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DUOMO DI PIACENZA

Dove la musica si sposa con la liturgia

La Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina in Piacenza è preziosa per la maestà della sua architettura e per la bellezza delle sue pitture, qui riposano le speglie della martire Giustina di Antiochia (†302). Ma un profilo artistico di questa Cattedrale sarebbe incompleto se non accennassimo alla sua ricca attività musicale...

Cultura 26_09_2022

Nove secoli fa, nel 1122, si avviava la costruzione romanico-gotica di tipo lombardo della Cattedrale di Santa Maria Assunta e Santa Giustina in Piacenza.

«La Lombardia muore a Piacenza e ad essa subentra lEmilia; ma, pure appartenendo alla regione emiliana, Piacenza è ancora una città lombarda sotto molti aspetti. Occorre passare Piacenza ed entrare a Parma per tuffarsi nel ricco, cordiale, capriccioso umore emiliano, che fa dogni città una specie di collezione di novelle viventi. Il contrasto fra le due città è netto. Secondo la leggenda, Piacenza non ama Parma fino da quando Parma le portò via la sede del ducato sotto i Farnese» (G. Piovene, Viaggio in Italia, Mondadori, Milano 1958, p. 189).

Le Poste Italiane celebrano questo nono centenario con un francobollo ordinario emesso oggi, festa della martire Giustina di Antiochia (†302), le cui reliquie riposano nel Duomo di Piacenza dal 17 agosto 1001. La Basilica è preziosa per la maestà della sua architettura, opera di Rainaldo Santo da Sambuceto (†1233) e per la bellezza delle sue pitture: la cupola decorata dal Morazzone (†1626) e dal Guercino (†1666), l’abside e il presbiterio con affreschi e tele del Procaccino (†1629) e del Carracci (†1619), la volta della cappella di S. Martino affrescata dal Fiamminghino (†1640).

Un profilo artistico di questa Cattedrale sarebbe incompleto se non accennassimo alla sua ricca attività musicale, testimoniata dal Fondo musicale dell’Archivio Capitolare, uno dei più ricchi interessanti sia in Italia sia nel mondo. Vi si custodiscono codici manoscritti e miniati, databili tra l’XI e il XVI secolo, e musiche antiche a stampa. Tra i maestri di cappella di quel Duomo ricordiamo i seguenti, significativi benché poco noti.

Il piacentino Giuseppe Villani (†1591) fu nella sua città per oltre trent’anni maestro di cappella della Cattedrale nonché organista nella chiesa di S. Benedetto, nel castello del duca Pierluigi Farnese (†1547).

Luigi Roinci (†1597), di origine francese, fu maestro di cappella presso il Duomo dal 1571 fino alla morte. Qui compose i Cantica per omnes tonos, una raccolta di Magnificat a 5 voci negli otto toni gregoriani.

Il piacentino Giulio Cesare Quinziani (†1605), alternandosi nell’incarico a Roinci, fu maestro di cappella nel Duomo dal 1580. Così egli stesso si dichiara nella sua unica opera musicale pervenuta, Sesto himeneo ingemmato (Venezia, Giacomo Vincenti, 1600), 26 composizioni polifoniche da 5 a 8 voci, dedicate al duca Ranuccio I Farnese (†1622) per le sue nozze.

Il messinese Pietro Maria Marsolo (†1615), fu maestro di cappella nell’anno della sua morte. Sono andate perdute le canzonette che qui compose su testo di Bernardo Morando (†1656) per la nascita di Maria Farnese, figlia del duca Ranuccio I.

Il cremonese Tiburzio Massaino (†1609), frate agostiniano, fu maestro della Cattedrale negli anni 1598-99.

Il lodigiano Giovanni Antonio Grossi (†1684) fu maestro di cappella nel Duomo tra il 1644 e il 1648, dove compose alcuni suoi dialoghi sacri in latino.

Il cremonese Giuseppe Allevi (†1670) fu tra i più rilevanti maestri di cappella dal 1652 fino alla morte. A tal punto s’identificò musicalmente con la città adottiva da essere detto «Piacenza». Se è andata perduta la musica di Le ninfe del Po, balletto equestre su testo di Bernardo Morando, composto per il Carnevale del 1644 in onore del duca Francesco I d’Este (†1658), ci resta la sua produzione sacra che ne attesta i pregi di compositore. 

Isidoro Tortona (†1676), discepolo di Allevi, gli successe nel 1670 fino alla morte.

Il parmigiano Francesco Maria Bazzani (†1706) fu maestro di cappella nella Cattedrale tra il 1679 e il 1693, come si legge ne La caduta di Gerico, il suo oratorio a cinque voci con strumenti e cori dedicato al duca di Modena nel febbraio di quell'anno.

Il parmigiano Fortunato Chelleri (†1757), nipote e allievo di Bazzani, fu maestro di cappella del Duomo e buon operista. Qui la sua Sinfonia n. 3 in Sib maggiore.

Il lodigiano Giovanni Battista Benzoni (†1744) fu maestro di cappella dal 1698 al 1743.

Giuseppe Carcani (†1779), di Crema, fu maestro di cappella dal 1744. Era considerato «valente scrittor di teatro e maestro di coro» (F. Caffi, Storia della musica sacra nella già Cappella ducale di San Marco in Venezia dal 1318 al 1797, Venezia 1854, p. 419) e annoverato tra gli «altri venerandi padri della bella musica» (G. Carpani, Le Haydine, Buccinelli, Milano 1812, p. 228). Qui il suo Qui tolls dal Gloria a 5 voci. Tuttavia, nel ducato di Parma e Piacenza «non si guadagnò la benevolenza dell'Intendente Generale dei Borboni Guillame du Tillot che nel 1760 ingiunse alla Congregazione di S. Alessandro» di sostituirlo con con il figlio Giacomo» (cfr. F. Bussi, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart, XV, Supplement, 1973, col. 1318).

Il veneziano Giacomo Carcani (†1820), figlio di Giuseppe, dal 1779 «surrogato al Padre nella Cappella del Duomo» (G. Carpani, ibidem, p. 731), nel 1789 assunse l’incarico di «maestro direttore organista», che ricoprì fino al 1811 quando la cappella venne sciolta.

Infine, il piacentino Giuseppe Nicolini (1762-1842), «il quale dal 1820 ca., languendo le sue fortune d’operista, ottenne l’ufficio di organista e maestro di cappella» nel Duomo, che mantenne fino alla morte (Il Duomo di Piacenza, Piacenza 1975, p. 213). Qui il suo Concerto per violino in Sib maggiore.

Anche nella splendida Cattedrale piacentina «innumerevoli credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento» (Giovanni Paolo II, Lettera agli Artisti, 4 aprile 1999, n. 12).