• UN PARTITO IMPLOSO

Falsa democrazia a 5 stelle, con Grillo alfa e omega

Grillo per i Cinque Stelle è l’alfa e l’omega. Nulla si muove senza di lui. La base a fatica ha digerito la sua ennesima piroetta. Il Movimento è davvero un unicum in termini di verticismo, opacità dei processi decisionali, carattere ibrido delle figure apicali e meccanismi di cooptazione dall’alto.

Scompare e riappare, detta la linea e comanda su tutto e tutti, ma ogni tanto lascia intendere di volersi defilare. Formalmente ha il ruolo di “garante”, che però di fatto equivale a quello di sovrano assoluto, sciolto da qualsiasi vincolo e con un potere di vita o di morte sulle sorti del Movimento.

Beppe Grillo per i Cinque Stelle è l’alfa e l’omega. Nulla si muove senza di lui, ma la sua figura rimane un ibrido sul piano dell’ordinamento interno alle formazioni politiche. Un anno fa circolava voce che volesse definitivamente lasciare il Movimento nelle mani di Luigi Di Maio e Davide Casaleggio e tornare a fare il comico. Il precipitare del quadro politico con la caduta del Conte bis lo ha indotto a prendere nuovamente in mano le redini dell’esercito grillino, per impedirne la disgregazione. Ha tramato per un Conte ter e, quando ha capito che non c’erano le condizioni per una soluzione del genere, ha repentinamente virato su Mario Draghi, definendolo addirittura un “grillino”.

La base a fatica ha digerito la sua ennesima piroetta e trentasei parlamentari, 15 al Senato e 21 alla Camera, hanno votato contro l’attuale esecutivo o si sono astenuti e sono stati espulsi. Trentasei parlamentari fuori dai gruppi parlamentari pentastellati, mentre i probiviri hanno aperto il procedimento disciplinare nei loro confronti. Lo Statuto parla chiaro: se sei espulso dal gruppo parlamentare, allora sei fuori anche dal M5S.

Ma le sorprese in casa grillina, a parole tempio della democrazia diretta ma in realtà luogo di congiure di palazzo e di imposizioni bulgare, non finiscono mai. L’ultima, peraltro prevista da molti, è la rapida riesumazione dell’avvocato del popolo, precettato senza troppi giri di parole dal “garante” Grillo per rifondare il Movimento. Giuseppe Conte, evidentemente lusingato, ha già fatto sapere che accetterà, ma vorrà ampi margini di manovra e carta bianca su tutto.

Ma non doveva essere la piattaforma Rousseau a consentire agli iscritti di esprimersi su ogni cambio di linea politica o di struttura o di organizzazione interna? Evidentemente non sarà così perché Giuseppi entrerà nel Movimento e ne assumerà la guida senza votazioni, senza strutture collegiali, senza processi di legittimazione interna. La sua è una investitura “divina”, per grazia ricevuta, nel senso di ricevuta dall’unico che conta nel Movimento e ne determina le decisioni: Beppe Grillo. Non è un caso che sia stato quest’ultimo, riapparso d’emblée sulla scena, a guidare la delegazione grillina al Quirinale durante le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Eppure non è il segretario, non è il presidente, non ha ruoli formali di tipo politico, non è ministro, non è parlamentare.

E’ vero che nessun partito in Italia può dirsi davvero democratico e rispettoso dell’art.49 della Costituzione, ma il Movimento Cinque Stelle è davvero un unicum in termini di verticismo, opacità dei processi decisionali, carattere ibrido delle figure apicali e meccanismi di cooptazione dall’alto.

E visto che a fare il bello e il cattivo tempo è sempre e solo Beppe Grillo, c’è chi profetizza un altro colpo di scena: la riammissione dei ribelli nel Movimento, altra decisione che, da Statuto, può assumere soltanto il garante, cioè l’ex comico.

E quale sarebbe la ragione di perdonare chi ha votato contro l’attuale governo di unità nazionale o di emergenza che dir si voglia? 

Anzitutto la battaglia tra espulsi e fedeli alla linea ufficiale del Movimento potrebbe avere strascichi giudiziari, con spese non indifferenti per le casse grilline. Nicola Morra e Barbara Lezzi, per citare solo due dei dissidenti di maggior peso, potrebbero chiedere i danni e magari trionfare in tribunale. E a quel punto ci sarebbe un effetto domino, anche in termini di risarcimenti.

Senza contare i risvolti reputazionali, con un deterioramento ulteriore dell’immagine pubblica del Movimento, sempre più appannata da espulsioni e rese dei conti interne. Peraltro è anche arrivata l'ordinanza del Tribunale di Cagliari che ha nominato un curatore speciale del Movimento Cinquestelle, “rimasto privo di rappresentanza legale”. Ordinanza che il comitato di garanzia del Movimento sta cercando di recuperare, proprio per valutare cosa si rischi in concreto, anche sul fronte delle ultime espulsioni.

Infine, i profili più strettamente economici. La cacciata di un numero così corposo di eletti dai gruppi parlamentari metterà ancora più in crisi le casse, già dissestate, del Movimento. Circa sessantamila euro in meno per ogni deputato e senatore sottratti alle spese del gruppo alla voce comunicazione. A cui si aggiungono i 300 euro mensili che ciascun eletto versa, o meglio dovrebbe versare, all'associazione Rousseau. I morosi erano già tanti anche prima della dissoluzione del governo Conte, ma ora la situazione balza all’occhio perché, anche tra coloro i quali hanno votato in favore del governo Draghi, crescono i cattivi pagatori. Un motivo in più per puntare sull’avvocato del popolo come grande riappacificatore delle anime pentastellate disperse. Ancora una volta ha deciso Grillo. E andrà bene a tutti.