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Emilia Romagna, la posta in gioco è il governo

Domenica 26 gennaio elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria: soprattutto la prima è decisiva anche se il centrodestra ha sbagliato a non dare importanza alla seconda. Ecco gli opposti scenari che si prefigurano a seconda dell'esito del voto nella regione "rossa" per eccellenza.

Zingaretti e Bonaccini chiudono la campagna elettorale

Chi vince il 26 gennaio in Emilia-Romagna e in Calabria? E che succede il 27 a schede scrutinate e vincitori proclamati? Cominciamo col dire che i sondaggi (che sono ufficialmente proibiti in questi giorni e a cui nessuno dice di prestar fede ma che tutti controllano compulsivamente) danno per risolta a favore del centrodestra la sfida in Calabria, apertissima quella in Emilia.

La partita decisiva è ovviamente quella emiliana, anche se il centrodestra ha sbagliato nel non enfatizzare anche la Calabria, che comunque è una regione che in questi 5 anni e più volte in passato è stata governata dalla sinistra: e la probabile vittoria lì sarà nei fatti un grande successo, ma purtroppo non sufficientemente sfruttato mediaticamente.

Comunque torniamo all’Emilia: se il PD perde, il botto sarà clamoroso. L’Emilia è la regione rossa per eccellenza, sempre governata dal PCI e dai suoi eredi, nota e celebrata in tutto il mondo per un modello di amministrazione assai discutibile ma che in passato attirò osservatori da varie nazioni.

La sconfitta produrrà conseguenze di rilievo a più livelli. Sul governo, innanzitutto. Ribadisco quanto da me affermato più volte in questi mesi: non prevedo una crisi di governo, almeno nel breve-medio periodo, e tuttavia il governo ne uscirà fortemente indebolito, Questo perché fortissimamente indeboliti ne usciranno il  PD e il suo segretario Zingaretti, che avranno incassato l’ennesima sconfitta senza alcuna vittoria in tutte le elezioni regionali di questo anno e mezzo, dalle elezioni politiche del marzo ‘18 in poi. E l’accentuata debolezza del PD si aggiungerà allo stato di crisi dei 5Stelle, sottolineato dalle dimissioni di Di Maio ma evidente da tempo nella sua profondità. Avremo dunque un governo ancora più debole e confuso di quanto abbiamo avuto finora, ancor più dilacerato al suo interno tra partiti terrorizzati dal loro inesorabile declino, un governo tenuto insieme quasi solo dall’attaccamento al potere. E sembra impossibile che una coalizione così possa resistere fino al 2023; anche Mattarella, prima o poi, avrà qualcosa da dire.

Ci saranno poi conseguenze sui partiti. Zingaretti sarà costretto a un congresso per tentare l’ennesima rifondazione, e qualcosa di analogo accadrà e sta già accadendo nei 5Stelle. Sarà un periodo di grosso affanno e grossa confusione per i rossogialli, e tutto ciò avrà conseguenze pesanti sull’azione governativa. I ministri saranno ancora più distratti e più deboli in Europa e di fronte alle tante crisi che dovrebbero affrontare col massimo di attenzione, ma che invece dedicheranno alle vicende interne. È probabile che i partiti si aggrapperanno a Conte come a un’ancora di salvezza per tirare avanti il più possibile. Ecco, Conte aumenterà con ogni probabilità il suo potere, sarà l’unico a guadagnarci.

Il centrodestra ovviamente ne uscirà rafforzato, ma non potendo capitalizzare subito la sua vittoria con elezioni che non ci saranno, dovrà mostrare grande saggezza, lungimiranza e pazienza. Saggezza, perché dovranno rimanere veramente uniti nonostante il sistema proporzionale con cui prima o poi si voterà, li spingerà a distanziarsi gli uni dagli altri. Lungimiranza, perché bisogna usare il tempo per prepararsi a governare, e quindi occorre studiare, studiare, studiare. Pazienza perché bisogna riempire di iniziative e di proposte il tempo fino alle elezioni, sennò gli elettori si disamorano.

E se invece vince il PD? La strada sarebbe spianata per loro, per completare la legislatura al governo (oltre tre anni, fino alla primavera 2023!), per eleggere un Presidente della Repubblica di sinistra, per fare il pieno di nomine di peso epurando qualunque presenza diversa, per rafforzare l’attrazione sui 5Stelle fino a una possibile unificazione con l’ala di sinistra dei grillini, che è già  maggioritaria e propensa a formare un partito unico. Insomma, lavoreranno per far nascere una nuova sinistra che punterà a essere competitiva col centrodestra, saremmo di fronte a uno scenario veramente nuovo.

Per il centrodestra la sconfitta in Emilia sarebbe un colpo duro, soprattutto per Salvini che ha voluto fortissimamente trasformare una competizione regionale in uno scontro nazionale avente come posta la caduta del governo ed elezioni anticipate da conquistare a breve.

Che dovrà fare il centrodestra in questo caso? Nulla di diverso da ciò che abbiamo ricordato sopra in caso di vittoria, ma certo in condizioni più difficili e con un periodo di attesa più lungo. Soprattutto sarà fondamentale non dividersi - nonostante la legge proporzionale -, anzi studiare insieme una strategia unitaria e una divisione dei compiti per diventare più forti.