a cura di Anna Bono
  • Vietnam

Due comunità di suore vietnamite rischiano di perdere i loro conventi

Uno dei modi con cui certi governi perseguitano i cristiani nei paesi in cui sono in minoranza è l’esproprio dei terreni su cui sorgono chiese, conventi e altri edifici religiosi. In Vietnam due comunità di suore rischiano l’esproprio dei loro conventi. A Hanoi le autorità stanno cercando di costringere la Comunità delle suore vietnamite di San Paolo a rinunciare alla proprietà dei suoi terreni sui quali è già iniziata la costruzione di un complesso commerciale. Il 9 maggio le suore hanno marciato per protesta nel centro cittadino fermandosi per ore davanti all’ufficio del Comitato popolare del distretto di Hoan Kiem. La Comunità, fondata nel 1883, si è già vista confiscare dal governo comunista gran parte del convento nel 1954. Nel sud, a Ho Chi Minh City (Saigon), il governo pretende che la Comunità delle amanti della Sacra Croce lasci il monastero con il pretesto di progetti urbanistici da realizzare nell’area. È da 12 anni che le suore subiscono pressioni. Nelle ultime settimane la pressione si è fatta più insistente con il favore di un clima antireligioso alimentato dai mass media statali. Nel 1975, dopo l’unificazione e l’instaurazione del regime comunista, l’arcidiocesi di Saigon aveva già concesso al governo i locali di una scuola con l’accordo che continuassero a essere adibiti a scopo didattico. Invece sono stati destinati dalle autorità locali a ospitare degli uffici governativi e una stazione di polizia. Nel monastero, il più antico di Ho Chi Minh City, vivono 381 suore con voti perpetui, 98 suore con voti temporanei, 33 novizie e circa 100 postulanti.