• SIPARIO SULL’AMAZZONIA

Francesco striglia i cattolici “farisei” e pensa a nuove riforme

Nell’omelia di ieri per la Messa a chiusura del Sinodo, il papa ha paragonato l’atteggiamento del fariseo a quello di tanti cattolici di oggi e si è detto grato per i lavori sinodali incentrati sulle «voci dei poveri». Inoltre, nel discorso di sabato, Bergoglio ha elogiato Greta e la Repam e preannunciato un possibile sinodo sulla sinodalità, dicendo che «la Chiesa deve sempre essere riformata».

Con la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, Francesco ha chiuso l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Panamazzonica. Lo ha fatto con un’omelia incentrata sulla comparazione tra la preghiera del fariseo, quella del pubblicano e quella del povero. La prima è espressione di chi dimentica di amare Dio e il prossimo.

La figura del fariseo, secondo Bergoglio, “sta nel tempio di Dio, ma pratica la religione dell’io”. A braccio, il pontefice ha dichiarato di vedere inclusi in questa categoria “tanti gruppi illustri di cristiani, cattolici” che “vanno su questa strada”. “Traboccante della propria sicurezza, della propria capacità di osservare i comandamenti, dei propri meriti e delle proprie virtù” e dunque “centrato solo su di sé”, ma “senza amore”; un ritratto del fariseo che Francesco ha calato nella contemporaneità: “Quante presunte superiorità, che si tramutano in oppressioni e sfruttamenti, anche oggi”, ha osservato nell’omelia.

D’attualità anche la rievocazione di una metafora già utilizzata tante volte, quella dei muri che “chi sta davanti, come il fariseo rispetto al pubblicano, innalza (...) per aumentare le distanze, rendendo gli altri ancora più scarti”. Atteggiamenti, a suo dire, frutto del disprezzo verso il prossimo e della dimenticanza del vero culto a Dio, di cui sarebbero responsabili “anche cristiani che pregano e vanno a Messa la domenica” definiti “sudditi di questa religione dell’io”.

Il papa si è detto invece grato per quanto vissuto durante i lavori dell’Assemblea Speciale, ringraziando i padri sinodali per “aver dialogato in queste settimane col cuore, con sincerità e schiettezza, mettendo davanti a Dio e ai fratelli fatiche e speranze” e rivendicando il merito di aver saputo “ascoltare le voci dei poveri e di riflettere sulla precarietà delle loro vite, minacciate da modelli di sviluppo predatori”. Il Sinodo sull’Amazzonia, secondo Francesco, è stato capace di ascoltare la preghiera del povero, a dispetto di quanto - a volte - sarebbe avvenuto in passato: “Quante volte - ha osservato il pontefice - anche nella Chiesa, le voci dei poveri non sono ascoltate e magari vengono derise o messe a tacere perché scomode”.

La Messa conclusiva è stata aperta dalla processione dei padri sinodali preceduti dagli uditori guidati da una donna indigena che portava con sé una pianta poi donata al papa durante l’offertorio. Bergoglio ha chiuso la processione esibendo la ferula in legno regalatagli dai partecipanti al Sinodo. Assenti, invece, le statuette della pachamama. In una comunicazione fatta venerdì 25 ottobre, Francesco aveva svelato l’avvenuto recupero delle statuette - precedentemente gettate nel Tevere - grazie all’intervento del comando di carabinieri più vicino e la disponibilità di quest’ultimo a rimetterle a disposizione per l’eventuale esposizione durante la Santa Messa di chiusura del Sinodo. Il papa aveva delegato il Segretario di Stato a decidere in merito a questa possibilità. Ma evidentemente il cardinale Parolin non ha ritenuto opportuno dare seguito alla possibilità prospettata - secondo quanto affermato dal pontefice davanti ai padri sinodali - dal comandante dei carabinieri.

UN SINODO SULLA SINODALITÀ

Finito il Sinodo sull’Amazzonia, intanto, se ne preannuncia un altro. Il papa lo ha detto sabato, durante la 16^ e ultima congregazione generale, nel suo discorso pronunciato a braccio: “Per il prossimo Sinodo (...) uno degli argomenti che è stato votato, che ha avuto la maggioranza (...) è quello della sinodalità”. Bergoglio ha anche affermato di non aver ancora deciso a tale proposito e che ci rifletterà, ma ha voluto, in ogni caso, incoraggiare i vescovi a procedere sul cammino della sinodalità. Il discorso papale di sabato è stato una sorta di commento al documento finale appena votato dai padri sinodali: a proposito della dimensione ecologica del testo, Francesco ne ha approfittato per elogiare l’esperienza dei “Fridays for future”, citando espressamente “il movimento di Greta [Thunberg]” e le manifestazioni dei ragazzi scesi in piazza con slogan ambientalisti. Queste mobilitazioni, secondo il Santo Padre, manifesterebbero la consapevolezza dei giovani per il pericolo ecologico che il pianeta starebbe attualmente vivendo.

Sulla dimensione sociale, un riconoscimento importante lo ha invece riservato alla Repam, la Rete Ecclesiale Panamazzonica a cui si deve l’idea del Sinodo speciale sulla regione e che - secondo il pontefice - “deve avere maggiore consistenza” e “progredire nell’organizzazione di semi-conferenze episcopali”. Facendo un riepilogo degli argomenti trattati in queste tre settimane e poi finiti nel documento finale, Bergoglio ha ricordato che si è parlato di creatività nei nuovi ministeri e in merito a ciò ha annunciato la sua volontà di riconvocare la commissione di studio sul diaconato femminile che aveva concluso i suoi lavori lo scorso dicembre con un nulla di fatto. Suscitando l’applauso di alcuni dei padri sinodali, il papa ha spiegato di voler “raccogliere il guanto” lanciato da qualcuno e di avere intenzione di inserire nuovi membri nella Commissione. Un proposito motivato subito dopo da un’osservazione programmatica: “Dobbiamo riformare; la Chiesa deve sempre essere riformata”.