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Draghi e la scuola, una promessa vergognosa

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri al Senato

«Se la situazione epidemiologica lo consentirà la scuola aprirà in primis, anche nelle zone rosse. Cominceremo a riaprire le scuole primarie e la scuola dell'infanzia anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo subito dopo Pasqua». Così il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri nel discorso al Senato, in vista del Consiglio europeo di oggi e domani a Bruxelles. Applausi in aula per questo impegno a preoccuparsi della riapertura delle scuole.

Ma c’è veramente da applaudire? No, c’è da indignarsi, perché il comportamento del governo e delle Regioni riguardo alla scuola è una vergogna senza fine. Da mesi registriamo allarmi lanciati da psicologi, psichiatri, pediatri, genitori, sulle conseguenze devastanti della Didattica a distanza (Dad) e dei lockdown (clicca qui), e questi sciagurati di politici l’unica cosa che sanno fare è chiudere le scuole ancora di più, e senza alcun elemento che possa suffragare l’idea che la scuola sia un luogo pericoloso di contagi. Stanno distruggendo i nostri bambini e i nostri ragazzi, e noi dovremmo applaudire perché «se la situazione lo consentirà….», «speriamo dopo Pasqua…» e comunque solo per le scuole primarie e dell’infanzia? Ma siamo impazziti?

Nei giorni scorsi è stato presentato il primo vero studio epidemiologico che esclude categoricamente che la scuola costituisca un pericolo (clicca qui), confermando quello che già ogni persona di buon senso capiva. E senza considerare che già da settembre le scuole si erano organizzate per una didattica in presenza in sicurezza.

Un capo di governo responsabile – e lo stesso dicasi per i governatori delle Regioni – avrebbe una sola cosa da fare, e senza tentennamenti: subito il ritorno a scuola, per tutti, dall’infanzia alle superiori. Ma anche per l’Università, di cui non si parla mai ma che non costituisce un problema minore, tutt’altro.

Draghi prenda esempio dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Lunedì aveva annunciato un lockdown duro fino al 18 aprile, ma ieri – di fronte all’improponibilità della misura e comprendendone l’idiozia – ha saputo tornare indietro, chiedere pubblicamente scusa e cancellare la decisione. Questo ci si aspetta da veri statisti, quale Draghi evidentemente non è. Ma è anche quello che una opposizione seria dovrebbe chiedere, insieme a qualche pezzo di maggioranza che non abbia perso completamente il senso della realtà. E invece in Italia nulla. Si applaude Draghi perché fa una promessa generica. Stanno distruggendo un'intera generazione di giovani e applaudono.

Quello che abbiamo ascoltato e visto ieri - in aggiunta alla folle gestione di questo anno - dà la misura della crisi dell’Italia. Forse dal Covid – e dico forse – un giorno si uscirà, ma a questa demenza generalizzata purtroppo non c’è rimedio umano.

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