Forse è un miracolo, ma non servirà a beatificare Ratzinger
È tornata sotto i riflettori la guarigione di Peter Srsich, attribuita a una benedizione ricevuta da Benedetto XVI nel maggio 2012 e interpretata da molti come un via libera verso gli altari. Ma ai fini della beatificazione non contano i miracoli compiuti in vita.
La vicenda è nota dal 2013 ma di recente è tornata alla ribalta e associata a una possibile futura beatificazione di Benedetto XVI. All'età di diciassette anni a Peter Srsich era stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin; nel maggio 2012 il ragazzo ebbe l'opportunità di un breve incontro con il Papa che lo benedì e (senza sapere nulla) poggiò la mano sul punto esatto in cui si trovava il male. Che da allora retrocedette. Peter è guarito e oggi è sacerdote dell'arcidiocesi di Denver ma è lui il primo ad andarci cauto, attribuendo il tutto a pari merito alle cure mediche e a Dio (in quale modo poi Dio sia intervenuto, se direttamente per via miracolosa o mediante le "cause seconde" mediche è un altro discorso).
È bene però sgomberare il campo da un equivoco che rimbalza nel web: ovvero la guarigione di Peter Srsich non è il via libera per la beatificazione di Ratzinger. Innanzitutto perché non è ancora aperto nessun processo canonico (lo si potrà fare solo a cinque anni dalla morte, a meno di deroghe concesse dal Papa). Ma soprattutto, secondo la procedura canonica, il miracolo da prendersi in esame deve essersi verificato dopo la morte del candidato agli altari, poiché serve a "certificare" che è "operativo" dal Cielo, ovvero che intercede. Insomma, è di sicuro una testimonianza utile circa la "fama di santità", però – miracolosa o meno – non sarà questa guarigione a portare Ratzinger sugli altari, per il semplice fatto che è avvenuta quando era ancora in vita.


