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Fernandez debutta con l'aborto e una timida Chiesa

Il Parlamento argentino si insedia con il progetto di legge sull'aborto voluto fortemente dal neo presidente Fernandez. La reazione timida della Chiesa che oppone soltanto una messa a 60 km dalla Capitale e non ha attivato la mobilitazione intellettuale e popolare che fermò gli abortisti nel 2018. 

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Come già è pubblico e risaputo, l'attuale governo argentino ha annunciato per oggi primo marzo, l'invio al Parlamento di un nuovo progetto per legalizzare l'aborto. Si tratta di un progetto che, come abbiamo detto in un articolo precedente, non è altro che una forma ipocrita e eufemistica di esprimere la legalizzazione dell’assassinio del proprio figlio, come è in realtà, e che possiamo chiamare legalizzazione del genocidio prenatale data la quantità di milioni di bambini ai quali si impedirà di esistere fuori dal seno materno.

Si tratta di un passo decisivo per imporre legislativamente la politica genocida del controllo della natalità in Argentina, uno dei pochi paesi nel mondo che ancora considera l'aborto come delitto criminale punito dalla legge. Una legge in tal senso includerebbe il Paese nel complesso dei Paesi che hanno ottenuto l'assassinio del proprio figlio come diritto.

Come abbiamo descritto negli articoli precedenti, i passi precedenti che hanno portato a questa situazione sono stati: in un primo momento l'annuncio dell’allora candidato presidenziale Alberto Fernandez di promuovere l'agenda abortista, però non con scadenza immediata; in un secondo momento, una volta eletto presidente nelle elezioni del 2019, il neo eletto candidato ha accelerato il passo e annunciato che la legalizzazione dell'aborto avrebbe costituito una priorità per il suo futuro governo.

Questo gli è costato la reprimenda dell’arcivescovo di la Plata monsignor Victor Manuel Fernandez, ma anche una timida riaffermazione della posizione cattolica da parte della gerarchia episcopale argentina, con alla testa monsignor Vicente Ojea, senza un rifiuto netto dell'abominevole progetto presidenziale.

Che non sia stato un rifiuto netto lo hanno dimostrato e confermato due fatti: anzitutto la partecipazione del presidente argentino alla celebrazione della Vigilia di Natale in una parrocchia di Buenos Aires, ricevuto cordialmente da monsignor Gustavo Carrara, vescovo ausiliare “villero” di Buenos Aires. Dopo questa Messa Fernandez ha riaffermato la priorità per il suo governo di legalizzare l'assassinio prenatale.

Dall’altro lato, la visita del presidente argentino alla Santa Sede, compresa l’udienza con Papa Francesco benedetta dalla celebrazione di una Messa da parte di monsignor Marcello Sanchez Sorondo nella cripta dove riposano i resti di San Pietro appena sotto l'altar maggiore della basilica vaticana. Messa nella quale il presidente Fernandez ha ricevuto la comunione nonostante la sua posizione pubblica abortista lo ponga in una situazione di impedimento di accesso all’Eucarestia (articolo 915 del codice di diritto canonico). Nonostante il dottor Fernandez si trovi proprio in quest’ultima disposizione canonica, questo non ha impedito a monsignor Sorondo di permettere l'accesso del presidente argentino all’Eucarestia, benedicendo così la posizione abortista presidenziale.

In questo caso la domanda è: il prelato argentino ha proceduto per conto proprio o ha ottenuto il nulla osta dei suoi superiori per violare questo articolo del codice di diritto canonico?

Dopo questo evento ambiguo, confuso e contraddittorio con il doppio messaggio di essere in comunione con chi viola la dottrina cristiana come ha messo in evidenza il giornalista Andrea Zambrano, il 5 Febbraio l’episcopato argentino ha convocato una Messa nella basilica di Lujan da celebrarsi domenica 8 marzo con il tema “Sì alle donne, sì alla vita chiuse”. Davanti all’offensiva politica, ideologica e culturale abortista, con l'appoggio politico e finanziario internazionale, la gerarchia episcopale argentina contesta unicamente con un atto liturgico a 60 km dalla città di Buenos Aires, e riaffermando la dottrina ufficiale della Chiesa sulla vita però senza respingere decisamente l'iniziativa presidenziale.

Si ripete in Argentina lo stesso schema che è stato utilizzato a Roma durante la visita presidenziale: alla definizione del presidente Alberto Fernandez dell'aborto come problema di salute pubblica, dissimulando e occultando il carattere di atto criminale dell'aborto su richiesta, l'episcopato gli contesta la riaffermazione della dottrina sulla vita; all’offensiva politica comunicativa e propagandistica del movimento abortista, l'episcopato risponde unicamente con una convocazione a 60 km dalla Capitale, successivamente però all'annuncio governativo.

Il governo, decisamente abortista, non sopporterebbe una convocazione massiccia nella capitale della repubblica, che respingesse la sua iniziativa, per questo gli risulta enormemente conveniente che il rifiuto si manifesti ben lontano dal Parlamento argentino, dove si discuterà il progetto.

Dall'altro lato risulta conveniente al governo anche che la risposta episcopale sia solamente liturgica e successiva all'annuncio ufficiale a favore dell'aborto. Davanti all’offensiva governativa sarebbe stato più doloroso se la risposta ecclesiastica si fosse materializzata prima.

In terzo luogo, è conveniente per il governo anche che la gerarchia episcopale non condanni l'intento di imporre la pena di morte prenatale ai bambini assolutamente innocenti e totalmente indifesi, ma che semplicemente riaffermi la sua posizione dottrinale, senza entrare in definizioni concrete, che mettano in discussione la posizione ipocrita del governo argentino rispetto al tema.

Per avere aderito nell’agosto del 1984 alla Convenzione americana sui diritti umani e averla incorporata nel 1994 nella costituzione nazionale, in Argentina non si può introdurre la pena di morte a patto che non si decida di violare la carta costituzionale. Però questo non lo denuncia mai la gerarchia episcopale. Il presidente argentino sostiene che per lui l'aborto è una questione di salute pubblica e non un crimine che deve essere punito, perché a maggior ragione considera che l'aborto sia un diritto che ha la donna. Crede di essere molto originale e profondo con questo ragionamento, in realtà sta ripetendo come un pappagallo gli argomenti elaborati da John Davidson Rockefeller III nel 1972 esplicitati nel suo masterplan per imporre il controllo della natalità negli Stati Uniti su richiesta dell’allora presidente Richard Nixon. In questo senso Fernandez non si comporta come peronista (umanista e cristiano), ma come peronoide alla Rockefeller. Però la gerarchia episcopale non ha detto ne dice una sola parola sopra questo fatto.

E per ultimo, di fronte alla mobilitazione che il progressismo abortista ha cominciato a dispiegare sul fronte intellettuale, mediatico e sociale, la gerarchia episcopale ha soltanto proposto un’unica azione liturgica, lasciando alla deriva tutta la forza intellettuale, professionale e scientifica che era stata dispiegata eroicamente nel 2018 per impedire che si introducesse la pena di morte prenatale in Argentina. Stavolta non si incontra nessun settore in grado di mobilitarsi di fronte all’integralismo internazionale dell'aborto abbondantemente sovvenzionato con denaro straniero e con fondi pubblici nazionali. Perché per uccidere i propri figli il denaro si trova sempre.

In questa ultima settimana sono successi due case emblematici che spiegano perfettamente la follia e la schizofrenia che sembra essere al punto da infettare la comunità argentina. In una spiaggia della provincia di Buenos Aires, 11 ragazzi hanno ucciso in branco un giovane, attaccato alle spalle e totalmente indifeso. In una città del Sud dell'Argentina un uomo, accompagnato da un adolescente, ha stuprato una donna, ha provato a ucciderla e assassinato suo figlio di quattro anni. In entrambi i casi, gli assassini sono stati arrestati, posti a disposizione della giustizia e assistiti da un avvocato difensore con possibilità di essere sottomessi agli arresti domiciliari. Ovviamente conservando la vita.

Se si dovesse legalizzare la pena di morte prenatale in Argentina, l’attuale governo argentino instaurerebbe un regime nel quale i bambini che devono nascere sarebbero giustiziati senza essere sottomessi al giudizio, senza poter contare su un avvocato difensore e senza aver commesso alcun delitto. In questo schema di legalizzazione dell'aborto, il paradigma sarà: “Morte all’innocente e indifeso, vita al criminale”. Ad maiorem Rockefeller e Soros gloriam.

Se si legalizzasse l’aborto in Argentina, che cosa dirà il Santo Padre che vive a Roma? Accetterà passivamente questo nostro destino per la sua patria? Proprio come è stato profetizzato dall’ex ambasciatore argentino in Vaticano Eduardo Felix Valdez, che nel dicembre dello scorso anno ha detto che «Francesco non è d'accordo con la legalizzazione dell'aborto, però non può opporsi perché sa che il mondo marcia in questa direzione».

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