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Estrela 2: il ritorno della risoluzione sfascia-famiglie

La risoluzione Estrela, che propone la riforma completa del diritto di famiglia in chiave progressista (diritti gender, aborto, educazione sessuale ai minori) torna al vaglio del Parlamento europeo dopo essere stata rimandata in Commissione.

Edite Estrela

La saga della relazione Estrela al Parlamento europeo non sembra avere termine. Ieri mattina la Commissione responsabile della procedura ha approvato nuovamente questo progetto di risoluzione, con uno scarto di 4 voti, 19 a favore e 15 contro.

Con questa tabella di marcia, le lobby abortiste contano già di far approvare definitivamente il testo in plenaria il 10 dicembre. La rapidità dell’euroburocrazia è ammirevole in casi come questo. Peccato che si tratti di una risoluzione-simbolo della cultura della morte, che nulla apporta di buono all’Europa: aborto, lotta all’obiezione di coscienza, contraccezione, fecondazione artificiale, teoria del gender... Tutto vi è contenuto, come ha fatto notare Tommaso Scandroglio.

Il testo era stato straordinariamente rinviato in commissione, con il voto favorevole della maggioranza dell’europarlamento, il 22 ottobre scorso. Si è trattato di un evento tanto eccezionale che i funzionari hanno dovuto consultare il Servizio giuridico, per capire quale fosse la procedura corretta da seguire in un caso come questo. Ebbene, neanche i giuristi del Parlamento sono stati capaci di chiarire la situazione. Così Angelika Niebler (PPE) ha proposto di votare per un ulteriore rinvio del voto, anche in commissione. Tuttavia i sostenitori di Edite Estrela non avevano alcuna intenzione di lasciare la presa: rinviare il voto a data da destinare significava lasciare la strada aperta ad un dibattito più trasparente, in nome di quella democrazia della quale essi stessi si fanno tanto spesso garanti. Spesso, tranne quando si tratta di valori non negoziabili. Non è un caso quindi che quasi la stessa maggioranza che ha sostenuto la riconferma della relazione si sia anche opposta al rinvio del voto in commissione.

Tale commissione, sui diritti della donna e l’uguaglianza di genere (FEMM), è considerata la più progressista di questa legislatura europea che sta volgendo al termine: presieduta dal comunista svedese Mikael Gustafsson, è composta da numerosi deputati dello stesso calibro della Estrela. I suoi componenti italiani, a pieno titolo o sostituti, sono tutte donne: Barbara Matera, eletta nelle fila del PdL, Vice-Presidente; Roberta Angelilli, Licia Ronzulli (anche loro provenienti dal PdL) e Silvia Costa (PD). Quest’ultima, quando si è trattato di respingere la mozione in commissione, quel famoso 22 ottobre, si era significativamente dissociata dal suo partito, non difendendo la collega Estrela. Tuttavia ora non siamo in grado di sapere quale sia stato il comportamento di tutte loro al momento del voto, dato che i sostenitori di Estrela sono anche riusciti ad evitare il voto nominale che ci avrebbe permesso di sapere chi votasse cosa. Fino a all’altro ieri, tuttavia, non sembra esserci stato alcun interesse alla questione da parte delle nostre rappresentanti, pur trattandosi di un progetto di risoluzione che non fa onore ad un Parlamento europeo già in crisi di legittimità.

La Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche (FAFCE) ha già invitato alla mobilitazione e a contattare gli eurodeputati esortandoli a votare contro questo progetto di risoluzione in vista del voto previsto per il 10 dicembre: “La visione che ispira questa relazione non è nient’altro che l’agenda radicale di gruppi di lobbying come la Federazione internazionale del Planning familiare (IPPF), la cui direttrice europea ha pubblicamente dichiarato di aver contribuito alla bozza di risoluzione il giorno stesso in cui questa veniva resa pubblica ai membri della Commissione FEMM. L’IPPF collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha pubblicato le linee guida per l’educazione sessuale e che rappresentavano l’unico riferimento riguardo al contenuto dell’educazione sessuale”.

Questo riferimento esplicito è stato tolto grazie alla mobilitazione di queste ultime settimane, in una sorta di “aggiustamento cosmetico” che la Estrela ha voluto permettere per far apparire più presentabile il suo progetto. Tuttavia l’impianto globale della risoluzione resta decisamente negativo e nulla ha a che vedere con il vero bene per la salute delle donne in Europa e per il benessere dei bambini. Come ha fatto notare anche l’ONG European Dignity Watch, “la maggior parte del linguaggio e delle proposte radicali è rimasta dov’era”.

Com’è successo il 22 ottobre scorso, la vittoria degli abortisti non è affatto garantita. Se, infatti, la Commissione FEMM è composta da una maggioranza di elementi decisamente ideologizzati, il resto dell’emiciclo di Strasburgo dovrebbe essere molto più cauto all’occasione del prossimo voto. Le elezioni europee si terranno tra il 22 ed il 24 maggio 2014... Gli elettori saranno attenti alle azioni ed anche alle omissioni dei loro rappresentanti: la relazione Estrela non potrà passare sotto silenzio, come i suoi promotori desideravano segretamente, sperando di dare una nuova base politica al loro progetto di morte.