Flannery O’Connor, una penna plasmata dalla grazia
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Un secolo fa nasceva la scrittrice americana, fervente cattolica nella Bible Belt protestante, capace di unire animo sudista e sguardo universale. Uno spirito indomito che non si arrese nemmeno di fronte alla malattia, vissuta non come maledizione bensì come elezione da parte di Dio.

Cento anni fa, il 25 marzo del 1925, nasceva a Savannah, Georgia, nel profondo Sud degli Stati Uniti, Flannery O’Connor, figlia unica di un agente immobiliare di origini irlandesi. Parlando della sua infanzia, Flannery si definì come «bambina con il mento sfuggente e il complesso del tipo “mi lasci in pace o ti morderò”».
Quando aveva dodici anni, a suo padre venne diagnosticato il lupus, una malattia autoimmune che prima della scoperta del cortisone portava a morte in tempi piuttosto brevi. Edward O’Connor sopravvisse solo quattro anni. Flannery e sua madre nel frattempo si erano trasferite a Milledgeville, un paese di poche migliaia di abitanti che un tempo, prima della Guerra di Secessione, era stata la capitale dello Stato prima di cedere il titolo ad Atlanta.
Flannery era una fervente cattolica che viveva nella Bible Belt, il Sud protestante, dove durante la sua infanzia e giovinezza erano ancora dolorosamente aperte le ferite del conflitto civile. L’Unione, dopo la vittoria del 1865, aveva avuto la mano molto pesante coi vinti, creando non solo condizioni di povertà, ma anche marchiando di infamia i bianchi poveri del Sud, e stabilendo una serie di stereotipi culturali e sociali, con lo stigma dell’“arretratezza”, che sarebbero durati decenni. Tra Nord e Sud era mancata totalmente una riconciliazione nazionale, e i sudisti si erano ritrovati ad essere una sorta di nazione conquistata e colonizzata. Le conseguenze psicologiche e culturali furono molto pesanti.
Flannery O’Connor sentiva di appartenere a questa storia, a questo destino, anche se guardava ai suoi concittadini, al suo popolo, con uno sguardo cattolico. I cattolici a Dixieland (il mondo sudista) erano una piccola minoranza. Gli immigrati irlandesi avevano trovato i propri luoghi dove stanziarsi nelle grandi città della costa orientale, come Boston, o Chicago, o nell’estremo Ovest a San Francisco. Ben pochi si erano avventurati a sud del Maryland.
La O’Connor divenne una scrittrice del Sud, descrivendolo in tutte le sue caratteristiche umane e sociali. Entrò nel profondo dell’anima sudista, rendendo però la sua scrittura universale, proprio perché possedeva una visione cattolica della realtà. Riguardo alle sue scelte narrative, che avevano come ambientazione il mondo del Sud, che gli intellettuali liberal del Nord definivano “grottesco”, la O'Connor scrisse: «Tutto ciò che viene dal Sud sarà chiamato grottesco dal lettore del Nord, a meno che non sia grottesco, nel qual caso, sarà chiamato realistico». La sua narrativa presenta protagonisti moralmente imperfetti che interagiscono frequentemente con personaggi con disabilità o sono essi stessi disabili. La disabilità era vista da Flannery come una sorta di elezione da parte di Dio, e non come una sorta di maledizione.
Lei stessa lo divenne: anche a lei fu diagnosticata la stessa malattia di suo padre, il lupus, e l’affrontò con grande coraggio, determinazione e mitezza, che le impedì di cedere alla recriminazione o alla disperazione. La maggior parte delle sue opere presenta elementi inquietanti, anche se non le piaceva essere caratterizzata come cinica. «Sono molto stanca di leggere recensioni che definiscono i miei libri brutali e sarcastici. Le storie sono dure, ma sono dure, perché non c'è niente di più duro o meno sentimentale del realismo cristiano. Quando vedo queste storie descritte come storie dell'orrore, mi diverto sempre, perché il recensore ha sempre in mano l'orrore sbagliato».
Divenne famosa soprattutto per i due romanzi La saggezza nel sangue (1952) e Il cielo è dei violenti (1960). Visse sempre con sua madre, e non si sposò mai, anche se ebbe modo di intessere dei bellissimi rapporti di amicizia, molti dei quali epistolari. Le sue lettere vennero raccolte nel volume Sola a presidiare la fortezza, che ci offrono un quadro vivido di una donna dallo spirito indomito, pieno di gioia di vivere ed entusiasmo nonostante le sue menomazioni fisiche.
Si dedicò con passione agli studi teologici. Non si addormentava senza aver letto qualcosa della Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino. Sentiva profondamente come propria la nozione tomista che il mondo creato è carico di Dio. Formalmente non scrisse narrativa apologetica, del tipo prevalente nella letteratura cattolica dell'epoca, spiegando che i valori di uno scrittore devono essere evidenti, nella sua narrativa, senza didascalismo. Scrisse narrativa ironica e sottilmente allegorica su personaggi del Sud, di solito protestanti fondamentalisti, che subiscono trasformazioni di carattere che, secondo il suo pensiero, li avvicinavano alla visione cattolica. La trasformazione è spesso compiuta attraverso il dolore, la violenza e il comportamento ridicolo nella ricerca del sacro. Per quanto grottesca fosse l'ambientazione, cercò di ritrarre i suoi personaggi come aperti al tocco della grazia divina. Ciò escludeva una comprensione sentimentale della violenza delle storie, come della sua stessa malattia. Ha scritto: «La grazia ci cambia, e il cambiamento è doloroso».
Occasionalmente teneva conferenze su argomenti religiosi e letterari, viaggiando anche parecchio nonostante la salute cagionevole.
La O'Connor scrisse 32 racconti, 2 romanzi, alcune prose d'occasione e più di 100 recensioni di libri per due giornali locali, mentre affrontava la battaglia contro il lupus. Il suo cammino fu quello di un’anima indomabile, assetata di realtà, che fece della malattia un’occasione per lasciare lavorare la Grazia dentro di sé.
Morì il 3 agosto 1964, all'età di 39 anni, per complicazioni legate alla sua malattia.
Il cattolicesimo perduto di Flannery O'Connor
Flannery O’Connor (1925-1964) è una scrittrice ammessa nei salotti buoni della storia della letteratura, ma solo a condizione di cancellare la sua fede. In realtà, togli il cattolicesimo alla O'Connor e di lei non resta più nulla. Il Diario di Preghiera, pubblicato oggi in Italia da Bompiani, è lì a ricordarcelo.