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Francesco alla prova del circo massmediatico

Una sequela di luoghi comuni: i media si sono già costruiti un papa Francesco in stile "povero" a prescindere da ciò che annuncia e insegna e da ciò che ha fatto e detto da vescovo in Argentina.  E non essendo capaci di analisi, i giornalisti si inventano contrapposizioni.

Papa Francesco

Ci mancavano solo le figurine. Chi se lo sarebbe immaginato, ma siamo arrivati anche a questo punto: un solerte editore ha lanciato in un batter d’occhio una grande collezione di figurine che celebrano tutti i luoghi comuni rapidamente germogliati attorno alla figura del nuovo Papa. E ci sta anche investendo molto, tanto è vero che l’iniziativa viene reclamizzata pure in tv, e in ore di grande ascolto (e quindi di maggior costo per l’inserzionista). Facendo leva sullo stile bonario e informale del nuovo pontefice, in quattro e quattr’otto il circo massmediatico si è costruito un suo papa in stile “povero” del tutto a prescindere dalla sostanza di quanto egli annuncia e insegna, nonché di tutta la sua storia precedente come provinciale dei gesuiti dell’Argentina, come vescovo e come cardinale arcivescovo. Pur senza dirlo, si ammicca a una pretesa contrapposizione tra il suo magistero e quello di Benedetto XVI. 

Non è una novità assoluta; qualcosa di simile era già accaduto quando, anche qui facendo leva su tratti del suo carattere e anche qui a prescindere dalla sostanza del suo magistero, Giovanni XXIII divenne in quattro e quattr’otto il “Papa buono”,  il che equivaleva in certo modo a pensare e a far pensare che la sua salita al soglio pontificio fosse una consolante svolta che metteva finalmente termine a una malaugurata sequenza di Papi cattivi.

Fra le strutture fondamentali del vivere comune il cui infragilimento segna la profonda crisi del mondo in cui viviamo, quello della stampa e della comunicazione di massa in genere non è secondo a nessuno. Negli ultimi decenni a un enorme rafforzarsi del supporto tecnico, che ha messo alla portata di tutti la comunicazione istantanea e continua di un’immensa quantità di notizie e di immagini, ha corrisposto un’altrettanto immensa perdita della capacità di selezione e di analisi delle notizie da parte dei proverbiali “addetti ai lavori”. Pur se ovviamente non mancano eccezioni (per ora purtroppo “di nicchia”) il grosso della comunicazione di massa altro non è che uno strumento di amplificazione all’infinito dei luoghi comuni del momento. I cronisti e gli inviati, specialmente ma non solo radiotelevisivi, si sono per lo più ridotti a raccoglitori ambulanti e rivenditori all’ingrosso di dichiarazioni estemporanee, che poi vanno a prendere il posto dei fatti. 

In questo quadro ovviamente svanisce la capacità di analisi sia degli avvenimenti che del pensiero, e più che mai la capacità di analisi di un pensiero, anzi di un magistero di grande peso come quello papale. Che cosa dire allora di un Papa se non si è capaci di comprenderne e di analizzarne il pensiero, premessa indispensabile per comunicarlo ai propri lettori o al proprio pubblico radiotelevisivo? Non è un personaggio che produce “fatti” in rapida sequenza come un campione sportivo che vince  o che perde,  o un leader politico che ogni giorno o prende iniziative clamorose o fa finta di prenderle. Mancando la capacità di analisi per… fare ugualmente la notizia non resta altro surrogato se non la contrapposizione, meglio se presunta. La contrapposizione vera, quando c’è, implica anch’essa la comprensione e l’analisi. Quella presunta invece è più comoda perché essendo inventata uno se la può fabbricare da sé. Ed è esattamente ciò che molto spesso succede ora con Papa Francesco. 

Grazie a internet l’antidoto a tale avvelenamento è però oggi  alla portata di tutti. Basta andare sul sito della Santa Sede che ogni giorno pubblica integralmente quanto egli dice; sempre in forma scritta e di frequente anche in forma audiovisiva. Perciò chi prende per buone le manipolazioni correnti del suo magistero non ha scuse.