Dialogo interreligioso e pace, il primo giorno del Papa in Algeria
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Leone XIV si è presentato come testimone di pace in «un mondo pieno di scontri e incomprensioni». Ha visitato la grande moschea d’Algeri. E ha onorato la memoria di due suore e beate spagnole, martirizzate nel 1994. Oggi il trasferimento nella città che fu di sant’Agostino.
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Ci ha pensato Donald Trump a movimentare la vigilia del terzo viaggio apostolico di Leone XIV. Tanta era l’attesa sul volo diretto ad Algeri per un’eventuale replica all'attacco della notte e il Papa non si è risparmiato, dicendo di non voler fare un dibattito col presidente degli Stati Uniti, ma aggiungendo anche di non aver paura della sua amministrazione.
Il Papa si è detto contento di visitare ancora una volta la terra che fu di sant’Agostino, ritenendo il vescovo di Ippona «un ponte molto importante nel dialogo interreligioso». Arrivando al monumento dei caduti della rivoluzione algerina Maqam Echaid, il Papa ha lodato il popolo algerino, definito «forte e giovane». Lo ha accolto il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Nel suo discorso al monumento, Leone ha parlato di perdono ammettendo che è difficile perdonare, ma aggiungendo che «mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo non si può aggiungere risentimento a risentimento». Il pontefice ha anche reso onore ai martiri della rivoluzione algerina rappresentati nel monumento, definendo la loro «una testimonianza di coraggio e di amore per la libertà». Poi ha incontrato le autorità al centro convegni Djamaa el Djazair e le ha invitate a «non dominare» ma «servire il popolo e il suo sviluppo».
Un passaggio anche sul ruolo della Chiesa cattolica locale che con le sue comunità e iniziative vuole «contribuire al bene comune dell’Algeria». Leone si è presentato come testimone di pace in «un mondo pieno di scontri e incomprensioni». Tra i suoi discorsi più “politici“ l’appello contro le «continue violazioni del diritto internazionale e le tendenze coloniali». Dialogo interreligioso al centro di questa prima giornata algerina, con la visita (a piedi scalzi) nella grande moschea d’Algeri. Qui il Papa ha parlato a braccio e, rispondendo al saluto del rettore, ha menzionato ancora il suo «padre spirituale sant’Agostino, che ha voluto insegnare tanto al mondo, soprattutto con la ricerca della verità, la ricerca di Dio, riconoscendo la dignità di ogni essere umano e l’importanza di costruire la pace». Il Papa ha anche detto che «cercare Dio è riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, nei figli di Dio, in ogni uomo e donna creati ad immagine e somiglianza di Dio». Parole alla base dell'invito a «imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana».
Prevost ha inoltre onorato la memoria di due suore uccise nel 1994, le beate Esther Paniagua Alonso e Caridad María Alvarez Martín, visitando privatamente il centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie di Bab El Oued. Proprio in questo comune nella provincia di Algeri avvenne il martirio delle due sorelle infermiere. L'ultimo appuntamento è stato nella Basilica di Nostra Signora d'Africa ad Algeri, che nel suo discorso il Papa ha descritto come il «simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani». Oggi il trasferimento ad Annaba per una giornata sulle orme di Agostino in quella che fu l'antica Ippona.
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