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Eid al-Adha, la mattanza che si ripete ogni anno

Dal 22 al 25 agosto 1,6 miliardi di musulmani festeggiano Eid al-Adha, la festa del sacrificio. Come ogni anno verranno uccisi decine di milioni di capi di bestiame, per ricordare il montone sacrificato al posto di Isacco (Ismaele, per l'islam). Quasi tutte le religioni praticano sacrifici. Non il cristianesimo, che li ha banditi 2000 anni fa.

Capre vendute come animali sacrificali in India

Dal 22 al 25 agosto 1,6 miliardi di musulmani festeggiano in tutto il mondo una delle due ricorrenze più importanti della religione islamica: Eid al-Adha, la festa del sacrificio, che segna la fine del mese dedicato all’Hajj, il viaggio alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell’islam. Come di venerdì, i fedeli devono pregare insieme, recandosi in moschea in un orario compreso tra il sorgere del sole e mezzogiorno. In Arabia Saudita, dove alla Mecca due milioni di musulmani stanno terminando il loro Hajj, il ministro degli Affari islamici ha fatto sapere che a Medina, la città dove il profeta Maometto si trasferì nel 622 e visse fino alla morte, avvenuta nel 632, sono state preparate per accogliere i fedeli 469 moschee. Le preghiere inizieranno alle 6.13 del mattino. 

Eid al-Adha è considerata la festa più sacra perché celebra la fede e la totale obbedienza ad Allah. Commemora infatti Abramo che accettò di sacrificare il figlio Isacco (per l’islam, Ismaele) per obbedire alla volontà di Dio. Fermato all’ultimo momento dalla mano di un angelo, Abramo aveva quindi ucciso e offerto un montone. In suo ricordo, i musulmani sacrificano a loro volta un animale: se non un montone, può essere una pecora, una capra, una mucca, un toro, un bufalo, per chi se lo può permettere anche un dromedario, rispettando il rituale prescritto. L’animale deve essere adulto e sano e deve essere ucciso sgozzandolo affinchè tutto il sangue defluisca dalla giugulare. L’operazione deve essere eseguita da un uomo in stato di purezza legale che nel farlo pronuncia la formula “Allah Akbar”, “Allah è il più grande”.

Ogni anno vengono così uccisi decine di milioni di capi di bestiame. Quanti saranno quest’anno, dipende dal numero dei musulmani secolarizzati, che non celebrano Eid al-Adha, e da quanti scelgono di festeggiare, ma non di eseguire il sacrificio. Viene in loro aiuto il fatto che non tutti i saggi dell’islam lo considerano obbligatorio anche se tutti, poiché Maometto lo faceva, ritengono meglio seguire il suo esempio. 

In Pakistan nel 2017 sono stati sacrificati quasi dieci milioni di animali. In Indonesia il solo governo aveva messo a disposizione 1,4 milioni di capi, tra pecore, mucche, bufali e capre. A Giacarta, la capitale, dei sacrifici erano stati incaricati tre macelli, nel tentativo di limitare l’usanza di eseguire le uccisioni in pubblico, sui marciapiedi, con il rischio di contaminazioni e contagi.

Indonesia e Pakistan hanno più di 200 milioni di abitanti. Le cifre potrebbero essere sottostimate dal momento che, ad esempio, in Algeria, che conta circa 40 milioni di abitanti, l’anno scorso sono stati uccisi quattro milioni di capi e quest’anno si prevede che ne verranno sacrificati sei milioni; e in Niger, un paese con meno di 20 milioni di abitanti e un elevato tasso di povertà, nella sola capitale Niamey si prevede che verranno sacrificati circa 400.000 animali. Le autorità di quel paese più che del modo in cui saranno uccisi sono preoccupate per la quantità di legna che verrà consumata per cuocere tutta quella carne: 50.000 tonnellate, a Niamey, pari a un quinto di quanta se ne consuma normalmente in un anno intero. Il governo sta quindi cercando di indurre la gente a usare invece il carbone e negli ultimi giorni ha persino impedito ad automezzi, asini e dromedari di raggiungere la capitale con carichi eccessivi di legna.

E in Italia? I musulmani sono 2,8 milioni e si ritiene che sacrificheranno circa 500.000 capi, solo una parte dei quali nei macelli autorizzati. Come in passato, alcune associazioni animaliste protestano contro il metodo di abbattimento “atroce – spiega la AIDAA – in quanto vengono uccisi senza stordimento e lasciati morire goccia a goccia fino al dissanguamento provocando in loro attacchi epilettici e crisi fortissime in attesa del sopraggiungere della morte”. Da tempo si auspica l’abolizione della deroga all’obbligo di stordimento preventivo in caso di macellazione rituale come altri paesi europei hanno già fatto. “Sia chiaro – ha voluto precisare il presidente di AIDAA Lorenzo Croce rivolgendo un appello ai sindaci delle città più interessate – che la nostra condanna per le macellazioni rituali vale per tutte le feste religiose, cattoliche, cristiane, musulmane ed ebree comprese”.    

Altre religioni oltre all’islam, altre credenze pretendono, ancora, il sacrificio di animali e persino di esseri umani: per placare la collera degli antenati o degli dei offesi, per sollecitarne la benevolenza, per ricuperare la purezza perduta, per sottrarsi ai capricci di creature soprannaturali, di spiriti maligni che albergano in rocce, alberi e montagne, per liberarsi delle fatture malefiche degli stregoni o attirare disgrazie e cattiva sorte su qualcuno, per la pioggia, il potere, il denaro.

Invece il cristianesimo da 2000 anni ha bandito ogni sacrificio. Vale la pena di riflettere, pensando all’ecatombe di animali in corso, sul fatto straordinario di un Dio, quello cristiano, che non esige sacrifici. Per suppliche, invocazioni di grazie e perdono, intercessioni, l’eterna salvezza: la devozione cristiana offre candele, incensi, veglie, pellegrinaggi, rinunce, preghiere, ma mai richiede l’immolazione di creature viventi a Dio. Quello di Gesù per la salvezza dell’umanità è stato l’ultimo sacrificio.