• VERDI, ROSSI O NERI?

Elezioni in Germania: dopo la Merkel, l'indecisione

La Germania non sa scegliere il suo futuro dopo la fine dell’era Merkel. È sostanzialmente questo il risultato delle elezioni generali che si sono tenute ieri. Vince, in teoria, la Spd (socialdemocratici), ma con una maggioranza talmente risicata che non le consentirà di formare un governo, se non con coalizioni eterogenee.

Il Reichstag di Berlino

La Germania non sa scegliere il suo futuro dopo la fine dell’era Merkel. È sostanzialmente questo il risultato delle elezioni generali che si sono tenute ieri: una grande indecisione, senza alcun chiaro vincitore. Vince, in teoria, la Spd (socialdemocratici), ma con una maggioranza talmente risicata che non le consentirà di formare un governo, né di considerare una coalizione ideologicamente omogenea.

Sono delusi tutti, dal momento in cui sono usciti i primi exit polls, con le prime proiezioni: circa un quarto dei consensi (25%) sia per la Cdu/Csu (democristiani) che per la Spd. Il partito della Merkel, ora ereditato da Armin Laschet, ha subito un crollo verticale di consensi: nelle scorse elezioni era al 32,9%, ora è ferma al 24,1%. Il rivale storico di sinistra, ora guidato dall’ex ministro delle Finanze (nonché vice-cancelliere dell’ultimo governo Merkel) Olaf Scholz, ha recuperato quasi sei punti rispetto alle scorse elezioni del 2017. Era al 20,5% quattro anni fa, ora è al 25,7%. Alla fine, i due partiti maggiori, uno al ribasso e l’altro al rialzo, convergono sulla stessa quantità di consensi raccolti. Le proiezioni successive, man mano che si svolgeva lo spoglio, hanno poi aumentato il vantaggio della Spd di Scholz rispetto ai democristiani. Ma, stando a questi numeri, non si registra un vero e proprio sorpasso.

Ancora più incredibile è il risultato dei due maggiori partiti rispetto alle aspettative, registrate nei sondaggi (che vanno presi sempre con beneficio d’inventario, ma in questo caso sono stati molto accurati). All’inizio dell’anno, la Cdu/Csu guidata ancora dalla Merkel aveva raccolto consensi superiori al 35-36%, dunque più ancora rispetto all’ultimo risultato elettorale. Il crollo verticale è avvenuto da febbraio in avanti. Finita la fase di emergenza Covid, in cui la gestione Merkel è stata apprezzata in patria e all’estero, il periodo successivo (che coincide con la campagna vaccinale) deve aver provocato un forte raffreddamento. E l’assenza della cancelliera più longeva di sempre, ha evidentemente avuto il suo peso.

I consensi per la Spd, invece, sono rimasti estremamente bassi, attorno al 15%, per quasi tutto l’anno. E pareva veramente che il partito storico della sinistra tedesca finisse relegato al terzo posto, anche dietro ai Verdi. Invece, nel corso dell’estate, la campagna elettorale di Scholz, per motivi ancora poco chiari, ha fatto recuperare consensi fino all’attuale risultato. Un caso strano, perché l’ex ministro delle Finanze è stato coinvolto, almeno indirettamente, in alcuni dei maggiori scandali recenti, fra cui l’accusa al suo ministero di aver trascurato la frode Wirecard e di aver rifiutato la collaborazione con la magistratura nell’indagine di casi di lavaggio di denaro sporco. Nonostante tutto, ai tedeschi piace l’ex ministro delle Finanze, nato contestatore marxista negli anni 70 e poi moderatosi nel corso degli anni.

I Verdi sono il partito che cresce più rapidamente nel panorama politico tedesco. Avevano il 9% nelle scorse elezioni, dopo quattro anni hanno sfiorato il 15%. Ma anche la sua leader, Annalena Baerbock, ha modo di essere delusa. Infatti per un breve periodo nella scorsa primavera, fra la fine di aprile e l’inizio di maggio, i Verdi erano dati dai sondaggi come primo partito. La Baerbock, cavalcando l’onda dell’emergenza climatica e proponendosi come miglior interprete del Green New Deal europeo (a guida tedesca) si preparava a governare come prima cancelliera verde nella storia del Paese. Ma l’incontro con la realtà è arrivato già con i primi sondaggi estivi, quando il consenso si è eroso subito, dal 25% al 15%, per poi stabilizzarsi. La causa, oltre che in alcuni gravi errori di campagna elettorale, segnalati dagli osservatori della politica tedesca, va rintracciata più che altro nella paura di un vero salto nel buio, quale sarebbe una rivoluzione ecologista, guidata da un governo a maggioranza verde. Però, intanto, il balzo in avanti del partito c’è stato e sarà fondamentale per la formazione del prossimo governo.

Il partito che più disturbava i sonni degli europeisti, l’Alternativa per la Germania (AfD), euroscettico, anti-immigrazione e conservatore nei valori, cala di poco in queste elezioni. Non si registra alcuno sfondamento a destra, a livello nazionale. Resta, più che altro, una forza regionale nell’ex Germania Est (contrappasso, dopo mezzo secolo di comunismo). Infatti, su scala nazionale, l’AfD prende il 10,2%, in calo rispetto al 12,6% del 2017. Ma in Sassonia è partito di maggioranza, con il 28% dei voti (contro il 19% della Spd). In Turingia ha il 24%, un punto avanti rispetto alla Spd. La formazione di destra, insomma, si conferma come il nuovo partito che rappresenta i cittadini della ex DDR e segna la tendenza di una nuova divisione fra Est e Ovest, stavolta spontanea e politica, praticamente a parti invertite, con un Est sempre più nazionalista e un Ovest progressista ed ecologista.

Meno interessanti, invece, i risultati dell’Fdp (liberaldemocratici) che resta fermo al suo 11%, come nelle elezioni precedenti. Quindi continuerà a svolgere il suo ruolo storico di ago della bilancia. L’Fdp, nella Germania Ovest e poi dopo la riunificazione, ha sempre governato con la sinistra e la destra, quasi indifferentemente. Mentre rischia realmente l’estinzione la Linke, il partito comunista discendente dalla Sed, ex partito unico della DDR.

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