• FRIDAY FOR FUTURE

Funerali ai ghiacciai ed emergenze climatiche: ecco la religione verde

Anche in Piemonte, dopo l'Islanda, si celebra oggi un "funerale" per un ghiacciaio, quello del Lys. E' una delle tante iniziative a cui vengono invitati (o sottoposti?) scolari e studenti di tutte le età, per il "Friday for Future" lanciato da Greta. Assieme a gite ecologiche, cambi di dieta e proclamazioni di "emergenza climatica" nelle scuole.

Ghiacciaio del Lys

Il ghiacciaio del Lys, sul Monte Rosa, non si è sciolto, si è diviso in tre o quattro parti, ma c’è ancora. Tuttavia per chi abita in Valle d’Aosta e in Piemonte uno degli eventi di punta del terzo Friday for Future mondiale, venerdì 27 settembre, sono le sue esequie, organizzate da Legambiente.

L’idea nasce dalla cerimonia funebre svoltasi ad agosto in Islanda per piangere il decesso dell’Okjokull, ridottosi tanto che dal 2014 non può più essere definito un ghiacciaio. Per celebrare il primo ghiacciaio islandese “morto” è stata anche posta una lapide: il primo monumento del genere al mondo, spiegavano gli organizzatori, per “richiamare l’attenzione sul fatto che si tratta di un fenomeno provocato dagli uomini e del quale non dobbiamo essere fieri”. Una scritta sulla lapide spiega che entro 200 anni tutti i 400 ghiacciai dell’isola si scioglieranno: “sappiamo che sta succedendo e sappiamo che cosa bisogna fare. Solo tu sai se lo avremo fatto”. Quel “solo tu” sta probabilmente a indicare che nel frattempo l’umanità si sarà estinta insieme a ogni forma di vita sul pianeta, a meno che si azzerino le emissioni di gas serra prodotte dall’uomo rinunciando a usare i combustibili fossili che producono CO2 e a mangiare carne rossa responsabile della produzione di un gas serra a quanto pare ancora più pericoloso: il metano, emesso dai milioni di bovini allevati per la loro carne e per nutrire i quali oltre tutto bisogna sacrificare enormi estensioni di terra.  

Per inciso. Forse non è ancora venuto in mente, ma, se la congettura dell’origine antropica del global warming si rivelasse fondata, bisognerebbe smettere di allevare anche i bovini da latte e rinunciare a questo alimento, ai suoi derivati e a tutti i cibi per la preparazione dei quali il latte è necessario. Sarebbe una svolta storica, e di non semplice attuazione, nelle abitudini alimentari di tutta l’umanità: facile per i cinesi, e naturalmente per i vegani già abituati a farne a meno, una tragedia per i Maasai e i Samburu del Kenya che tradizionalmente si cibano quasi solo di latte e sangue di mucca. Sempre per inciso, anche la produzione di latte come quella di carne rossa è in gran parte “colpa” delle “cattive” abitudini alimentari dei paesi sviluppati. I maggiori consumatori di latte e prodotti derivati sono infatti America del Nord, Europa e Australia (in media 150 chilogrammi all’anno) mentre i paesi che ne consumano meno sono quelli asiatici del Sud Est e quelli dell’Africa sub sahariana: ad esempio, in Senegal il consumo è di 30 chilogrammi per abitante.

Tornando alla veglia funebre per il Lys, il programma prevede che si raggiungano a piedi le sorgenti del ghiacciaio dove avverrà la commemorazione, accompagnata dalle musiche del suonatore di corno delle Alpi Martin Mayes. Quella del Lys però non è l’unica veglia. Altre sono state organizzate da Legambiente nella stessa giornata: al ghiacciaio del Monviso, in Piemonte, riservata agli scalatori, e a quello del Montasio, in Friuli-Venezia Giulia. Il 28 settembre toccherà ai ghiacciai dello Stelvio e della Marmolada e il 29 a quelli del Brenta e di nuovo del Montasio.

Oltre alle veglie, tante e varie sono le iniziative per il Friday for Future, c’è solo da scegliere. Studenti e attivisti di Ivrea, ad esempio, cittadina piemontese, in parte vanno al Lys con pullman gratuiti, altri raggiungono Torino per partecipare al corteo del capoluogo, perché non si pensi che Ivrea non risponde all’appello di Greta. La giornata si apre alle 9.00 nella sede di una cooperativa, lo Zac, con la dichiarazione ufficiale dello “stato di emergenza climatica” e l’impegno a eliminare completamente l’uso della plastica. Alle 10.30 sfilano le scuole, bambini delle elementari compresi. Per chi vuole, la manifestazione prosegue con una gita a piedi o in bicicletta in un parco fuori città dove è in programma un picnic, con l’avvertenza però di non portare bottiglie di plastica e stoviglie usa e getta. La giornata si conclude alle 21.00 con un documentario proiettato nella sede dello Zac sugli effetti del cambiamento climatico in Senegal. Nel manifesto di adesione allo sciopero della cooperativa si legge: “future è un movimento giovane, ma che ha saputo estendere a livello globale una protesta in grado di portare al centro dell’attenzione pubblica il tema del riscaldamento globale, una piaga del nostro tempo determinata dai nostri stili di vita, dal nostro modello economico e produttivo che premia il profitto e l’uso di materiali inquinanti a discapito della tutela ambientale e dell’equità sociale e che si abbatterà sulle future generazioni in maniera sempre più accentuata e disastrosa se non verranno attuate sin da subito politiche in grado di contenere i danni e invertire la rotta”.

A proposito di “invertire la rotta”, potrebbe essere di conforto ai veglianti sapere che i ghiacciai crescono e diminuiscono, è nella loro natura. Il Jakobshavn ad esempio, il più grande ghiacciaio della Groenlandia, per decenni si è ritirato e invece dal 2016 ha ricominciato a crescere e continua a farlo. Per il terzo anno consecutivo si ispessisce su un’area sempre più vasta.