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FRANCIA

Diocesi troppo "vitale": scatta la scure della Santa Sede

La clamorosa decisione di Roma che blocca dieci ordinazioni (4 sacerdoti e 6 diaconi) ormai alle porte nella diocesi francese di Frejus-Toulon. Il motivo? Ufficialmente per la politica di accoglienza nella diocesi, molto aperta a varie sensibilità e comunità di diverso tipo. E’ certo “singolare” che la Santa Sede decida di colpire sempre quelle diocesi che dimostrano una certa vitalità, nonché apertura verso le realtà “tradizionali”.

Ecclesia 04_06_2022

Era da tempo che la diocesi di Frejus-Toulon era nel mirino della Santa Sede. Da diversi mesi, infatti, l’arcivescovo di Marsiglia, Mons. Jean-Marc Aveline, a sorpresa nella lista dei futuri cardinali, stava conducendo una visita “fraterna” nella diocesi di Mons. Dominique Rey. Non era tuttavia scontato che la questione precipitasse al punto da bloccare le ormai imminenti ordinazioni sacerdotali nella diocesi, previste per il prossimo 26 giugno. 4 candidati al sacerdozio e 6 al diaconato dovranno dunque attendere. Per ora, sine die e con la prospettiva che per il seminario francese si segua la ricetta che ha portato in pochissimo tempo alla chiusura del seminario di Ferrara, troppo al di sopra rispetto alla media in termini di vocazioni.

Le ragioni della decisione sono appena tratteggiate nell’annuncio che Mons. Rey ha reso pubblico lo scorso 2 giugno: ristrutturazione del seminario e politica di accoglienza nella diocesi. Due aspetti collegati tra di loro. Il Seminario de l’Immaculée Conception La Castille conta oltre quaranta seminaristi, più una decina nell’anno propedeutico e i diaconi, risultando così, tra i seminari delle diocesi francesi, secondo solamente a quello della grande Arcidiocesi di Parigi. Il seminario ospita candidati al sacerdozio di origini e sensibilità piuttosto eterogenee: seminaristi provenienti da altre diocesi; altri appartenenti alla Société des Missionnaires de la Miséricorde divine, fondata dall’abbé Fabrice Loiseau, un sacerdote che apparteneva alla Fraternità San Pietro, e profondamente legata alla celebrazione della Messa secondo il rito antico; altri ancora dalla Fraternité Missionaire Jean-Paul II, recente fondazione con una particolare sensibilità missionaria; missione che caratterizza anche un’altra nuova comunità, presente nella diocesi e nel seminario di Frejus-Toulon, la Communauté Catholique Mére di Divin Amour, di taglio carismatico. Una discreta presenza è anche quella dei membri dei Missionnaire de la Très Sainte Eucharistie, un’associazione pubblica clericale per la diffusione dell’adorazione eucaristica perpetua.

Oltre al Seminario di La Castille, la diocesi di Frejus-Toulon ospita anche il Seminario internazionale Redemptoris Mater Sainte Marie-Madeleine del Cammino Neocatecumenale. Nella diocesi sono presenti anche altre comunità (come si può vedere qui), molte delle quali di recente fondazione, che vanno dalla carismatica Communauté de l’Emmanuel, alla più tradizionale e sempre in crescita Communauté Saint-Martin, passando per istituti più storici, come i Maristi, i Salesiani, gli Oratoriani.

Questa varietà di “nuove” comunità, la loro particolare vitalità, deve aver insospettito Roma, che ha deciso, dopo la visita di Mons. Aveline, di congelare tutto. Il vicario episcopale ha spiegato a Famille Chrétienne la logica che ha guidato il vescovo in tutti questi anni: «Monsignor Rey ha come principio quello di dare un’opportunità ad ogni comunità che gli chiede di essere accolta». Ma evidentemente anche a Roma non ogni inclusività ed apertura è benvenuta. La decisione romana si delinea infatti come una misura che difficilmente potrà non essere definita draconiana, non ultimo per la tempistica.

Molti si sono chiesti le ragioni di un tale provvedimento nell’imminenza dell’ordinazione di giovani candidati che si stanno preparando agli Ordini sacri da 6-7 anni. Potrebbe aver giocato un ruolo di acceleratore l’atto compiuto in Aprile da dom Alcuin Reid, diacono, un monaco benedettino proveniente dal monastero St Michael’s Abbey, Farnborough, che era stato accolto da Mons. Rey per permettergli di vivere la propria vocazione monastica e la prospettiva di una nuova fondazione. Fondazione che si è realizzata nell’attuale Monastero Saint-Benoit di Brignoles, di cui dom Alcuin è priore. Quello di dom Alcuin è un nome conosciuto anche grazie alle sue pubblicazioni sul tema della Riforma liturgica e per l’organizzazione delle Conferenze internazionali sulla Sacra Liturgia. La sua tesi dottorale, pubblicata nel 2005 e tradotta in italiano otto anni dopo con il titolo Lo sviluppo organico della liturgia, ha avuto la prefazione dell’allora Cardinale Ratzinger.

Dunque, dom Alcuin aveva deciso di farsi ordinare sacerdote – insieme ad un confratello che ha ricevuto il diaconato e un altro il suddiaconato – da un vescovo di cui non è dato conoscere l’identità, lasciando totalmente all’oscuro di questa sua decisione Mons. Rey, nella cui diocesi dom Alcuin è incardinato a partire dal 2009. Il vescovo di Frejus-Toulone non aveva altra scelta che quella di sospendere i monaci e interdire loro ogni atto che discende dall’Ordine ricevuto. Un dato importante, per capire la vicenda, è che Mons. Rey aveva più volte rimandato l’ordinazione di dom Alcuin, anche su suggerimento degli abati che erano stati consultati a riguardo. E’ probabile che quest’ultima vicenda abbia spinto Roma ad accelerare delle decisioni che erano tuttavia già state prese in seguito alla visita “fraterna” di Mons. Aveline.

E’ certo “singolare” che la Santa Sede decida di colpire sempre quelle diocesi che dimostrano una certa vitalità, nonché apertura verso le realtà “tradizionali”. Ci potranno anche essere state delle imprudenze da parte di Mons. Rey, ma certo colpisce che tra una diocesi in cui non ci sono più ordinazioni sacerdotali, dove numerose chiese e conventi sono chiusi, dove i fedeli fanno ormai fatica a trovare sacerdoti disponibili per i sacramenti, ed una in cui accade esattamente il contrario, la spada di Damocle romana cade sempre dalla stessa parte. E non è difficile indovinare quale.