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il caso

Expo 2030, la figuraccia di Roma e il trionfo degli arabi

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La vittoria di Riad per l’Expo 2030 rappresenta un esito senza precedenti e apre un dibattito sul ruolo dell’Italia e di Roma nel contesto internazionale. La candidatura della città eterna ha vissuto una vera e propria débacle, con il rifiuto anche da parte degli alleati europei.

Politica 30_11_2023

Era inevitabile che si polemizzasse politicamente sulla sonora bocciatura della candidatura di Roma ad ospitare Expo 2030. Troppo ghiotta la posta in palio, troppo cocente l’umiliazione subita dalla nostra capitale, che ha raccolto solo 17 voti, sfigurando di fronte al mondo arabo, e non solo.

La vittoria di Riad, capitale dell’Arabia Saudita, per l’Expo 2030 rappresenta un esito senza precedenti e al contempo apre un dibattito sul ruolo dell’Italia ed in particolare di Roma all’interno del contesto internazionale.

Dei 27 Stati membri sembrava che solo il voto della Slovenia fosse garantito, con la Francia che aveva già annunciato, tra le polemiche, il proprio voto a favore di Riad. La capitale italiana sperava di ottenere almeno il sostegno di Israele, degli Stati Uniti e di alcuni Paesi sudamericani e africani. In sostanza, la candidatura della città eterna ha vissuto una vera e propria débacle, con il rifiuto anche da parte degli alleati europei.

D’altronde Expo 2030 rappresenta un evento di grande importanza per l'Arabia Saudita, in linea con i Mondiali di calcio del 2034, entrambi volti a sottolineare il successo della "Vision 2030", un piano avviato nel 2016 dal principe ereditario Mohamed bin Salman. Un'iniziativa che, al di là delle dichiarazioni di facciata, mirava a migliorare l'immagine dell'Arabia Saudita attraverso generose donazioni di petroldollari provenienti dal fondo sovrano Pif (Public Investment Fund), il quale dispone di una riserva economica di 700 miliardi di dollari.

L'esposizione universale si terrà dunque a Riad. La città araba ha prevalso sulla concorrenza ottenendo 119 voti su 165 delegati all'assemblea generale del Bureau International des Expositions a Parigi. Il progetto italiano invece è stato considerato non all’altezza, ottenendo solo 17 preferenze e finendo addirittura alle spalle di Busan, la città della Corea del Sud che ha ottenuto 29 voti. L'ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato promotore, ha commentato l'esito parlando di «deriva mercantile» e «metodo transazionale, non transnazionale».

Di segno completamente diversa la valutazione dell’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, che accusa senza mezzi termini chi amministra e ha amministrato negli ultimi anni la capitale: «Oggi vediamo gli alibi che vengono fuori ma neanche un aborigeno avrebbe votato per Roma, la più bella città del mondo che è stata ridotta come una discarica a cielo aperto e nessuno chiede scusa e pensa anche di andarsene di notte, lasciando il disastro che ha combinato in questi anni».

Reazioni che invitano alla riflessione circa la grande influenza che negli ultimi anni l’Arabia Saudita sta esercitando sul mondo occidentale, ma che allo stesso tempo dovrebbero aiutarci ad aprire gli occhi davanti al fallimento italiano.

Ma a chi attribuire la responsabilità di questo fallimento? La candidatura di Roma all'Expo 2030 ha preso forma durante il mandato di Virginia Raggi come sindaco della Capitale. Il suo annuncio è avvenuto nell'ottobre del 2020 e la candidatura è stata ufficialmente sottoscritta dal presidente del Consiglio di allora, Mario Draghi. Il progetto originario presentava delle differenze significative, poiché l'intenzione della Raggi era di realizzare i padiglioni nel quartiere di Pietralata. Tuttavia, l’attuale sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha preso la decisione di spostare il progetto più a Sud, nell'area periferica di Tor Vergata.

La bocciatura, a quanto pare, era nell’aria. Il presidente del Consiglio non si è recato a Parigi per seguire la votazione, e nemmeno il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca ha partecipato alla cerimonia. È probabile che avessero già intuito che l'esito della votazione avrebbe assunto contorni drammatici per la candidatura di Roma.

La vittoria di Riad evidenzia ancora una volta il crescente potere di questi Paesi del Medio Oriente che sfruttano il loro ingente patrimonio finanziario, in gran parte derivante dalle risorse energetiche come il petrolio, per proiettarsi al centro della scena internazionale. Tuttavia, questo crescente successo non è privo di critiche. Alcuni sollevano dubbi sull'opportunità, anche sul piano etico, di concedere tali eventi a paesi con discutibili atteggiamenti in materia di diritti umani e libertà civili. Le condizioni lavorative dei migranti, la rappresentazione delle minoranze e altre preoccupazioni sollevano interrogativi sulla decisione di assegnare questi appalti a determinati paesi. È un problema di equilibri geopolitici internazionali e di pessima figura rimediata dalla capitale italiana. Da vari punti di vista un segno dei tempi.