a cura di Benedetta Frigerio
  • Egitto

Estremisti islamici contro la legalizzazione della chiesa di un villaggio

 

 Nel 2016 è entrata in vigore in Egitto una legge, fortemente voluta dal presidente al-Sisi, che consente di legalizzare i luoghi di culto cristiani costruiti negli anni precedenti previa verifica che gli edifici rispondano a determinati parametri. Da allora centinaia di chiese e di altri edifici religiosi sono già stati messi in regola. Non tutta la popolazione musulmana però è d’accordo. Di recente degli estremisti islamici si sono mobilitati per protestare contro la legalizzazione della chiesa di San Karas a Sultan Basha, un villaggio 250 chilometri a sud del Cairo in cui il 20% della popolazione è di fede copta. Per tre volte nel giro di pochi giorni – il 6, 7 e 13 luglio – hanno organizzato manifestazioni di protesta impedendo ai cristiani di frequentare la chiesa.  Quando sono arrivati la prima volta il 6 luglio, ha raccontato un residente del villaggio, “ci siamo chiusi in casa per paura che ci aggredissero. La polizia non è intervenuta e non ha arrestato nessuno”. Le proteste sono continuate il giorno successivo e di nuovo la polizia non si è fatta viva. Una settimana dopo, il 13 luglio, una folla più numerosa, composta anche da gente arrivata dai villaggi vicini, si è riunita davanti alla chiesa e ha incominciato a tempestarla di pietre e mattoni, prendendo di mira anche una casa vicina di proprietà di un cristiano. “Gridavano ‘Allah è grande’, ‘non vogliamo una chiesa nel nostro villaggio musulmano’, ‘non permetteremo altre preghiere che le nostre nel nostro villaggio musulmano’”. Alla fine la polizia è intervenuta promettendo che sarebbero stati accontentati, questo li ha eccitati ancora di più e hanno incominciato a battere le mani scandendo ‘Allah è grande’. Il governo ha nel frattempo proibito di impedire la celebrazione di riti religiosi e di chiudere le chiese di cui è in corso la verifica. Tuttavia i cristiani di Sultan Basha hanno rinunciato a celebrare la festa di san Karas che cade il 15 luglio per timore di nuove proteste.