a cura di Stefano Fontana
  • FIGLI SENZA PAPà

Francia, il mancato incontro tra bioetica e dottrina sociale

Il Senato della Repubblica Francese ha approvato la legge sulla fecondazione artificiale per i single, ossia la nascita programmata di figli senza padre. L’aberrazione della decisione e di quanto ne seguirà è destinata ancora una volta a passare piuttosto inosservata, non solo nel mondo ma anche nella Chiesa. Non si è avuta notizia dalla Francia di alcuna forte mobilitazione cattolica in materia. Nessuno ha pensato di riempire qualche piazza o di “vendere cara la pelle”.

In questo momento il sito della Conferenza episcopale parla dell’anniversario della dichiarazione di Abu Dhabi, della giornata delle vita consacrata e della brexit: nessun intervento su quanto accaduto in Senato. Dal 5 al 10 dicembre scorso i Vescovi si erano riuniti in assemblea a Lourdes. Il tema principale affrontato erano state la conversione ecologica, la sinodalità e la collegialità. Il 16 settembre 2019 i vescovi avevano organizzato un convegno al College de Bernardins sulla legge di bioetica, ma l’invito avvertiva che i posti erano limitati: un convegno per pochi invitti della durata di due ore, dalle 18,30 alle 20,15  come risulta dalla locandina, ma nessuna mobilitazione evidente e massiccia.

Il 13 gennaio 2020 è uscito il principale documento del Consiglio permanente dei vescovi francesi “Aucun être humanin ne peut en traiter un autre comme object”. Qui si è condannata la filiazione senza padre, considerata “discutibile”, il testo conteneva molte domande, si chiedeva che la legge prevedesse l’obiezione di coscienza facendo riferimento ai principi della Repubblica e in ossequio alla “libertà democratica”. Si condannava poi “l’eugenetica liberare” contenuta nella legge utilizzando la diagnosi preimpiantatoria. I vescovi dichiaravano di sostenere i parlamentari al lavoro per inserire nella legge elementi di buon senso (con il che però non mettevano in discussione la legge in quanto tale) e invitavano i cittadini a far conoscere il proprio dissenso (ma non lo promuovevano né lo organizzavano). In tutto il documento non si parla mai né di legge naturale, né di Dio, né di principi no negoziabili … solo di coscienza, repubblica e democrazia.

La bioetica fa parte della Dottrina sociale della Chiesa, è una “nuova questione sociale”, si legge nella sezione di bioetica del sito della Conferenza episcopale francese. Ma l’apporto principale che la bioetica fornisce alla Dottrina sociale è proprio la dottrina dei principi non negoziabili, ossia di quelle azioni che la politica non può mai fare in modo assoluto. La bioetica fornisce alla politica il concetto di “indisponibilità”, che non può essere contrattato, appunto perché non a disposizione della politica stessa. La coscienza, la repubblica e la democrazia, lo stresso rispetto per la persona e per la sua dignità non sono in grado di fondare alcunché di “indisponibile”, perché non si tratta di realtà dotate di assolutezza mentre quel concetto esprime assolutezza. I punti di riferimento obbligati sono quindi la legge naturale Dio. Ma licenziando la dottrina dei principi non negoziabili, la Chiesa ha smesso anche di parlare di legge naturale e di Dio quando tratta di questioni politiche che si misurano con l’indisponibile.

Ci si chiede perché questi gravissimi abusi legislativi avvengano nel silenzio e nella passività della Chiesa e dei cattolici. Nessuno che dai vertici ecclesiastici “si alzi in piedi”, nessuno che denunci l’accettazione dell’inaccettabile. Le risposte a questo interrogativo sono tante, riguardano la nuova visione del rapporto della Chiesa con il mondo, la nuova concezione del ruolo della coscienza, la revisione di principi classici della morale cattolica come l’esistenza di azioni intrinsecamente ingiuste (intrinsece mala) e una dubbia concezione del “discernimento” che comporta anche di fare il bene attraverso il male o poter scegliere il male minore per evitare il maggiore, un tempo principi rifiutati e ora ammessi.

Ma non possiamo tacere, vista la natura di questo blog, su un altro punto: il mancato incontro tra bioetica e Dottrina sociale della Chiesa. Questo incontro era stato fondato e richiesto dalla Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ma ora è stato ampiamente messo da parte. Il fallimento riguarda due versanti. Il primo è quello della bioetica che non occupa più i primi posti nell’agenda sociale della Chiesa, sostituito da altri come l’ecologia, la sinodalità e la fratellanza universale. Il secondo è la trascuratezza della Dottrina sociale della Chiesa stessa che è scarsamente utilizzata e promossa, anche indipendentemente dal suo rapporto con la bioetica. Al fondo di ambedue le cose sta la dimenticanza che sulla società c’è un progetto di Dio.