nascosta sono conservati interessantissimi affreschi dipinti tra il XIII e il XIV secolo da una mano anonima che ha saputo esprimere con schiettezza la devozione delle migliaia di viaggiatori che percorrevano le vie di pellegrinaggio medievale.

La immagini rappresentano grandi figure di santi tra umili figure di viandanti, che con bisaccia e bordone perseguono instancabilmente il loro obiettivo. Tra i santi emerge la figura di san Michele, cui era dedicata la chiesa prima di essere consacrata alla Madonna del Parto e questo ci riporta alla memoria longobarda e al culto di questo popolo per l’Arcangelo del Giudizio Universale, culto testimoniato dalla presenza di chiese con questo titolo in molti luoghi di fondazione longobarda (tra tutti il più celebre è il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano).

La dedica alla Madonna del Parto deriva dal tema dell’affresco conservato nell’attuale nicchia absidale della costruzione, che rappresenta una commovente natività ancora di gusto orientale. Quest’opera ci riporta alle origini del luogo e alla sua trasformazione in chiesa cristiana. Siamo infatti in un mitreo del I secolo d.C., a pianta rettangolare a tre navate, suddiviso da dieci pilastri per lato, e l’affresco della Natività si trova dove un tempo era collocata la statua del dio Mitra nell’atto di uccidere il toro.

La trasformazione di molti mitrei in luoghi di culto cristiano (San Clemente e Santa Prisca a Roma sono i due casi più artisticamente rilevanti) può forse essere una casualità, ma più probabilmente, senza  voler trovare assonanze forzate tra i due culti, è sintomatica dell’abbandono dell’antico luogo di culto pagano e del suo recupero, in quanto idoneo anche architettonicamente, da parte del cristianesimo, che si inserì in maniera radicalmente nuova e vittoriosa in un contesto di grande “confusione” religiosa, dove culti orientali, spesso misterici, cercavano di rispondere a quell’esigenza di salvezza che la tradizionale religione romana non assicurava.

In più il culto di Mitra nell’occidente romano era stato assimilato a quello del Sol-Invictus, e la sua ricorrenza cadeva quindi nei giorni successivi il solstizio di inverno, quando le giornate tornano ad allungarsi. Anche il cristianesimo decide di individuare la data del Natale di Gesù in questo periodo, e Cristo Luce del Mondo trionfa definitivamente sulla divinità iranica.

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